Il Regno Unito ha votato per uscire dall’Europa

Nel referendum di giovedì 23 giugno, il 51,9 per cento dei britannici ha detto di voler lasciare l’Unione europea, contro il 48,1 per cento che preferirebbe restare. Il premier David Cameron ha annunciato le sue dimissioni entro ottobre.

Nigel Farage, leader del partito euroscettico Ukip, durante la conferenza stampa a Londra, il 24 giugno 2016.

I commenti dei giornali europei sul referendum

Nigel Farage, leader del partito euroscettico Ukip, durante la conferenza stampa a Londra, il 24 giugno 2016.
24 giugno 2016 16:19

Secondo i giornali europei la vittoria del leave nel referendum del 23 giugno sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea è una pessima notizia per l’Unione, che ne esce indebolita come entità – alcuni evocano la sua fine – e come progetto, ma anche per il Regno Unito, che compie un salto nel buio.

“Una rivolta popolare e una sconfitta sonora”
Libération, Francia

“Nessuno, al di fuori dei nazionalisti, può accogliere questo risultato con soddisfazione”, scrive Laurent Joffrin. Per il direttore del quotidiano della gauche, “le forze dell’apertura, dello scambio, della tolleranza sono state malamente sconfitte dai sostenitori della sfiducia e della sovranità. La paura dello straniero, che contagia le opinioni più democratiche, ha svolto il suo ruolo mortifero in questo risultato diretto contro gli immigrati quanto contro l’Europa. Per l’Ue, la sconfitta è sonora. Se era difficile da prevedere, la sconfitta non è però difficile da spiegare: un’Europa senza anima, senza progetto comune, senza reazione chiara alla crisi dei migranti, senza progetto efficace per uscire dal marasma, non trascina più le persone”.

“La vittoria della sfiducia”
Frankfurter Allgemeine Zeitung, Germania

Sostiene Patrick Bernau che “nell’Unione europea è ora chiaro per la prima volta che il processo di approfondimento dell’integrazione è reversibile. Forse l’Unione renderà il processo di separazione del Regno Unito talmente doloroso che nessun altro paese vorrà seguire questa strada. È anche possibile che altri paesi, come la Danimarca, i Paesi Bassi e la Slovacchia lo facciano. La Germania dovrà invece riflettere attentamente su sul suo posto in un’Unione europea priva di un componente favorevole al libero scambio come il Regno Unito”.

“Un voto storico”
Le Monde, Francia

“L’Ue ha appena subìto una storica sconfitta: è stata respinta dalla maggioranza dei britannici”, si legge nell’editoriale: “Vuol dire che la seconda economia dell’Unione – dopo la Germania – lascia il progetto europeo. Vuol dire che uno dei rari paesi dell’Ue con un sistema di difesa serio e di una diplomazia seria abbandona l’Europa. […] Da qualunque verso si prenda questa triste vicenda, si tratta di una sconfitta per l’Ue, che ne esce indebolita all’interno delle sue frontiere e che all’esterno mostra l’immagine di un’entità in declino”.

Le Monde, 24 giugno 2016.

“‘Trexit: l’Europa traumatizzata dalla ‘Brexit’”
El País, Spagna

“La vittoria dei sostenitori della Brexit è un’immensa sconfitta per il progetto europeo”, afferma l’editorialista José Ignacio Torreblanca. Prima di aggiungere che “dopo il voto britannico, l’Unione si ritrova come il Regno Unito nel 1973”, alla vigila della sua adesione all’Ue: “Persa e disorientata, stravolta dagli eventi, senza un progetto chiaro per il futuro. Dopo anni di piani di salvataggio degli stati membri colpiti dalla crisi, urge salvare il progetto europeo. L’opportunismo di Cameron ha aperto una frattura, superarla richiede un grande balzo in avanti. In caso contrario cadremmo nell’abisso della disintegrazione”.

“I sentimenti hanno travolto i fatti”
De Volkskrant, Paesi Bassi

“‘Fuori uno, ne rimangono altri 27’, festeggiano i sostenitori della Brexit e i loro correligionari del Partito per la libertà nei Paesi Bassi, del Front national in Francia e del Movimento cinque stelle in Italia”, scrive Mark Peeperkorn. “Per loro”, aggiunge, “il referendum britannico è l’inizio della fine dell’Unione europea. La Brexit apre le porte all’uscita di tutti quanti da Bruxelles? Così come il crollo del muro di Berlino ha provocato la fine dell’Unione sovietica, la partenza del Regno Unito vuol dire la fine dell’Unione?”.

“Cameron ha scommesso e perso”
Helsingin Sanomat, Finlandia

“Il risultato scioccante di venerdì mattina mostra che il premier conservatore David Cameron ha preso una decisione mortalmente sbagliata sin dall’inizio”, scrive la corrispondente a Londra Annamari Sipilä, secondo la quale il premier “per rafforzare la sua posizione e quella del suo partito ha promesso un referendum ai britannici. Sapeva quanto l’euroscetticismo fosse diffuso nel suo paese e sapeva che il risultato di questi plebisciti è spesso imprevedibile. Eppure ha corso il rischio e indetto il referendum. Ora è tempo di sopportarne le conseguenze. La posta in gioco era alta e Cameron ha perso, così come il Regno Unito e l’intera Unione europea”.

“L’Europa fa già fatica a tollerare Bruxelles”
Duma, Bulgaria

Galia Clark sostiene che “i britannici sono stufi dell’Ue e dei suoi dirigenti. Il comportamento del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e degli altri è stato arrogante e scostante. L’Ue è il simbolo di una burocrazia insensibile, di quote assurde e di regolamentazioni irrealistiche. In un ambiente così malsano non c’è da stupirsi se il nazionalismo trionfa e se molti paesi europei vogliono abbandonare la nave che affonda. Malgrado questo, abbiamo visto negli anni novanta che cosa succede quando un’unione crolla: gli armeni, i georgiani e le altre ex repubbliche sovietiche erano sul piede di guerra. Un conflitto militare potrebbe scoppiare nell’Ue? Certamente! La Brexit o il crollo dell’Ue non provocheranno la guerra, ma il rischio che scoppino conflitti aumenterà molto”.

“La Brexit fa scoppiare la peggior crisi nella storia dell’Unione europea?”
Gazeta Wyborcza, Polonia

“Nei prossimi giorni e settimane le forze centrifughe che sono già al lavoro continueranno, meno rapidamente, ma con costanza a guastare l’Unione europea”, prevede il corrispondente da Bruxelles Tomasz Bielecki: “L’integrazione europea non è irreversibile e c’è il rischio di un effetto domino. La Brexit incoraggerà i populisti negli altri paesi europei. I partiti tradizionali dovranno lottare per superare la paralisi e la paura di perdere voti per difendere l’Unione. L’Europa ha perso molto – letteralmente, ma anche economicamente e geopoliticamente –agli occhi della Russia, della Cina e dell’America”.

Un tragico momento per l’Europa”
Dagens Nyheter, Svezia

Peter Wolodarski scrive che “stiamo assistendo a un terremoto politico, di cui abbiamo appena cominciato a vedere le conseguenze. Quello che sappiamo è che le politiche britanniche ed europee cambieranno radicalmente. Il Regno Unito proseguirà le cooperazioni che erano state create dopo la guerra per garantire la pace e la stabilità. La separazione sarà estremamente complessa e solleva domande sul futuro dell’Unione. Altri paesi se ne andranno? L’Unione è sempre più debole e ferita. È un momento tragico per chi vuole che l’Europa rimanga aperta e democratica – e coesa”.

L’egoismo e la grettezza dei lord della Brexit
Adevărul, Romania

“La retorica della Brexit ha preso a bersaglio in modo spietato i poveri dell’Europa orientale, non solo romeni, accusati di andare nel Regno Unito per approfittare dei vantaggi del welfare britannico”, scrive Călin Nicolescu. “Ma nessuno ha parlato di come i cittadini dell’Europa orientale hanno contribuito alla crescita economica del paese, oltre che al finanziamento del suo stato sociale. I britannici pensano di potere continuare ad attrarre immigrati qualificati pronti a diventare schiavi del sistema economico britannico. Gli altri possono cuocere nel loro brodo. Hanno il coraggio di dire: venite a prendere un caffè, a noi tocca la crema, a voi restano i fondi”.

Dio ha salvato la regina (e molti altri…)!
To Vima, Grecia

“Il Regno Unito sta lasciando l’Europa tedesca. I cittadini britannici hanno riconquistato il controllo del loro paese”, si legge su To Vima. Non sarà un percorso facile. Ma se la libertà non è mai stata una conquista facile, rimane comunque il fondamento del mondo occidentale, della sua cultura e dei suoi successi. Dio ha salvato la regina o, per essere più precisi, i britannici hanno dimostrato ancora una volta che non si fanno ricattare: una posizione che merita rispetto nell’Europa del ventunesimo secolo”.

Rassegna stampa a cura di Voxeurop.

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