Yanis Varoufakis accusa i creditori di fare terrorismo contro la Grecia

Domenica 5 luglio si voterà per il referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. I sostenitori del no sono scesi in piazza ad Atene il 3 luglio e ci sono stati attimi di tensione con la polizia

Come voterebbero gli economisti nel referendum greco?

04 luglio 2015 11:51

Il governo greco ha chiesto agli elettori di votare per il no al referendum del 5 luglio sul piano di aiuti e riforme proposto ad Atene dai creditori, mentre i leader dell’Unione europea hanno chiesto ai greci di votare per il sì, perché la vittoria del no implicherebbe l’uscita della Grecia dalla zona euro. Ma come voterebbero i più importanti economisti del mondo? Se lo è chiesto il Guardian.

  1. Il premio Nobel per l’economia e professore della Columbia university Joseph Stiglitz voterebbe no

In una column pubblicata da Internazionale Stiglitz ha criticato le misure di austerità applicate dai creditori alla Grecia. “Non mi viene in mente nessuna depressione economica così deliberatamente forzata e con conseguenze così catastrofiche: il tasso di disoccupazione giovanile greco è arrivato al 60 per cento. È sorprendente che la troika non se ne sia assunta la responsabilità né abbia riconosciuto quanto fossero sbagliate le sue previsioni e i suoi modelli”. Stiglitz ha detto che è molto difficile dare un consiglio ai greci su come votare e ha spiegato che sia che vincesse il no, sia che vincesse il sì, la situazione sarebbe molto rischiosa per Atene. Ma il premio Nobel per l’economia ha espresso il suo sostegno inequivocabile al fronte del no:

Una vittoria del no darebbe almeno alla Grecia, con la sua lunga tradizione democratica, la possibilità di riprendere in mano il suo destino. I cittadini avrebbero l’opportunità di costruirsi un futuro che forse non sarebbe prospero come il passato, ma sarebbe molto più carico di speranza dell’insopportabile tortura del presente”.

  1. L’economista statunitense Paul Krugman voterebbe No

Sul New York Times Paul Krugman ha detto che voterebbe no per due ragioni.

Per prima cosa la troika (il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e l’Unione europea) sta praticamente chiedendo alla Grecia che il regime di austerità degli scorsi cinque anni continui all’infinito. Inoltre le conseguenze politiche della vittoria del sì sarebbero molto problematiche. La troika, infatti, ha proposto un piano inaccettabile, sapendo che Tsipras non lo avrebbe accettato, e lo ha fatto solo per liberarsi del governo greco e sostituirlo. E questo è inaccettabile, anche se non si parteggia per Syriza.

  1. Il professore di economia alla Scuola di economia di Parigi Thomas Piketty voterebbe no

Piketty in un’intervista alla tv francese Bfmtv ha detto che il debito greco andrebbe ridotto e ha detto che i greci dovrebbero votare no perché il piano dei creditori è pessimo. Piketty ha anche sostenuto che far uscire la Grecia dalla zona euro equivarrebbe a spingerla nelle braccia della Russia. È un quesito complicato, ha detto Piketty, ma se la domanda è se il piano dei creditori sia buono, la risposta è no.

  1. Il premio Nobel per l’economia britannico Christopher Pissarides voterebbe sì

Pissarides ha detto che le misure di austerità imposte alla Grecia sono state deleterie, e che queste politiche sono state probabilmente il fattore che ha provocato la disoccupazione nel paese, ma ha aggiunto che “non crede che votare no al referendum di domenica possa essere una risposta. Votare sì è la scelta migliore”.

Secondo Pissarides la Grecia deve rimanere nella zona euro perché ci sono dei segnali di cambiamento.

Ormai è chiaro a tutti i politici che l’austerità ha diviso il continente e ha danneggiato il progetto europeo. Le riforme verranno, la Grecia ha un ruolo e lo potrà giocare solo se rimane nell’euro zona”.

  1. Vicky Pryce, dirigente del Centro per la ricerca economica e aziendale ha detto che voterebbe sì

Secondo Pryce le responsabilità della crisi che sta vivendo la Grecia in questo momento sono sia del governo sia dei creditori, non si doveva arrivare al punto di convocare un referendum. “Il referendum non avrebbe mai dovuto essere convocato, ma io voterei sì.

Le misure di austerità sono state eccessive, ma un voto per il no peggiorerebbe le cose. Le banche diventerebbero insolventi, l’uscita dall’euro sarebbe necessaria e le attività economiche peggiorerebbero a causa del ritorno alla dracma e a un’inflazione galoppante. Il voto per il sì implicherebbe un ritorno alle trattative con i creditori”.

In una lettera aperta 246 professori di economia hanno chiesto ai greci di votare sì.

Se si tiene in considerazione che le proposte dei creditori e quelle del governo greco si stanno avvicinando, da venerdì a oggi. Noi crediamo che il tema del referendum di domenica sia se la Grecia deve rimanere o no nell’eurozona. Lasciare la zona euro in questo modo superficiale e caotico avrebbe conseguenze molto gravi per la stabilità del paese”.

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