Il presidente François Hollande durante l’intervento alla riunione straordinaria del parlamento francese nel palazzo di Versailles, vicino a Parigi, il 16 novembre 2015.

Cos’ha detto François Hollande ai parlamentari riuniti a Versailles

Il presidente François Hollande durante l’intervento alla riunione straordinaria del parlamento francese nel palazzo di Versailles, vicino a Parigi, il 16 novembre 2015.
16 novembre 2015 19:05

Il presidente francese François Hollande è intervenuto davanti al parlamento riunito in seduta congiunta a Versailles, tre giorni dopo gli attentati terroristici che hanno sconvolto Parigi con la morte di almeno 129 persone. Tra l’altro, Hollande ha detto che i bombardamenti francesi in Siria si intensificheranno e che la costituzione francese va cambiata per contrastare “il terrorismo di guerra”. Il discorso è durato circa 40 minuti ed è stato applaudito a lungo dai parlamentari, che al termine hanno intonato l’inno nazionale francese.

La Francia è in guerra. “La Francia è in guerra. Ci attaccano perché siamo il paese della libertà e dei diritti dell’uomo” ha esordito il presidente della repubblica francese. Hollande ha sottolineato che non si tratta di “una guerra di civiltà, perché questi assassini non ne rappresentano certo una”. Piuttosto, è una guerra contro il terrorismo jihadista che “minaccia il mondo intero”.

L’ordine è partito dalla Siria. “Gli atti di guerra di venerdì sono stati decisi, pianificati in Siria. Sono stati organizzati in Belgio e perpetrati sul nostro territorio con la complicità di francesi”. Secondo Hollande, il loro obiettivo era “seminare la paura per dividerci e farci pressione per impedirci di lottare contro il terrorismo in Medio Oriente”.

Escalation in Siria. “Quelli che hanno ordinato l’attentato di Parigi devono sapere che il loro crimine rafforzerà ulteriormente la determinazione della Francia a combattere per distruggerli”. “Proseguiremo i bombardamenti nelle prossime settimane”. La capacità di fuoco sarà triplicata grazie alla partenza giovedì della portaerei Charles de Gaulle, che raggiungerà la zona del Mediterraneo orientale.

Collaborazione internazionale. “Ci troviamo di fronte a un’organizzazione che dispone di un territorio, risorse finanziarie e capacità militari. Dall’inizio dell’anno, questa organizzazione ha colpito a Parigi, in Danimarca, in Tunisia, in Libano, in Kuwait, in Arabia Saudita, in Turchia, in Libia”. Hollande ha confermato di aver chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di riunirsi al più presto per approvare una risoluzione contro il gruppo Stato islamico e ha annunciato che incontrerà nei prossimi giorni il presidente statunitense Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin per ottenere un risultato, quello di uno sforzo comune contro i jihadisti, che finora “è stato rinviato troppo a lungo”.

Frontiere. “Se l’Europa non controlla le sue frontiere esterne, ci sarà un ritorno ai confini nazionali, se non ai muri o alle recinzioni di filo spinato che sono stati annunciati. Assisteremo allora allo smantellamento dell’Unione europea”. “Gli abitanti dei territori controllati dallo Stato islamico sono martirizzati e in fuga. Sono vittime di questo stesso sistema terroristico. Ecco perché è cruciale che l’Europa accolga con dignità chi ha diritto all’asilo e rimandi nel suo paese chi non ce l’ha”.

Stato di emergenza. Il capo di stato francese ha riferito che da mercoledì, 18 novembre, il parlamento discuterà il prolungamento dello stato di emergenza in Francia per una durata di tre mesi. Lo stato di emergenza era stato dichiarato poche ore dopo gli attentati.

Riformare la costituzione. La costituzione francese deve essere modificata per adattarsi meglio alla guerra contro il terrorismo, ha sostenuto Hollande. “In Francia abbiamo bisogno di un regime costituzionale in grado di gestire la lotta a questo nemico” ha detto il presidente, sottolineando la necessità di “fare evolvere la costituzione per agire contro il terrorismo di guerra”. Hollande ha citato, in particolare, la necessità di intervenire sull’articolo 16 (quello sui poteri straordinari del presidente in caso di minaccia allo stato) e sul 36 (sullo stato di guerra e gli interventi militari all’estero).

Pene più dure e più risorse per la sicurezza. “La procedura penale dovrà tenere conto della specificità della minaccia terroristica. I magistrati dovranno avere accesso ai più sofisticati strumenti di indagine. Le pene saranno significativamente inasprite. Oltre a ciò, la questione della legittima difesa dei poliziotti dovrà essere affrontata”, ha detto Hollande. Il presidente ha annunciato che chiederà al governo di Manuel Valls di aumentare le risorse per le forze di polizia, annunciando risorse aggiuntive per la magistratura e la polizia di frontiera. Non potranno essere ridotti fino al 2019 gli organici della difesa.

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