28 maggio 2015 17:40
David Cameron con il primo ministro olandese Mark Rutte all’Aja il 28 maggio 2015. (Reuters/Contrasto)

All’indomani della presentazione del programma del suo nuovo governo, il primo ministro britannico David Cameron è partito per un viaggio di due giorni in quattro capitali europee. Il ministro degli esteri britannico, Philip Hammond, ha detto che Cameron avvertirà i leader europei sulla possibilità che il Regno Unito lasci l’Unione se non saranno introdotte le riforme promosse dal suo governo, che mirano ad allentare il controllo di Bruxelles. Prima della partenza di Cameron, è stata pubblicata la proposta di legge che introduce il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea, che sarà indetto entro il 2017. Il quesito a cui saranno chiamati a rispondere i britannici sarà: “Credi che il Regno Unito debba rimanere un membro dell’Unione europea?”

Il viaggio di Cameron è cominciato con un pranzo nella residenza del primo ministro olandese di centrodestra Mark Rutte, descritto come “un buon amico e un partner molto forte in Europa”. Cameron è quindi partito per Parigi, dove incontrerà il presidente François Hollande, e poi andrà a Varsavia, a parlare con la prima ministra polacca Ewa Kopacz, e a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel.

In vista del Consiglio europeo del 25 giugno, il primo ministro britannico intende chiedere l’introduzione di una serie di cambiamenti principalmente in quattro aree.

  • Impedire ai disoccupati provenienti da altri paesi europei di accedere ai sussidi e imporre un limite di quattro anni di permanenza nel paese prima di poter accedere agli sgravi fiscali. L’opposizione più dura dovrebbe venire dalla Polonia.
  • Garantire al Regno Unito la possibilità di tirarsi fuori quando si riproporrà nei futuri trattati europei la frase sulla “creazione di un’Unione sempre più stretta”, introdotta per la prima volta nel trattato di Roma del 1957.
  • Garantire agli stati membri che non fanno parte dell’eurozona, come il Regno Unito, la possibilità di mantenere immutate le regole del mercato unico.
  • Dare ai parlamenti nazionali il diritto di unirsi per bloccare le nuove proposte legislative.