Il 18 maggio si sono svolte nuove proteste in Venezuela, convocate dall’opposizione che chiede un referendum per destituire il presidente Nicolás Maduro. Migliaia di persone hanno manifestato a Caracas e in altre venti città del paese. Non ci sono stati scontri, malgrado la tensione sia molto alta. A Caracas le manifestazioni sono state guidate da uno dei leader dell’opposizione, Henrique Capriles, ma la polizia, schierata in assetto antisommossa, ha impedito ai manifestanti di raggiungere il Consiglio nazionale elettorale (Cne), lanciando gas lacrimogeni.

Quarantotto ore dopo la promulgazione dello “stato d’emergenza economica” da parte del capo dello stato, la situazione rimane difficile: in tutto il paese la distribuzione alimentare è caotica, i blackout sono continui e l’inflazione erode il potere d’acquisto dei consumatori.

  • Il 13 maggio 2016 il presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha dichiarato lo stato d’emergenza “per far fronte all’aggressione esterna contro il nostro paese”. L’esercito e la polizia potranno distribuire e vendere cibo, e i comitati locali di cittadini avranno il potere di sorveglianza per garantire la sicurezza del paese. Il 18 maggio il parlamento ha definito il decreto “incostituzionale”. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles ha chiesto all’esercito di scegliere “se stare con il parlamento o con il presidente Maduro”.
  • L’opposizione, che dal 6 dicembre 2015 ha la maggioranza in parlamento, ha depositato il 2 maggio quasi due milioni di firme per chiedere un referendum sulla destituzione di Maduro. È solo il primo passo per poter indire la consultazione popolare. Il governo si è opposto al referendum.
  • Dopo le elezioni di dicembre, che hanno assegnato la maggioranza dei seggi in parlamento ai partiti dell’opposizione, il governo e l’opposizione si accusano a vicenda di preparare un colpo di stato.
  • Anche se dotato delle più grandi riserve di petrolio del mondo, il Venezuela è sull’orlo del crollo secondo i servizi segreti statunitensi. Di fatto l’anno scorso la crescita economica è scesa del 5,7 per cento e il tasso d’inflazione ufficiale ha superato il 180 per cento.
  • Il segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Luis Almagro in una lettera aperta ha usato toni molto duri contro Maduro. “Uno che si rifiuta di consultare le persone e gli nega la possibilità di decidere è un dittatore”.
  • Il 18 maggio il presidente Maduro in un discorso a Guanta, nell’est del paese, ha detto di essere pronto ad approvare un decreto previsto dallo stato di emergenza contro “minacce interne”, se ci dovessero essere “violenze golpiste”. Maduro ha accusato l’opposizione di volere l’intervento degli Stati Uniti e per questo di fare propaganda, denunciando una crisi umanitaria nel paese.

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