La foto del bambino siriano divide la stampa internazionale

03 settembre 2015 14:59
“Spero che l’umanità trovi una cura per i visti”.

The Independent, Regno Unito
Il quotidiano britannico ha deciso di pubblicare le immagini del corpo senza vita di Aylan Kurdi, un bambino siriano di tre anni, su una spiaggia turca vicino a Bodrum perché “è troppo facile dimenticare la realtà della situazione disperata che molti migranti devono affrontare”. L’Independent ha lanciato una petizione affinché il Regno Unito accolga una giusta quota di migranti dal Medio Oriente e dall’Africa. Il giornale ha anche pubblicato su i100 (la sezione del suo sito dove le notizie sono ordinate in base all’interesse dei lettori) una lettera aperta a “chiunque abbia parlato con sufficienza della crisi dei migranti”, tra cui il premier britannico David Cameron, la ministra dell’interno Theresa May, Nigel Farage, leader dell’Ukip, e il Daily Express. Cameron ha risposto al giornale dicendo che il Regno Unito fa già abbastanza per i migranti.

Le Monde, Francia
Nell’editoriale di Jérôme Fenoglio la scelta di mostrare le fotografie di Aylan Kurdi è giustificata dalla “volontà di catturare la realtà”, senza voyeurismo o sensazionalismo. Secondo Fenoglio, “forse servirà questa foto affinché l’Europa apra gli occhi. E capisca un po’ quanto sta accadendo. Niente buonismo: non si fa una buona politica con le emozioni. Niente moralismo: il nostro welfare, ancora malmenato dalla crisi del 2008, è senza risorse dinanzi all’afflusso di migranti”. L’editoriale si conclude con l’ipotesi che nei futuri libri di storia troveremo le immagini del bambino annegato nel naufragio nel mar Egeo.

La Libre Belgique, Belgio
“Al termine di una discussione interna, La Libre Belgique ha deciso di pubblicare online questa foto diventata il simbolo del disastro umanitario che colpisce in questo momento l’Europa”, scrive Dorian De Meeûs, il caporedattore del sito del quotidiano cattolico belga. “Malgrado le legittime esitazioni, pensiamo che mostrare questa foto insopportabile potrà far evolvere le coscienze a proposito della condizione dei migranti. Mostrare i morti è contrario alle nostre abitudini, ma bisogna ammettere che delle eccezioni si impongono. Questa foto ci fa pensare ai nostri bambini, nipoti o vicini, ma in realtà riflette ciò che troppe persone preferiscono ignorare o sottostimare: il dramma umano che spiega l’afflusso di rifugiati pronti a tutto per scappare”, prosegue l’articolo.

De Volkskrant, Paesi Bassi
“Una piccola persona, un’accusa silenziosa. Questa foto vincerà il World press photo”, sostiene su De Volkskrant Bert Wagendorp. “Non perché è speciale dal punto di vista tecnico o artisticamente corretta, ma perché ti lascia senza parole. Ogni parola sulla catastrofe umanitaria nel Mediterraneo è diventata un cliché. […] Una foto di un bambino morto può fare di più di migliaia di morti invisibili nel Mediterraneo. Questa foto nuda e cruda ha rotto gli argini, ha cambiato il corso della storia, ha dato ai politici coraggio e spirito di decisione. Forse questa foto farà tacere i populisti, e anche questa sarà una buona cosa”.

Le prime pagine di oggi di alcuni quotidiani europei.

El País, Spagna
Anche il quotidiano spagnolo ha mostrato le fotografie. L’analisi del giornalista Juan Cruz si intitola: “Un bambino è il mondo intero”. Elena Valenciano, presidente della sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, scrive sempre dal sito di El País che “nessuno può cancellare dalla nostra mente e dalla nostra storia la fotografia del piccolo siriano, né la certezza che si sarebbe potuta evitare”.

El Mundo, Spagna
La foto di Aylan è stata pubblicata in prima pagina dal quotidiano spagnolo. Questa scelta ha suscitato un’accesa discussione nella redazione (mostrata in un video sul sito del giornale). Per El Mundo la foto rappresenta “uno schiaffo visuale e un simbolo forte delle migrazioni”. La discussione verteva anche “sul ruolo del giornalismo e la sua connessione alla sensibilità del pubblico. Una discussione certamente secondaria sulla spiaggia dove i protagonisti di questo dramma umano sono stati fotografati. Secondo molti giornalisti questo doloroso evento è la dimostrazione del fallimento della gestione di questa crisi ed è un appello ai cittadini”.

Süddeutsche Zeitung, Germania
“Mostrare o no?”, si chiede Stefan Plöchinger sul quotidiano tedesco, che ha scelto di non pubblicare le fotografie, per il momento, ma non esclude di farlo in futuro contestualizzandole nella cronaca dell’intero anno. “Non bastano le parole per far capire cos’è successo su quella spiaggia e cosa sta succedendo a molte persone in tanti altri posti? Nelle redazioni in cui si discute, come nella nostra, ci sono risposte diverse a questa domanda. Non ce n’è nessuna propriamente giusta, forse ci sono tante risposte quanti sono i lettori”.

Dziennik Gazeta Prawna, Polonia
Il quotidiano polacco ha scelto di pubblicare la foto di Aylan, anche se non in prima pagina, ma oscurandone il volto: “Le notizie di nuove vittime tra i migranti che ci giungono ogni giorno non hanno la forza dell’immagine di un bambino, riverso su una spiaggia turca, che ha l’effetto di un elettroshock sull’opinione pubblica. Si è diffusa con la velocità della luce sui mezzi d’informazione online e sui social network, provocando l’indignazione e suscitando emozioni estreme. Il dramma dei rifugiati siriani, afgani e iracheni ci riguarda tutti, non è più anonimo. Questa foto può diventare un’icona, come quelle pubblicate durante le guerre in Vietnam e in Bosnia”.

The New York Times, Stati Uniti
Il quotidiano statunitense racconta come le immagini di Aylan Kurdi si siano diffuse a partire dai social network, su Twitter con l’hashtag turco #KiyiyaVuranInsanlik , che significa “umanità trascinata a riva”, per poi diventare oggetto di discussione interna alle redazioni dei giornali. Il New York Times ha infine scelto di pubblicare la fotografia in cui il corpo del bambino siriano è portato in braccio da un poliziotto turco, ritenuta meno sconvolgente. Le parole di Dean Baquet, direttore del quotidiano, sono riportate all’interno del confronto con le decisioni prese dagli altri giornali statunitensi: “Ne abbiamo discusso, e alla fine abbiamo scelto di passare una versione forte della fotografia perché rende evidente l’enormità di questa tragedia”.

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Pierre Haski