Putin in Italia e in Vaticano dopo le critiche del G7 sull’Ucraina

Il presidente russo è stato in visita all’Expo di Milano e ha incontrato le massime cariche istituzionali. Nel tardo pomeriggio è stato ricevuto in udienza dal papa. Obiettivo dichiarato della visita, tenere aperto il dialogo con l’Unione europea in vista del consiglio di fine giugno che deciderà sulle sanzioni

Putin in Italia e in Vaticano all’indomani degli attacchi del G7 sull’Ucraina

09 giugno 2015 18:32
Presidio di protesta dei cittadini ucraini contro la visita del Premier Russo Vladimir Putin in Piazza Cordusio, Milano, 9 giugno 2015.

All’indomani del G7 nel castello bavarese di Elmau, dove i leader mondiali hanno minacciato un inasprimento delle sanzioni contro la Russia per la crisi ucraina, Vladimir Putin è atteso in Italia. Domani visiterà l’Expo e sarà ricevuto dalle massime cariche istituzionali prima di trasferirsi in Vaticano per un’udienza dal papa.

All’esposizione universale di Milano, il presidente russo sarà accolto alle 10.45 dal premier Matteo Renzi con cui farà un giro dei rispettivi padiglioni nazionali in occasione della giornata della Russia. Sempre a Milano, Putin e Renzi avranno un colloquio sui principali temi di interesse bilaterale, come confermato dall’assistente di Putin Yury Ushakov citato dall’agenzia di stampa Interfax. Sarà il secondo incontro tra i due, dopo la visita del presidente del consiglio a Mosca il 5 marzo scorso.

Putin volerà poi a Roma per fare conoscenza, al Quirinale, con il presidente della repubblica Sergio Mattarella. Nel pomeriggio alle 17 è in programma l’udienza in Vaticano con papa Francesco, e l’entourage di Putin non ha escluso la possibilità che in serata ci sia anche un incontro con l’ex premier Silvio Berlusconi. L’Ucraina e le sanzioni imposte nel 2014 dall’Unione europea e dagli Stati Uniti a Mosca, per il suo sostegno ai ribelli che combattono nell’est dell’ex repubblica sovietica, saranno sicuramente al centro dei colloqui italiani e vaticani.

Dopo che i leader del G7 hanno ribadito la necessità di nuove misure punitive contro il coinvolgimento dei russi nel conflitto del Donbass – con lo statunitense Barack Obama che accusava il capo del Cremlino di “voler ricreare i fasti dell’impero sovietico” a discapito della “sovranità di altri paesi” – Putin ha bisogno di tenere aperto il dialogo, attraverso l’Italia, con l’Unione europea. Soprattutto in vista del consiglio europeo di fine giugno, chiamato a decidere se prorogare o meno le sanzioni. Intervistato sull’argomento al termine del summit in Germania, Renzi ha ammesso che al tavolo dei sette grandi ci sono state “sensibilità diverse” sull’argomento. E in una recente intervista al Corriere della Sera, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha sostenuto che “la ferita aperta dalla crisi ucraina va rimarginata, applicando gli accordi di Minsk, nell’interesse strategico dell’Europa”.

Di certo le sanzioni hanno avuto un impatto negativo sull’interscambio tra Italia e Russia, con una perdita stimata a 5,3 miliardi di euro soltanto nel 2014. Ma in Russia operano quattrocento aziende italiane, come ha ricordato in questi giorni Putin. E c’è una cooperazione strategica nei settori dell’energia, dell’alta tecnologia e del turismo. Sulla linea politica del dialogo, l’Italia è affiancata dalla Francia e anche in parte dalla Germania, entrambe consapevoli della necessità di non chiudere i canali di trasmissione con Putin, che resta un interlocutore fondamentale su altri dossier prioritari, dalla Libia all’offensiva del gruppo Stato islamico in Iraq e in Siria, dal nucleare iraniano alle dispute nel Mar cinese meridionale.

E questi sono tutti argomenti che saranno sollevati dalle autorità italiane nei colloqui di domani. Da parte del Cremlino, c’è anche un espresso malcontento per le ombre gettate sull’assegnazione dei prossimi Mondiali di calcio, che si terranno in Russia nel 2018, dall’inchiesta del dipartimento della giustizia statunitense sulla corruzione ai vertici della Fifa. Mentre di Ucraina Putin discuterà quasi sicuramente anche con Bergoglio in Vaticano. Il papa si è mantenuto finora molto prudente, ricevendo anche critiche più o meno velate da parte della comunità greco-cattolica nell’ex repubblica sovietica, che auspicava una maggiore solidarietà nei confronti del governo di Kiev.

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