30 giugno 2016 13:20

La vittoria della Brexit, cioè dell’opzione che chiede l’uscita di Londra dall’Unione europea, al referendum del 23 giugno, pone diversi problemi soprattutto di ordine costituzionale. Il referendum consultivo infatti dovrà essere ratificato dal parlamento, che potrebbe bloccarne l’applicazione. In molti si chiedono se ci sia un modo per tornare indietro e disattendere il risultato elettorale. Ecco alcune possibilità spiegate dal quotidiano britannico The Guardian.

Il governo britannico può bloccare la Brexit?

Il governo è stato preso alla sprovvista dal risultato del referendum: il premier dimissionario David Cameron, che è stato uno dei sostenitori del remain (rimanere), ha affidato le procedure per l’uscita di Londra dall’Unione europea a Oliver Letwin, che è capo di gabinetto, in attesa che sia designato un nuovo leader dei conservatori e un nuovo primo ministro.

Uno dei problemi ora è di ordine costituzionale e riguarda il ruolo del parlamento. Il governo britannico non ha ancora chiarito in che modo e con che tempi il parlamento dovrà intervenire per legittimare o bloccare la Brexit. Questo rischia di essere il tema principale sul tavolo del prossimo premier, che sicuramente sarà scelto tra i conservatori a favore della Brexit. Questo processo potrebbe portare anche alla convocazione di nuove elezioni. Il governo non ha intenzione di bloccare la Brexit, ma è talmente impreparato ad affrontarla che rallenterà l’avvio dei negoziati. Per esempio il premier David Cameron non ha ancora chiesto l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona perché ritiene che sarà compito del nuovo premier, che non sarà scelto prima di settembre.

Il parlamento può bloccare la Brexit?

La Brexit potrebbe non avere il sostegno del parlamento britannico; al momento l’uscita di Londra dal Regno Unito potrebbe essere bocciata sia dalla camera dei comuni sia dalla camera dei lord. Nella camera dei lord la Brexit potrebbe essere bocciata con un margine molto alto.

Questo sarà un problema per il prossimo primo ministro: il parlamento potrebbe fare ostruzionismo e rallentare il processo di approvazione. In molti pensano che potrebbe succedere quello che è accaduto nel 1992 quando gli euroscettici in parlamento hanno cercato di bloccare la ratifica del trattato di Maastricht. I parlamentari hanno molte possibilità di fare ostruzionismo e di ritardare l’approvazione della Brexit, potrebbero per esempio chiedere che l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona sia soggetta al vaglio del parlamento.

Inoltre il parlamento potrebbe imporre delle condizioni per i negoziati di uscita del Regno Unito dall’Unione europea: i conservatori potrebbero esigere che Londra rimanga nello spazio di libero scambio, mentre i laburisti potrebbero fare pressione affinché sia garantita la libera circolazione delle persone. Se il parlamento dovesse bloccare o respingere la Brexit, andando contro i risultati del referendum, potrebbero essere convocate elezioni anticipate.

Si può davvero indire un secondo referendum?

Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che si tenga un nuovo referendum: ma pochi politici in questo momento hanno il coraggio di sfidare l’elettorato che ha decretato in maniera inequivocabile la vittoria della Brexit.

Jeremy Hunt, il ministro della salute, e Robin Butler sono tra quelli che hanno proposto un secondo referendum. La nuova consultazione potrebbe avere due oggetti: di nuovo la Brexit oppure l’accordo che sarà raggiunto con l’Unione europea per l’uscita. Nel caso di nuove elezioni, è più plausibile che sia convocato un secondo referendum. Se dovessero vincere i conservatori, guidati da un leader favorevole alla Brexit, potrebbero sottoporre alla volontà popolare i risultati del negoziato con l’Unione europea.

Se dovessero vincere i laburisti, potrebbero invece provare a rinegoziare i termini dell’adesione all’Unione europea con gli altri leader europei e poi riconvocare un altro referendum che rimetta in discussione la Brexit, facendo affidamento sul rimorso di chi si è pentito di aver votato per il leave e sui vantaggi di un nuovo round di negoziati con l’Unione europea.

La Scozia può bloccare la Brexit?

La first minister scozzese Nicola Sturgeon ha già detto che il parlamento scozzese potrebbe bloccare la Brexit, se e quando il parlamento locale riceverà la richiesta di autorizzazione per avviare il processo di uscita dall’Unione europea. Infatti al referendum la Scozia ha votato in maniera massiccia per il remain (rimanere). Non sono chiare le implicazioni costituzionali e le conseguenze istituzionali e politiche di un no da parte del parlamento scozzese.