Humberto de la Calle, a sinistra, capo delegazione del governo colombiano, stringe la mano a Ivan Marquez, negoziatore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia all’Avana, a Cuba, il 15 dicembre 2015. (Ramon Espinosa, Ap/Ansa)

L’accordo tra il governo colombiano e le Farc sulle vittime della guerra civile

Humberto de la Calle, a sinistra, capo delegazione del governo colombiano, stringe la mano a Ivan Marquez, negoziatore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia all’Avana, a Cuba, il 15 dicembre 2015. (Ramon Espinosa, Ap/Ansa)
16 dicembre 2015 20:03

Con un atto che aveva al centro il ricordo delle vittime del conflitto, i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e il governo colombiano hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sul quinto punto dell’agenda di pace che da tre anni viene discussa a L’Avana.

Il 15 dicembre è stata una data storica. Dopo oltre un anno e mezzo di discussioni il governo e le Farc si sono accordati sui princìpi che reggeranno e renderanno concreta la pace che sarà firmata a marzo. Il tutto sarà inserito in un “sistema integrale di verità, giustizia, riparazione e garanzia di non ripetizione” dei crimini, deciso a Cuba per rendere giustizia a chi ha sofferto le conseguenze della guerra civile.

“Nei negoziati dell’Avana abbiamo discusso e siamo giunti a degli accordi relativi al punto cinque dell’agenda, che include due sottopunti: diritti delle vittime e verità”, hanno annunciato le parti.

Si tratta di un sistema consensuale: “Abbiamo fatto un passo avanti fondamentale per la costruzione di una pace stabile e duratura, e per porre fine a una guerra che per oltre mezzo secolo ha insanguinato il paese”, hanno dichiarato i firmatari.

Cosa è stato deciso?

Gli impegni presi dalle parti stabiliscono cinque linee guida per aiutare delle vittime: creazione di una commissione per la verità, la convivenza e la non ripetizione dei crimini; istituzione di un’unità speciale per la ricerca delle persone scomparse a causa del conflitto; creazione di un tribunale speciale per la pace (Jep); misure di risarcimento; garanzie di non ripetizione dei crimini.

Le parti hanno sottolineato con enfasi che non saranno oggetto di amnistia, indulto o di trattamenti equivalenti le seguenti azioni: i crimini contro l’umanità, il genocidio, i gravi crimini di guerra, la presa di ostaggi o altre gravi privazioni della libertà, la tortura, le esecuzioni extragiudiziarie, la scomparsa forzata, la violenza carnale e altre forme di abuso sessuale, lo sfollamento forzato, oltre che il reclutamento di minori.

Il sistema organizzato nelle trattative di Cuba pone particolare enfasi sulle misure riparatrici, e vuole ottenere giustizia non solo con sanzioni repressive. Questo significa che i colpevoli non sconteranno solo alcuni anni di carcere nel quadro di un regime speciale (a seconda della loro collaborazione con la giustizia), ma che è contemplata anche l’applicazione di sanzioni che risarciscano la vittima e facciano assumere al condannato la piena responsabilità del suo gesto.

A queste misure, che saranno applicate dal momento in cui verrà siglato un accordo definitivo, si aggiunge il lavoro portato avanti dalla commissione storica del conflitto e delle sue vittime, “che è giunta a importanti conclusioni sulle origini e le molteplici cause del conflitto, sui principali fattori che hanno agevolato o contribuito al protrarsi della guerra, e sugli effetti e le conseguenze più gravi del conflitto sulla popolazione”, hanno annunciato il governo e le Farc.

Dieci princìpi

I negoziatori hanno illustrato i punti alla base dei dieci princìpi presi in considerazione per discutere la questione delle vittime. Tra questi c’è il riconoscimento delle vittime, l’ammissione delle responsabilità, la soddisfazione dei diritti delle vittime, il chiarimento della verità, le modalità di risarcimento per le vittime e la definizione delle garanzie di protezione e sicurezza.

Ci saranno inoltre la protezione della vita e dell’integrità personale delle vittime, primo passo per il rispetto dei loro altri diritti (ovvero la garanzia che non ci saranno ritorsioni), il principio di riconciliazione.

Obiettivi

  • La soddisfazione dei diritti delle vittime tramite una combinazione di meccanismi di tipo giudiziario ed extragiudiziario.
  • La presa in carico delle responsabilità che ognuna delle parti ha avuto nel conflitto, in forma diretta o indiretta.
  • La non ripetizione dei crimini, tramite l’applicazione di tutte le misure del sistema atte a impedire che le parti tornino a commettere atti compiuti durante il conflitto
  • L’approccio territoriale, differenziale e di genere, che tenga in particolare conto delle vittime donne, dei bambini e delle bambine, delle popolazioni e collettività più povere e vulnerabili, e quindi più colpite dal conflitto.
  • La sicurezza giuridica, tramite l’istituzione di una giurisdizione e di tribunali speciali per la pace, con le necessarie garanzie di un equo processo.
  • La convivenza e la riconciliazione, tramite la costruzione della fiducia reciproca a partire dalle trasformazioni positive che gli accordi di pace hanno permesso all’interno della società.
  • La legittimità, in risposta alle attese delle vittime, della società in generale e ai doveri nazionali e internazionali dello stato colombiano, compreso il rispetto di quanto pattuito nell’accordo finale.

Questo articolo è stato pubblicato sul settimanale colombiano Semana.

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