14 dicembre 2015 16:13

Non sono mai riuscito a regalare ai miei genitori quello che volevano per Natale. Sotto le feste sono come due sfingi. Domande dirette, tipo “Cosa vorresti per Natale?”, ricevono di solito risposte vaghe, oppure dei “poi ne riparliamo”. E quando glielo chiedo per email, spesso mi ignorano del tutto.

Così, anno dopo anno, cerco di indovinare cosa potrebbero desiderare, fino a farmi venire il mal di testa. Ma non ci riesco mai. Mio padre ha già abbastanza biografie di eroi di guerra da poterci tappezzare i saloni di Versailles. La dispensa di mia madre è stracolma di pentole Le Creuset pagate un occhio della testa, quasi tutte buone per cuocerci una patata sola. L’anno scorso sono quasi scoppiato a piangere al centro di un grande magazzino dopo aver comprato due FitBit, quasi certo che sarebbero finiti in un cassetto (acuta previsione, la mia).

Il fatto è che i miei genitori sono due adulti, con un buon lavoro e i piedi per terra, che in genere comprano le cose solo quando gli servono. E forse l’idea di chiedere al figlio qualcosa di particolare che da soli non comprerebbero mai, li mette a disagio.

Ah, come vorrei trascorrere tutto l’anno in una esistenza illusoria, con la fragranza del pino silvestre e le decorazioni natalizie!

Eppure ogni anno partecipiamo a questa farsa. Ci si scambia regali indesiderati, si sfoggiano ringraziamenti degni di una notte degli Oscar, c’è chi appallottola la carta dei regali e la tira al cane che se la mordicchia coscienziosamente; poi ci dedichiamo ai nostri brunch con annesso pisolino, il cane sprigiona miasmi buono buono nel suo angolino, abbassiamo le luci dell’albero di Natale e alla fine rimpacchettiamo tutto per l’anno prossimo.

Quello che dovrebbe essere un aspetto piacevole delle festività è diventato una fatica e un gioco delle parti di tipo investigativo con la posta più bassa al mondo. Ma non dovrebbe essere così.

Si possono sostenere vari punti di vista contro lo scambio di regali per le feste. È consumistico. Si perde il “senso profondo delle festività” (qualunque esso sia). La mia argomentazione ha scopi assai meno nobili: non sono uno che vuole ripristinare il Natale in tutto il suo splendore, dico semplicemente che questa abitudine è terribilmente scomoda. E sono convinto che non tutti la apprezzano veramente.

Non fraintendetemi, adoro quasi tutto ciò che riguarda il Natale: le coccole in famiglia, i cartoni animati a ciclo continuo e l’atmosfera in generale. È il sogno di chi vuole evadere dalla realtà, e in questa evasione non sono da meno del mago Houdini. Tra la festa del ringraziamento e il 25 dicembre, i giorni scorrono dentro la classica palla di neve: un meraviglioso rifugio temporaneo dopo undici mesi di buio. Ah, come vorrei trascorrere tutto l’anno in una esistenza illusoria, con la fragranza del pino silvestre, le decorazioni natalizie e Brenda Lee in sottofondo!

Scambiarsi i regali svilisce queste emozioni, almeno per gli adulti. È del tutto fuori luogo: o riceviamo una serie di oggetti circolati sotto forma di elenchi distribuiti tra i familiari, oppure veniamo sorpresi da qualcosa che finirà inesorabilmente nel cestino della spazzatura. Perché, da bravi consumatori in un mercato che si rinnova incessantemente, compriamo quello che ci serve quando ci serve. E se non ci serve, probabilmente stiamo meglio senza (sia lode a Marie Kondo).

Non sono un mostro, capisco benissimo la magia della storia di Babbo Natale. Mi ricordo perfettamente il senso di eccitazione e di meraviglia prodotto dai pacchetti ai piedi dell’albero. È un’immagine innocente e profonda e non sto dicendo che bisogna portarla via a qualcuno. Anzi, direi che i genitori fanno bene a rendere il momento dei regali un’occasione assolutamente speciale, invece di qualcosa a cui si ha diritto tutto l’anno. Secondo me, limitare i regali a un motivo o a un’occasione particolare fa crescere i bambini più sani e meno arroganti.

Comunque, scambiarsi regali tra adulti non è particolarmente meritorio: una generosità scontata e temporalmente prevedibile non è più generosità, è un’abitudine. È come pagare una quota annuale.

Quest’anno scriviamoci sulla fronte ‘niente regali per favore’ e tiriamo dritto

Ci sono quelli che, non so se in malafede, discutono a gran voce sulla cosiddetta guerra al Natale negli Stati Uniti. Io direi che il Natale è marcito da dentro: si è trasformato in una corsa agli acquisti che dura due mesi, perdendo quel valore di festività religiosa, di luogo in cui poter assaporare appieno il senso della famiglia, o anche, semplicemente, quel suo adorabile sfoggio di kitsch.

Io e mia sorella detestiamo il peso di tutto questo, e negli ultimi anni abbiamo deciso di farci dei regali inutili. Felpe natalizie con tante lucine intermittenti (a rischio incendio); calzettoni al ginocchio (pizzicano in modo incredibile); una tartarughina viva, comprata nel quartiere cinese di Chicago (commercio illegale); un dvd (magari taroccato) dell’unica stagione 2006 del reality show di Lil’ Kim, Countdown to lockdown (in realtà, questo lo guardiamo un sacco).

Ma anche questo piccolo gesto di ribellione contro il Natale è una gran seccatura. Ogni anno dev’essere più creativo, più trasgressivo di quello passato. In questo siamo piuttosto competitivi. Invece le feste non dovrebbero essere una seccatura. Quest’anno proviamo a pensare a una moratoria collettiva sui regali tra adulti. Scriviamoci sulla fronte “niente regali per favore” e tiriamo dritto. Con i soldi risparmiati facciamo qualche brunch in più. Perché la serenità è il regalo più bello per chi vuole prolungare al massimo l’esistenza dentro la palla di neve.

(Traduzione di Alessandro De Lachenal)

Questo articolo è stato pubblicato su Quartz.

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