Chelsea Monroe-Cassel sta sviluppando una ricetta per un piatto che non ha mai assaggiato, di un posto che non potrà mai visitare: la zuppa Plomeek, un classico sul pianeta Vulcano. Per scrivere il libro The Star Trek cook­book, in uscita a luglio 2022, ha guardato per ore film e telefilm della serie, cercando di capire cosa mai potesse esserci in quella zuppa dal colore rossastro.

“È incredibile quanto poco sappiamo della cucina vulcaniana, tenuto conto di quanto Spock la ami”, ha detto. Alcuni credono che i vulcaniani siano vegetariani: i loro solidi princìpi morali e la necessità di reprimere la loro aggressività potrebbero indurli a evitare cibi che richiedano la macellazione. Ma, si è chiesta, queste argomentazioni avrebbero senso in un universo in cui la carne può essere replicata grazie alle macchine? Il risultato è “un gazpacho di pomodoro e fragole con una goccia di aceto balsamico”.

Fan a tutto tondo

Monroe-Cassel, 36 anni, ha dedicato la sua carriera a portare in vita le ricette di programmi tv, romanzi, film e giochi che le sono piaciuti di più. Ha scritto A feast of ice and fire: the official Game of thrones companion cookbook (Bantam 2012) o World of warcraft. Il libro di ricette ufficiale (Magic press 2017). I suoi libri hanno venduto più di 250mila copie. E non ha neanche una formazione da chef.

Il genere esiste dagli anni settanta, con titoli come The Dark Shadows cook­book, The Partridge family cookbook e The Little house cookbook, ispirato al telefilm La casa nella prateria. Ultimamente la popolarità di questi libri è cresciuta. Hanno un bacino di lettori più largo e contengono ricette che molte persone desiderano davvero cucinare.

Molti fan hanno trasformato la loro passione in stili di vita a tutto tondo. Prima di scrivere ricettari, per esempio, Monroe-Cassel era una grande appassionata delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, a cui aveva dedicato il blog “The inn at the crossroads”. Poi c’è chi visita il parco a tema Star Trek o si mette in posa sul divano di Friends al Central Perk.

“Se nella mia generazione volevi sapere cosa interessava alle persone, dovevi dare un’occhiata alle loro collezioni di dischi o alle loro librerie”, afferma Charles Miers, 62 anni, della casa editrice Rizzoli New York. “Ora ti basta chiedere quale serie tv stanno guardando”.

Chelsea Monroe-Cassel (Michael Piazza, The New York Times/Contrasto)

Mentre i primi libri di cucina ispirati alla cultura pop erano piuttosto grezzi, titoli come Sopranos family cookbook del 2002, che ha venduto più di 142mila copie, e In cucina con Harry Potter. Il ricettario non ufficiale (Vallardi) del 2010, che ha venduto più di un milione di copie, hanno dimostrato che questo filone può avere una sua dignità.

Case editrici come Penguin Random House hanno intere squadre che si dedicano ai libri di cucina ispirati alla cultura pop, più o meno ufficiali. Alcuni sono prevedibili (Ratatouille), altri più sorprendenti (The walking dead, Hannibal).

Con un pubblico sempre più attento, anche questi ricettari si sono evoluti. Sono frutto di ricerche approfondite sui mondi fittizi da cui provengono. Tengono conto del clima in cui vivono i personaggi e delle loro motivazioni. Riempiono vuoti narrativi. Gli autori fanno attenzione a ogni elemento. E questo contribuisce ad alimentare la passione dei fan.

Quando la chef e scrittrice Nyanyika Banda ha cominciato a lavorare a The official Wakanda cookbook (che uscirà il prossimo aprile) basato sui fumetti di Black panther, sapeva che i fanatici della Marvel avrebbero preteso moltissimi dettagli. “Se avessimo scritto questo libro quindici anni fa, ce la saremmo cavata includendo cose provenienti da tutto il continente africano”, ha spiegato Banda, 39 anni. “Ora le persone che s’inventano le ricette devono sapere di cosa stanno parlando”, e questo vale sia per il fumetto sia per le abitudini alimentari africane. Le ricette di Banda, come il chambo, un piatto a base di pesce, tradizionale del Malawi, riflettono le diverse collocazioni del regno di Wakanda nel corso dell’evoluzione del fumetto.

Banda ha tenuto conto del colonialismo, aggiungendo un gusto occidentale ad alcuni piatti africani e ha cercato le ragioni delle sue scelte quando ha incluso quelle pietanze nel libro, visto che Wakanda dovrebbe essere isolata dal resto del mondo.

Nyanyika Banda (Michael Piazza, The New York Times/Contrasto)

The Sopranos family cookbook, pubblicato nel 2002, sembra quasi un’estensione della serie. “Non volevo che fosse un libro firmato da una celebrità con ricette sviluppate da un altro”, ha dichiarato l’autore Michele Scicolone, 73 anni, “ma un racconto del cibo meraviglioso che mangiano gli italoamericani”.

Verso il declino

Il volume della scrittrice Dinah Bucholz In cucina con Harry Potter. Il ricettario non ufficiale, pescato quasi per caso da un mucchio di manoscritti arrivati alla Adams Media, ha venduto così bene da ispirare ulteriori investimenti.

Brendan O’Neill, caporedattore della Adams, spiega come sia importante basarsi non tanto sul numero di fan di un prodotto, ma sulla profondità della storia. “Una serie come Survivor è molto amata”, aggiunge, “ma c’è una differenza con fenomeni culturali come Harry Potter e i Simpson, casi in cui esiste un vero e proprio universo intorno ai personaggi”.

Bucholz afferma che serie come Harry Potter e Il trono di spade si prestano a ispirare libri di cucina perché contengono descrizioni dettagliatissime dei piatti. “È evidente che agli autori piaceva molto scrivere di cucina”, commenta.

Questo porta anche i fan a nutrire grandi aspettative. “È il problema di Narnia”, dice Monroe-Cassel. “Tanti bambini sono cresciuti desiderando di assaggiare le ‘delizie turche’. E quando ci sono riusciti sono rimasti delusi”.

Allo stesso modo, il cibo degli anime risulta visivamente molto invitante, ma mancano descrizioni dettagliate. Nadine Estero, 27 anni, per scrivere The anime chef (in uscita ad agosto) ha messo insieme le ricette in base all’ambientazione e altri dettagli sui personaggi.

Ma il successo dei libri ispirati alla cultura pop è tale, spiega Vanesa Lopez, responsabile dei diritti della statunitense Insight Editions, che a volte gli autori delle saghe di successo chiedono di ricavare dei ricettari dalle loro creazioni. A chi li scrive però sono proposti contratti che rendono poco e senza diritti d’autore.

Monroe-Cassel teme che per spremere fino in fondo questo filone gli editori comincino a sfornare libri di cucina per qualsiasi serie di successo, senza tener conto della sua connessione con il cibo. Quando uscirà un libro di cucina basato su Matrix, ha dichiarato, sapremo che è cominciato il declino. The Matrix cook­book è uscito a dicembre del 2020. ◆ gim

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 85. Compra questo numero | Abbonati