I polacchi e gli ucraini volevano nascondere la cosa. Quando a febbraio è scoppiata la guerra, milioni di ucraini sono scappati verso il confine polacco. Nel paese c’erano anche centomila studenti stranieri, la maggior parte dei quali africani e indiani. Questi studenti avevano messo da parte dei soldi con molti sacrifici per pagarsi l’università. I loro genitori avevano venduto proprietà, gioielli e chiesto prestiti. Ragazze e ragazzi sono stati colti dal panico. Molti vivevano a Sumy, Cherson e Kiev, e non sapevano come tornare a casa. Si spostavano in gruppo, temendo che i suprematisti bianchi e i neonazisti li aggredissero.

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Come potevano lasciare il paese in modo sicuro? Parlando ad Al Jazeera, un ragazzo nigeriano ha detto: “In questo momento non so nemmeno come mi sento, perché non riesco a pensare. Sto letteralmente tremando”.

I programmi per l’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Ucraina approvati nel Regno Unito o nell’Unione europea offrono aiuti mai garantiti ai profughi del resto del mondo

Per la maggior parte di loro il viaggio fino al confine è stato terribile. Un gruppo che era riuscito a procurarsi una macchina è stato fermato da soldati ucraini che hanno obbligato gli studenti a scendere. Al loro posto sono state fatte salire donne e bambini ucraini. Gli studenti sono arrivati a piedi fino al confine polacco. Lì hanno raggiunto le migliaia di altre persone che cercavano di lasciare l’Ucraina. Erano tutte donne, bambini e anziani, perché un decreto presidenziale vietava agli uomini ucraini di andarsene dal paese.

Al confine polacco le donne e gli uomini di origine straniera sono stati messi in file diverse. Faceva freddissimo e non c’era niente da mangiare o da bere. Gli studenti sono rimasti fermi per ore. Anche la fila degli ucraini si allungava a perdita d’occhio. Nel giro di poco tempo però gli studenti si sono accorti che quella scorreva. La loro invece no. Per alcuni ragazzi nigeriani l’attesa si è prolungata tanto che alla fine hanno deciso di tornare indietro, nel tentativo di uscire dal paese passando dall’Ungheria.

Alla fine una troupe della Cnn si è accorta di cosa stava succedendo. Se la tv statunitense non avesse mandato in onda la loro storia, gli studenti sarebbero potuti morire di ipotermia.

I funzionari ucraini e polacchi si mettono sulla difensiva quando gli si chiede conto di questi casi di razzismo. Pensano che quella degli studenti non sia una storia di discriminazione, ma una bugia messa in giro dalla propaganda russa. Il dolore degli ucraini è davvero tragico, ma il razzismo non deve mai essere tollerato. In tempo di guerra le persone più fragili sono proprio quelle che hanno meno informazioni sul contesto e, quindi, che hanno meno possibilità di mettersi in salvo. Tra queste persone ci sono sicuramente gli studenti stranieri in Ucraina.

Il problema non riguarda uno o due paesi. L’invasione dell’Ucraina ha mostrato quanto sia serio il problema del razzismo in Europa. La Polonia, impegnata da tempo a costruire muri e a promuovere la creazione di una “fortezza” per tenere fuori i profughi provenienti da Siria e Afghanistan, si è improvvisamente aperta all’accoglienza di quelli bianchi. I bambini ucraini ricevono giocattoli appena arrivano; quelli siriani sono lasciati annegare, per poi essere trovati morti su qualche spiaggia, come Aylan Kurdi.

I programmi per l’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Ucraina approvati di recente nel Regno Unito o nell’Unione europea offrono un aiuto che non è mai stato garantito ai profughi del resto del mondo. Inclusa la possibilità di restare nel paese di accoglienza fino a tre anni, di trovare lavoro e di continuare a studiare. Niente di tutto questo è possibile per gli studenti stranieri sfollati dall’Ucraina. A quelli arrivati in Germania, per esempio, Berlino ha chiesto di lasciare il paese entro il 23 maggio 2022, pena la possibile espulsione.

Probabilmente è una buona idea lasciare l’Unione anche per altre ragioni. In Polonia gli studenti neri che si allontanavano dalle stazioni ferroviarie delle cittadine di frontiera sono stati aggrediti da gruppi neonazisti. Molti usano il termine “invasione” per descrivere la semplice presenza di stranieri non bianchi nelle città europee. Eccoli, i paesi che nelle loro costituzioni collezionano nobili promesse, che stanziano fondi per rendere possibile “l’uguaglianza” tra i loro cittadini.

A quanto pare, l’incapacità dell’Europa di accogliere profughi sfiniti da guerre provocate dalla sua stessa eredità coloniale può essere attribuita a una questione di razza.

I bianchi sono i benvenuti, i bianchi sono esseri umani, il loro dolore è quello che conta. Anche la Russia è razzista e islamofoba (i bersagli principali sono gli uzbechi, i kazaki e gli azeri), ma l’Europa non è molto meglio. In realtà, se pensa di usare l’argomento della superiorità morale per rivendicare più sostegno nel conflitto contro la Russia, l’Europa ha già perso. ◆ gim

rafia zakaria
è un’opinionista del quotidiano pachistano Dawn, su cui è uscito questo articolo. Nel 2017 ha pubblicato Veil (Bloomsbury).

Questo articolo è uscito sul numero 1454 di Internazionale, a pagina 50. Compra questo numero | Abbonati