Il presidente del parlamento europeo David Sassoli è morto l’11 gennaio, a 65 anni. Dal 26 dicembre 2021 era ricoverato nell’ospedale di Aviano per gravi complicanze causate da una disfunzione del sistema immunitario. Il giornalista e politico italiano è il primo presidente a morire durante il mandato, che sarebbe terminato il 18 gennaio. Sassoli non si sarebbe ricandidato.

Era stato eletto presidente nel luglio 2019, prendendo il posto di Antonio Tajani. Inizialmente Sassoli non doveva ricoprire l’incarico. Gli stati che compongono l’Unione europea, dopo aver deciso che quel ruolo sarebbe toccato al gruppo socialdemocratico (di cui Sassoli faceva parte), avevano stabilito di nominare un rappresentante dei paesi dell’est, Sergej Stanišev. Ma i deputati europei, guidati dalla socialista spagnola Iratxe García Pérez, si erano ribellati alle intenzioni dei capi di stato e di governo dell’Unione eleggendo Sassoli, che era stato vicepresidente del parlamento europeo durante la legislatura precedente. Sassoli è così diventato il diciassettesimo presidente dell’assemblea da quando sono gli eurodeputati a eleggere chi ricopre l’incarico.

David Sassoli, a Montepulciano (Siena), il 12 agosto 2021  (Augusto Casasoli, A3/Contra​sto)

Il passato alla Rai

I suoi ultimi mesi di lavoro sono stati segnati dai problemi di salute. A settembre 2021 aveva contratto una polmonite, causata dalla legionella. Ricoverato in ospedale, aveva trascorso due mesi di convalescenza in Italia. A novembre era tornato al lavoro partecipando alla seduta plenaria del parlamento europeo a Strasburgo, mentre a dicembre aveva consegnato il premio Sacharov per la libertà di pensiero alla figlia dell’oppositore russo Aleksej Navalnyj. Alcuni giorni dopo Sassoli era stato nuovamente ricoverato in ospedale per le complicanze che ne hanno causato la morte.

Sassoli era stato eletto al parlamento europeo nel 2009, da capolista del Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale. La sua popolarità gli aveva permesso di ottenere un record di preferenze: 412.500. In Italia il suo volto era molto conosciuto. Fino a quel momento, infatti, era stato conduttore e vicedirettore del Tg1. Era entrato alla Rai nel 1992. Prima di allora aveva lavorato per alcuni anni per il quotidiano Il Giorno, dopo aver iniziato la carriera in piccoli giornali e agenzie di stampa locali, seguendo i passi del padre Domenico. Nato a Firenze il 30 maggio 1956, nel 2013 si era candidato alle primarie del Pd per scegliere il candidato a sindaco di Roma, sua città adottiva, sfidando l’attuale commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni e Ignazio Marino, poi eletto sindaco. I suoi primi passi in politica li aveva mossi nelle associazioni e nei movimenti cattolici, ma in seguito aveva maturato posizioni più vicine alla sinistra e aveva preso le distanze dal sostegno della sua famiglia alla Democrazia cristiana.

Da presidente del parlamento europeo Sassoli si è scontrato con la maggior parte degli eurodeputati spagnoli dopo che la corte di giustizia europea aveva stabilito che Oriol Junqueras, condannato per aver promosso il referendum sull’indipendenza della Catalogna, poteva esercitare le funzioni di europarlamentare. Possibilità che invece la corte suprema spagnola negava. Sassoli ha riconosciuto lo stesso diritto agli altri eurodeputati indipendentisti fuggiti all’estero, mentre i parlamentari spagnoli avrebbero voluto che prima si pronunciassero i servizi giuridici del parlamento europeo.

Le Monde
Dalla parte dei deboli

◆ “Il lavoro in parlamento di David Sassoli è stato ostacolato dalla pandemia”, scrive Le Monde. “In piena emergenza sanitaria”, prosegue il quotidiano francese, “aveva messo a disposizione alcuni locali del parlamento per la preparazione di pasti caldi per chi ne aveva bisogno e per ospitare un centro informazioni, dove fare anche test per il covid-19”. Durante questo periodo aveva resistito alle pressioni francesi per riportare gli eurodeputati a Strasburgo. “Dal 30 aprile 2021 a lui e ad altri rappresentanti dell’Unione europea era stato vietato l’ingresso in Russia a causa delle sanzioni imposte a marzo da Bruxelles contro Mosca”, decise per l’incarcerazione dell’oppositore Aleksej Navalnyj e per altre violazioni dei diritti umani.


Appassionato di musica e storia classica, Sassoli era uno dei più ferventi europeisti della politica italiana, e come tale si era comportato nel 2019 durante un incontro piuttosto teso con il premier britannico Boris Johnson sulla Brexit. “È stato un incontro sincero, senza tante formalità. Johnson avanzava proposte che non avevano una base giuridica solida e non potevano essere un punto di partenza. Gliel’ho fatto notare con sincerità. Gli ho detto che dovevamo agire con serietà per rispetto dei cittadini europei e britannici”, aveva raccontato Sassoli al País.

Padre di due figli, era considerato in Italia molto vicino al presidente della repubblica Sergio Mattarella. Aveva anche ottimi rapporti con il Vaticano. ◆as

Questo articolo è uscito sul numero 1443 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati