L’organizzazione non governativa Oxfam ha scelto il forum di Davos per presentare un rapporto sconfortante sulle disuguaglianze nel mondo e sulle gravi conseguenze che hanno per i paesi, le democrazie e l’umanità in generale. È giusto suonare l’allarme nel luogo dove si riuniscono i più ricchi del mondo, come sarebbe stato giusto farlo in un vertice degli stati più potenti. La disuguaglianza è una minaccia che sia la democrazia sia il capitalismo devono affrontare.

Da molto tempo questa lotta non fa più parte del programma della sinistra anticapitalista né di quello della destra nazionalista. La stampa internazionale, impegnata a difendere a spada tratta la globalizzazione e la libertà economica, non ritiene più che l’accumulo della ricchezza da parte di un gruppo sempre più ristretto di persone sia un pericolo per il sistema.

Il rapporto presentato da Oxfam a Davos vorrebbe riprendere l’iniziativa in favore di un modello sociale ed economico più giusto. Prima con la pandemia e poi con la guerra la disuguaglianza è stata oscurata nel dibattito pubblico. Ma nel frattempo i suoi effetti si sono aggravati. L’1 per cento più ricco ha incassato due terzi della ricchezza creata dal 2020, calcolata in 42mila miliardi di dollari. La parte che spetta al 10 per cento più povero e agli stati continua a ridursi.

Anche supponendo che la distribuzione della ricchezza mondiale tornasse ai valori del 2012 attraverso un meccanismo di tassazione dei grandi patrimoni, la proposta da Oxfam non è affatto un attacco al capitalismo. Al contrario, punta a salvare il capitalismo dalle sue contraddizioni. È impossibile credere in una società che si definisce libera e democratica in cui le funzioni pubbliche (istruzione, sanità, giustizia) si degradano sempre più per mancanza di mezzi e dove i poveri sono sempre più numerosi.

La disuguaglianza è diventata la grande sfida del nostro tempo. Il problema non si presenta nella stessa forma in tutti i paesi, ma ha bisogno di una soluzione globale. La libera iniziativa, la democrazia e il capitalismo non possono sopravvivere in un sistema in cui l’1 per cento della popolazione controlla il 38 per cento della ricchezza, mentre il 50 per cento più povero deve accontentarsi del 2 per cento di quelle risorse. Il risentimento e l’infelicità che alimentano gli estremismi politici si nutrono di questa contraddizione. Superarla è fondamentale per salvare la democrazia, e con essa il capitalismo. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1495 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati