In piedi su un fuoristrada diretto verso una riserva di fauna selvatica del Kenya centrale, con un cappellino da pescatore e gli scarponi da trekking, la scienziata vietnamita Trang Nguyen non somiglia molto ai suoi connazionali, che di solito preferiscono andare in vacanza in Europa o in Asia orientale. Ma lei non è una viaggiatrice come gli altri.

Questa donna di 31 anni, fondatrice della WildAct, un’organizzazione non governativa vietnamita, gira il mondo ed è un’esperta di salvaguardia della fauna selvatica. In un paese in cui l’economia è in rapida crescita e la maggior parte delle persone aspira a lavorare negli affari e nella finanza , lei è diversa. “I miei genitori non erano molto contenti quando gli ho detto cosa volevo fare”, racconta Nguyen, riconoscendo che pochi vietnamiti considererebbero quello che fa un lavoro da sogno. Ma lei non saprebbe fare altro. “Mi piace fare ricerca, quindi ho passato molto tempo in zone remote. A volte mi sono messa anche in situazioni pericolose. Nessun genitore vorrebbe che il proprio figlio vivesse esperienze del genere”, dice.

Il Vietnam è una zona molto attiva nel commercio illegale di animali selvatici, sia come via di transito sia come importante mercato di consumo. Secondo l’ong britannica Environmental investigation agency (Eia), gruppi criminali vietnamiti operano come bracconieri e contrabbandieri in diversi paesi africani e asiatici, dalla Malesia al Mozambico. L’Eia sostiene che dal 2002 al 2019 il Vietnam è stato coinvolto in più di seicento sequestri legati al commercio illegale, che hanno portato alla morte di più di duecento tigri, seicento rinoceronti, 15mila elefanti e 65mila pangolini, tutte specie a rischio. Sul consumo di parti di tigre e sul consumo di prodotti ricavati da questo animale, i vietnamiti sono secondi solo ai cinesi.

Molte persone credono che quella che chiamano “colla d’ossa”, o cao in vietnamita, che proviene da animali come tigri e scimmie, possa alleviare i disturbi alle articolazioni. I corni di rinoceronte, invece, sono un simbolo di ricchezza e secondo alcuni possono curare il cancro. Mentre affrontava le cure per un tumore al colon, Nguyen era rimasta colpita da un commento del suo medico, che le aveva detto che queste credenze erano molto dannose per la medicina. È stato un “messaggio potente”, ha detto al Wwf in un’intervista rilasciata nel 2021, e lei l’ha fatto suo nella lotta contro il traffico di corni di rinoceronte.

La preoccupazione per le malattie zoonotiche, quelle che possono essere trasmesse direttamente o indirettamente tra gli animali e l’essere umano, è cresciuta in seguito alla diffusione del covid-19 e ha riacceso il dibattito sul traffico di fauna selvatica. Nel 2020 il Vietnam ha emesso una direttiva per fermare l’importazione di animali selvatici, di loro parti e prodotti derivati. Gli ambientalisti sono soddisfatti, ma dicono che c’è ancora molto lavoro da fare.

Una brutta reputazione

Nguyen ha cominciato a fare attivismo ambientale quando era adolescente e nel 2019 ha concluso un dottorato in gestione della biodiversità nel Regno Unito. Dice che occuparsi di traffico di animali selvatici non è facile, perché è un argomento sensibile sia per le autorità vietnamite sia per i cittadini. Molti negano che il paese sia un centro del traffico di fauna selvatica. “Ci sono vietnamiti all’estero, soprattutto in Africa, che partecipano direttamente al commercio illegale di animali selvatici, nel continente e fuori. Questo ha un effetto sulla diaspora viet­namita e sull’immagine del nostro paese”, spiega. La stessa Nguyen viene spesso accolta con scetticismo. In Africa, dice, addirittura con ostilità: alcuni la scambiano per una trafficante.

Ha cercato di rafforzare il ruolo delle donne edi rendere la WildAct una roccaforte dell’uguaglianza di genere

Insieme a Birmania, India e alcuni stati del sudest asiatico, il Vietnam è uno dei paesi asiatici meno equipaggiati in termini di politiche e leggi per la protezione degli animali, secondo la classifica del 2020 dell’associazione internazionale per i diritti degli animali World animal protection.

Nguyen in realtà ha incontrato molti poliziotti e guardie forestali disposti a collaborare con ong come la sua. Ma nel complesso, rispetto alle forze di polizia di altri paesi quelle vietnamite fanno più fatica a indagare sui crimini contro la fauna selvatica perché hanno poco accesso all’istruzione e alla formazione. A questo si aggiunge la corruzione. “La corruzione gioca un ruolo importante in questo tipo di commercio, come in molti altri crimini, ed è fondamentale affrontarla”, spiega la scienziata.

Persone rare

La WildAct ha organizzato programmi di formazione per le comunità locali e le guardie forestali con lo scopo di scambiare conoscenze e creare progetti di conservazione in diverse province del Vietnam, come la rimozione di trappole e il salvataggio di animali. L’organizzazione sta collaborando con la Animal doctors international, una clinica veterinaria che offre consulenze e ha uffici in Vietnam e Cambogia, per istruire sia la propria squadra sia le guardie forestali sul primo soccorso agli animali feriti o ai colleghi quando si è di pattuglia. Anche se spesso trascurate, si tratta di competenze importanti per migliorare i tassi di sopravvivenza degli animali selvatici, oltre che il benessere delle guardie forestali e della comunità, spiega Nguyen. “La strada da seguire dovrebbe essere coinvolgere più persone possibile”, dice.

Trang Nguyen inoltre ha cercato di rafforzare il ruolo delle donne e di rendere la WildAct una roccaforte dell’uguaglianza di genere. Secondo Mark Spicer, che ha lavorato nell’organizzazione per due anni fino alla fine del 2020, quelle di Nguyen non sono solo parole. “Fin dalla sua creazione, la WildAct si è contraddistinta per la presenza delle donne al suo interno”, dice Spicer. Aggiunge poi che, quando ha lasciato l’organizzazione, era l’unico uomo. Spicer, che è nato nel Regno Unito e ha una formazione nel campo della conservazione naturale e dell’ecologia, dice che il lavoro che ha fatto alla WildAct è stato diverso da qualsiasi cosa avesse mai fatto prima.

Nguyen ha fondato l’organizzazione nel 2015 e nei primi anni è stata attiva anche in altre associazioni ambientaliste, lavorando come consulente tecnica sul commercio illegale di fauna selvatica in Cambogia per conto dell’ong britannica Fauna and flora international, e come ufficiale di collegamento in Mozambico per la fondazione statunitense Wildlife conservation society. Nel 2018 ha ricevuto il prestigioso premio Future for nature per il suo lavoro nella lotta al traffico illegale di animali.

Biografia

1990 Nasce in Vietnam.
2004 Comincia a impegnarsi nell’attivismo ambientale.
2013 Fonda l’ong WildAct e diventa la protagonista di un videogioco creato per sensibilizzare il pubblico sulla conservazione dei rinoceronti.
2018 Conclude un dottorato in biodiversità all’università del Kent, nel Regno Unito.
maggio 2018 Pubblica il libro Tro ve noi hoang da (Ritorno nel mondo selvaggio).
2019 Viene inclusa dalla Bbc nella lista delle cento donne più influenti del mondo.


Hong Hoang, fondatrice e direttrice esecutiva di Change, un’ong ambientalista vietnamita, dice che persone come Nguyen sono molto rare in Vietnam. L’ha incontrata per la prima volta quando era un’adolescente che faceva la volontaria per un programma gestito dal Wwf, dove Hong lavorava in quel periodo. Le due sono rimaste in contatto e s’incrociano saltuariamente nel piccolo mondo degli attivisti ambientali vietnamiti. Per le ricerche di Change, Hoang si affida anche all’esperienza di Nguyen per identificare un esemplare in cattività di cui viene a conoscenza sui social network o sui mezzi d’informazione.

Hoang, che è un’attivista del movimento per la difesa del clima con più di vent’anni di esperienza, dice che c’è stato un “effetto valanga” e che i giovani sono sempre più interessati alle questioni ambientali.

Anche il governo ne è consapevole, più che in passato. Quindi per le persone è meno rischioso esprimere le loro preoccupazioni, in un paese dove il dissenso non è tollerato. “Devo ammettere che il governo ha cominciato a interessarsi di più alle questioni ambientali”, dice Hoang. Succede anche per la pressione da parte della comunità internazionale e degli utenti dei social network, che denunciano l’impatto dell’inquinamento sulla loro salute, sul lavoro e sull’economia.

Per Hoang tuttavia c’è ancora molto da fare. “In Vietnam vivono 98 milioni di persone e non penso che il paese sia abbastanza attrezzato per costruire un movimento ambientalista forte”, dice. “Spero che ci saranno più persone come Nguyen in Vietnam e più opportunità per i giovani di dedicarsi alla protezione della natura e della fauna selvatica”.

Buone notizie

Ad agosto la polizia della provincia di Nghe An, nel nord del Vietnam, durante un’operazione contro l’allevamento illegale di animali ha salvato 17 tigri intrappolate in uno squallido scantinato. Pochi giorni prima, nella stessa provincia, due uomini erano stati arrestati dopo che erano stati trovati nella loro auto sette cuccioli di tigre.

Nguyen racconta che nella stessa settimana del sequestro alcuni scienziati in Kenya hanno creato con successo embrioni di rinoceronte bianco settentrionale, una specie formalmente estinta: “È una notizia meravigliosa. Ma se vivessimo in un mondo perfetto, dove il bracconaggio non dovrebbe esistere, questa specie non avrebbe avuto bisogno dell’aiuto umano per sopravvivere. Allo stesso modo, queste tigri non dovrebbero essere rinchiuse in gabbia. Ma questi sequestri ci hanno dato speranza, perché sono frutto della collaborazione tra le autorità e le ong”. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1430 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati