L’Unione europea propone nuove linee guida sull’immigrazione

L’agenda europea sull’immigrazione, che stabilirà le politiche comuni sui flussi migratori per il periodo compreso tra il 2015 e il 2020, è stata messa a punto dal commissario Dimitri Avramopulos e la Commissione europea l’ha presentata il 13 maggio

Le nuove linee guida europee sull’immigrazione

13 maggio 2015 14:57
Migranti a Calais, nel nord della Francia, il 4 maggio 2015.

La Commissione europea ha approvato il piano dell’Unione per una nuova politica dell’immigrazione in cui sono delineate le misure previste a breve termine per rispondere alla crisi nel Mediterraneo e le iniziative da varare nei prossimi anni per gestire la migrazione in ogni suo aspetto. Sono previste quattro azioni immediate e diverse azioni a lungo termine.

Azioni immediate

1. Ripartizione tra gli stati

I migranti già presenti in Europa o che entreranno direttamente in territorio europeo saranno ridistribuiti tra gli stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una chiave di ripartizione che terrà conto di quattro parametri: pil, popolazione, livello di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.

Questo nuovo meccanismo si baserà sull’attivazione, per la prima volta, del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che mira ad aiutare gli stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti.

Entro la fine di maggio, la Commissione presenterà un meccanismo temporaneo di distribuzione delle persone “con evidente bisogno di protezione internazionale in Europa” in tutti i paesi membri. Entro la fine del 2015 seguirà una proposta di sistema permanente per la ricollocazione fra gli Stati membri in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

In base alla ripartizione tra gli stati membri, la Germania accoglierà il numero maggiore di migranti, il 18,42 per cento, seguita dalla Francia, con il 14,17 per cento, e dall’Italia con l’11,84 per cento. Tre stati, Regno Unito, Irlanda e Danimarca, potranno avvalersi della possibilità di non partecipare alla ripartizione, come ha confermato il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, facendo riferimento all’articolo 78.3 del trattato. La Danimarca ha una clausola d’esclusione (opt-out) da queste disposizioni del trattato Ue, mentre altri due stati membri, Regno Unito e Irlanda, potranno decidere se partecipare o no in base a una clausola di opt-in.

2. Operazione contro il traffico di esseri umani

Nel quadro della Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc) nel Mediterraneo sarà lanciata un’operazione navale che punterà a smantellare il traffico di esseri umani, soprattutto in Libia. L’operazione sarà condotta nel rispetto del diritto internazionale. La proposta sarà sottoposta lunedì prossimo, 18 maggio, ai ministri degli esteri e della difesa dell’Ue e in giugno al Parlamento europeo, ai ministri dell’interno e infine al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo, che dovrebbe varare l’operazione. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha spiegato che nel frattempo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe adottare una risoluzione con il mandato internazionale per intervenire. Ma, ha puntualizzato Mogherini, “non ci saranno interventi di terra”.

3. Rafforzamento della sorveglianza

Nel 2015 e nel 2016 le capacità e i mezzi di Triton e Poseidon, le operazioni congiunte di sorveglianza delle frontiere dell’Agenzia Frontex, saranno triplicati, come aveva chiesto il Consiglio europeo straordinario del 23 aprile. Il rafforzamento delle operazioni Frontex signficherà, in particolare, un aumento delle capacità e del raggio d’azione e di intervento per ricerca e salvataggi in mare.

La Commissione ha adottato un bilancio rettificativo per il 2015 che assicura i fondi necessari: un totale di 89 milioni di euro (57 milioni per il Fondo asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il Fondo sicurezza interna) è stato stanziato per finanziamenti di emergenza destinati agli stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

4. Reinsediamento nei paesi dell’Unione europea

I rifugiati che già vivono nei campi profughi dei paesi terzi (in particolare Giordania e Turchia) e che hanno un diritto già accertato alla protezione internazionale saranno in parte reinsediati nei paesi dell’Unione, come chiede da tempo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. Entro fine maggio, la Commissione proporrà un programma di reinsediamento in tutti i paesi dell’Unione di 20.000 rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale, stanziando a questo fine un finanziamento supplementare di 50 milioni di euro per il 2015 e il 2016”, come ha spiegato il commissario all’immigrazione europea Dimitris Avramopoulos, presentando l’agenda.

Questa misura, il programma volontario di reinsediamento nell’Ue dei rifugiati presenti nei paesi terzi, non è da confondere con la prima misura sulle quote obbligatorie, ovvero il meccanismo di ripartizione negli stati membri dei richiedenti asilo che arrivano nell’Ue in situazione di emergenza.

Per quanto riguarda questi reinsediamenti di profughi presenti nei campi di paesi terzi, il numero maggiore andrà sempre in Germania, il 15,43 per cento, pari a 3.086 persone. In Francia andrà l’11,87 per cento, ovvero 2375 persone, in Gran Bretagna il 11,54 per cento, 2309 persone, e in Italia il 9,94 per cento, cioè meno di duemila persone.

Azioni a lungo termine

Le linee guida prevedono poi una serie di altre azioni di più lungo termine, tra cui:

  • Il distaccamento di funzionari di collegamento europei per la migrazione presso le delegazioni dell’Unione nei paesi terzi strategici.
  • La modifica della base giuridica dell’agenzia Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio dei migranti che non hanno diritto all’asilo o alla protezione internazionale.
  • Un piano d’azione con misure volte a trasformare il traffico di migranti in un’attività ad alto rischio e basso rendimento.
  • Iniziative di cooperazione con i paesi d’origine e di transito dei flussi, in particolare con il Niger, da cui passa il 90 per cento dei migranti diretti in Libia dall’Africa occidentale.
  • Azioni di politica estera, cooperazione allo sviluppo e assistenza umanitaria che affrontino le cause profonde del fenomeno migratorio, contribuendo al consolidamento delle capacità dei paesi terzi di gestire le loro frontiere.
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