Dopo venti mesi di guerra civile, i danni provocati a un’economia un tempo rampante sono visibili in tutta l’Etiopia. Un gruppo di persone rimaste senza casa per colpa del conflitto ha occupato il cantiere di un progetto ferroviario ormai fermo. I capannoni di un parco industriale appena inaugurato a Semera, nella regione di Afar, sono stati convertiti in un carcere e in magazzini per stoccare prodotti alimentari per le emergenze.

Quando Abiy Ahmed è diventato primo ministro nel 2018, molti speravano che avrebbe messo fine alla dipendenza del paese dagli aiuti internazionali. Il giovane leader prometteva di rilanciare la crescita e liberalizzare settori come le banche, l’aviazione civile e le telecomunicazioni. Oggi però l’economia è a pezzi. Le riforme hanno esaurito il loro slancio, la moneta nazionale è debole, l’inflazione sfiora il 40 per cento e gli investimenti stranieri sono più rari. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) vede altri problemi all’orizzonte: se nel 2021 la crescita del pil è stata del 6,3 per cento, quest’anno dovrebbe fermarsi al 3,8 per cento, la percentuale più bassa degli ultimi vent’anni. È il risultato del “conflitto nel nord del paese, della produzione agricola più bassa, del crollo dei finanziamenti internazionali, della penuria di valuta estera, della siccità e della guerra in Ucraina”, ha detto Sonali Jain-Chandra, dell’Fmi, durante una recente visita nel paese.

Nonostante la situazione, Abiy ha continuato a pompare milioni di dollari nel bilancio delle spese militari. Spese che hanno alimentato un ciclo di distruzione e violenze, che contribuisce alle difficoltà economiche etiopi. Secondo le stime di alcuni ricercatori, le vittime della guerra nel Tigrai potrebbero essere 500mila. In altre regioni, tra cui quelle di Oromia e Gambella, nelle ultime settimane ci sono stati nuovi scontri e massacri. Nel 2021 i ribelli tigrini hanno occupato e saccheggiato il cantiere di una ferrovia, distruggendo centinaia di camion, bulldozer e scavatori. Il progetto da 1,7 miliardi di dollari era considerato di fondamentale importanza per un paese senza sbocchi sul mare, perché avrebbe collegato il nord a un’importante linea ferroviaria che va da Addis Abeba al porto di Gibuti, sul mar Rosso. Al momento dell’attacco la multinazionale turca Yapı Merkezi aveva quasi completato il progetto, dopo sette anni di lavori. Ora è tutto fermo e in migliaia sono rimasti disoccupati.

La guerra è costata all’Etiopia anche la partecipazione all’African growth and opportunity act (Agoa), un programma degli Stati Uniti che offre ai paesi dell’Africa subsahariana benefici commerciali e la cancellazione dei dazi in settori strategici. Il presidente statunitense Joe Biden ha sospeso l’Etiopia dal programma nel dicembre 2021, citando le “gravi violazioni dei diritti umani riconosciute a livello internazionale” dall’inizio della guerra.

La sospensione ha provocato la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nelle fabbriche tessili etiopi. L’azienda indiana Best garment il mese scorso ha annunciato il licenziamento di tremila dipendenti a causa dell’esclusione dall’Agoa.

Privatizzare con difficoltà

Abiy Ahmed ha cercato di portare avanti le privatizzazioni, ma la guerra ha scoraggiato gli investimenti. Nel 2021 il governo ha offerto agli investitori un’ultima opportunità di ottenere la licenza per operare nel settore delle telecomunicazioni, ma solo due aziende hanno presentato una richiesta formale. Alla fine ad aggiudicarsi la licenza è stato un consorzio guidato dalla keniana Safaricom, con un’offerta di 850 milioni di dollari. Dopo aver annunciato che avrebbe lanciato i suoi servizi nell’aprile di quest’anno, ha più volte rinviato la data di avvio. E si prevede che le violenze in molte regioni possano pregiudicare la sua capacità di operare su tutto il territorio.

La scarsità di valuta estera, che limita l’importazione di materie prime, è un altro importante ostacolo agli investimenti in Etiopia. Una delle principali aziende d’imbottigliamento del paese, la Moha Soft Drinks Industry, ha riferito di aver interrotto la produzione proprio a causa di queste difficoltà. ◆ gim

Questo articolo è uscito sul numero 1469 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati