Il partito di Erdoğan perde la maggioranza assoluta in Turchia

In Turchia il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdoğan ha perso la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, i filocurdi entrano per la prima volta nel parlamento

Tutto quello che c’è da sapere sul voto in Turchia del 7 giugno

04 giugno 2015 18:47
I sostenitori del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) durante un comizio del presidente turco Erdoğan a Istanbul, il 30 maggio (Lefteris Pitarakis, Ap/Ansa)

La Turchia si prepara a eleggere i suoi nuovi rappresentanti in parlamento. Domenica 7 giugno oltre 55 milioni di turchi saranno chiamati alle urne per il rinnovo della Grande assemblea nazionale, il parlamento unicamerale del paese formato da 550 deputati eletti ogni 4 anni con un sistema proporzionale.

I partiti in corsa. Nell’attuale parlamento i tre partiti più rappresentati sono il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdoğan, il Partito popolare repubblicano di centro sinistra (Chp), e il partito di Azione nazionale di centro destra (Mhp). La grande novità di quest’anno è l’affermazione sulla scena nazionale del Partito democratico del popolo (Hdp), una formazione filocurda che punta a superare la soglia di sbarramento del 10 per cento e a entrare in parlamento per la prima volta. Il candidato premier del partito sarà Selahattin Demirtas. Gli analisti guardano con grande interesse all’Hdp perché potrebbe togliere voti all’Akp, impedendo al partito al governo di raggiungere i risultati sperati. Con ogni probabilità anche questa volta, come accade a ogni tornata elettorale dal 2002, il partito del presidente Erdoğan e del primo ministro Ahmet Davutoglu, sarà il più votato, ma secondo la maggioranza dei sondaggi perderà molti consensi rispetto agli ultimi 13 anni. Gli analisti non escludono che in caso di risultati mediocri il presidente possa chiedere al primo ministro, che è anche leader del partito, di dimettersi.

La riforma costituzionale presidenziale. Le elezioni del 7 giugno sono cruciali per le aspirazioni di Erdoğan, che vorrebbe imprimere al paese una “svolta presidenziale” attraverso una riforma costituzionale. Per avere i voti necessari a far approvare la riforma, l’Akp dovrà riuscire a guadagnare almeno i tre quinti dei seggi, ma la presenza dell’Hdp insidia i progetti del presidente. Nel sistema attuale parlamentare, il presidente della repubblica ha un ruolo di garante, super partes e neutrale. Nei progetti di Erdogan c’è invece una riforma presidenzialista in cui la divisione dei poteri sia ridotta al minimo con un accentramento nelle mani del capo dello stato.

I sondaggi. Se i sondaggi si riveleranno attendibili, l’Akp non riuscirà a guadagnare neanche i 276 seggi necessari ad avere una maggioranza semplice in parlamento. Si stima che potrebbe attestarsi tra il 39 e il 44 per cento dei voti. Il Partito repubblicano del popolo potrebbe guadagnare tra il 26 e il 28 per cento, mentre le previsioni indicano tra il 15 e il 18 per cento dei voti al partito nazionalista. Tre sono gli scenari che potrebbero presentarsi in seguito ai risultati che emergeranno dalle urne:

L’Akp otterrà meno di 276 seggi. In questo caso il Partito per la giustizia e lo sviluppo non avrà i numeri per governare e sarà costretto a coalizzarsi. L’unico partner governativo potrebbe essere il partito di destra nazionalista, l’Mhp, dal momento che gli altri due partiti hanno già dichiarato che non accetterebbero categoricamente un’alleanza con l’Akp.
L’Akp otterrà dai 276 ai 330 seggi. L’Akp potrebbe formare da solo un governo ma non avrebbe i voti in parlamento per indire il referendum sulla riforma costituzionale, dovrebbe ricorrere all’appoggio esterno di un altro partito.
L’Akp otterrà oltre 330 seggi. Nel caso in cui l’Akp riuscisse a ottenere i tre quinti dei seggi avrebbe i numeri per chiedere da solo il referendum costituzionale. Se invece l’Akp riuscisse addirittura a ottenere 367 seggi, ovvero i due terzi, potrebbe cambiare la costituzione senza ricorrere al referendum. Questo scenario è tanto desiderato da Erdogan, quanto improbabile secondo gli ultimi sondaggi.

La campagna elettorale. Contrariamente al suo ruolo super partes, Erdoğan si è esposto in prima persona durante la campagna elettorale del suo partito, scavalcando anche il primo ministro poco carismatico Davutoğlu. Numerose le critiche di opposizione e stampa contro la sua condotta. La campagna elettorale è stata segnata inoltre da numerose manifestazioni contro il governo e da decine di attacchi contro sedi dei partiti di opposizione. Solo nell’ultimo mese oltre cinquanta sedi del partito filocurdo Hdp, che insidia le mire di Erdoğan, hanno subito attentati.

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