Incendiata una chiesa a Tabgha, in Israele, fermati 16 coloni

18 giugno 2015 16:44
L’interno dell’edificio danneggiato dall’incendio a Tabgha, Israele, il 18 giugno 2015.

Un incendio doloso è stato appiccato in uno dei luoghi simbolo della cristianità, la chiesa di Tabgha sul lago di Galilea, dove secondo la tradizione è avvenuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sul luogo dell’incendio è stata trovata una scritta in ebraico antico: “I falsi idoli saranno eliminati”. Sedici giovani coloni sospettati sono stati fermati e poi rilasciati dopo essere stati interrogati dalla polizia: dieci di loro venivano dall’insediamento di Yitzhar, noto per l’estremismo dei suoi abitanti. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto ai servizi di sicurezza interni israeliani di indagare sull’episodio con la massima urgenza.

La chiesa non ha subìto danni, riferiscono i monaci benedettini che gestiscono il santuario, il fuoco ha raggiunto solo alcuni edifici vicini, tra cui un magazzino di libri e un ufficio. La chiesa di Tabgha aveva subìto un precedente attacco nell’aprile del 2014.

“Non permetteremo a nessuno di minare alla coesistenza pacifica tra le religioni e i gruppi etnici in Israele. È un colpo ai princìpi di tolleranza e ai valori di Israele, non mostreremo comprensione per atti del genere”, ha detto il ministro della sicurezza pubblica Gilad Erdan. Anche l’ambasciata d’Israele presso la Santa sede ha condannato l’episodio.

I coloni ebrei ultranazionalisti in passato sono spesso stati autori di violenze, incendi, sfregi ai luoghi di culto e attacchi contro villaggi arabi in Cisgiordania: è la cosiddetta pratica del price tag, il prezzo da pagare, che implica una sorta di vendetta dai parte dei coloni contro arabi cristiani e musulmani, “colpevoli” di occupare la loro terra.

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