I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Michael Braun del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.

Nel 1936, dopo la conquista dell’Etiopia, quando Benito Mussolini proclamò l’impero il regime fascista si trovò all’apice della sua parabola. La stragrande maggioranza degli italiani osannava il duce come l’uomo della provvidenza che aveva fatto tornare la patria ai fasti dell’antica Roma. Luca Acquarelli dedica una ricerca ampia e scrupolosa all’immagine – alle immagini – che il regime ha creato per rendere visiva, in una sorta di pedagogia di massa, la sua idea di Italia imperiale: cartoline, copertine di libri scolastici, illustrazioni per riviste e così via. Più che interpretare, legge il vastissimo materiale, analizzando i messaggi che contiene: su un popolo unito, anzi intruppato, dietro al suo duce, sulle terre abissine conquistate (raccontate come vuote e desolate fino all’arrivo dei salvatori), sui “sudditi” che abitavano quelle terre. Ma trasformare l’Italia in impero voleva dire anche trasformare Roma in capitale imperiale, e quindi creare una nuova Roma in cui doveva prendere forma una linea di continuità tra Cesare, Augusto, Costantino e Mussolini. Il libro di Acquarelli non soltanto ci restituisce quell’operazione ideologica ma, grazie anche al suo vasto materiale illustrativo, ci permette di comprendere l’efficacia persuasiva del regime mussoliniano.

Questo articolo è uscito sul numero 1460 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati