Fallito un golpe militare in Turchia

Attorno alle 22 del 15 luglio un gruppo di militari ha dichiarato di aver preso il potere in Turchia. Migliaia di persone sono scese in strada per bloccare i carri armati che avevano circondato il parlamento di Ankara, bloccato l’aeroporto Atatürk e il ponte sul Bosforo a Istanbul. Sono rimaste uccise almeno 290 persone. Dopo una notte di combattimenti, i golpisti si sono arresi.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan è riapparso all’alba fuori dall’aeroporto Atatürk di Istanbul circondato da una folla di persone che festeggiano il fallimento del golpe.

Fallito un colpo di stato militare in Turchia

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan è riapparso all’alba fuori dall’aeroporto Atatürk di Istanbul circondato da una folla di persone che festeggiano il fallimento del golpe.
16 luglio 2016 09:08

Il governo turco sostiene di aver ripreso il controllo del paese, dopo una notte in cui centinaia di migliaia di cittadini al fianco del grosso delle forze armate hanno respinto un tentativo di sovvertire l’esecutivo eletto. Nei combattimenti sono morti 194 civili. Il primo ministro turco ha dichiarato che 104 golpisti sono rimasti uccisi e 2.800 arrestati. I mezzi d’informazione locali riferiscono che sono stati sospesi 2.745 tra giudici e magistrati in tutto il paese.

Cos’è successo

Attorno alle 22 del 15 luglio, con un comunicato alla televisione di stato Ntv, un gruppo di militari ha annunciato di aver preso il controllo del paese, imposto il coprifuoco e la legge marziale. Tra di loro c’erano anche molti generali e militari di alto rango dell’aeronautica, della gendarmeria e alcune unità delle forze corazzate.

I golpisti hanno preso il controllo di alcune delle principali infrastrutture della Turchia, occupando le strade con carri armati, la televisione pubblica e gli aeroporti.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan non era ad Ankara. Era in vacanza in un hotel del sud del paese ed è comparso alla CnnTürk con una chiamata video su Facetime in cui esortava i cittadini a ribellarsi contro il colpo di stato.

Delle persone salite su un carro armato usato dai golpisti celebrano il fallimento del colpo di stato, all’aeroporto Atatürk di Istanbul, in Turchia, il 16 luglio del 2016.

Centinaia di migliaia di persone hanno risposto al suo appello, sono scese in strada al fianco dei poliziotti e dei soldati che combattevano i militari golpisti nei pressi del parlamento ad Ankara e, a Istanbul, sul ponte sul Bosforo e all’aeroporto Atatürk. Sparatorie e attacchi aerei si sono susseguiti anche in altre città del paese. Nei combattimenti, sono rimasti uccisi almeno 194 civili.

Il controllo dell’esercito sul paese è durato poche ore. Alle tre di notte presidente Erdoğan è riuscito ad atterrare a Istanbul ed è riapparso in diretta televisiva, circondato da una folla di sostenitori davanti all’aeroporto Atatürk. Nel corso della notte, fino all’alba, i militari golpisti hanno cominciato ad arrendersi. Le foto scattate dopo il loro arresto li mostrano nudi e stesi a terra: lo stesso trattamento riservato ai militanti curdi del Pkk, che il governo considera terroristi.

Il presidente ha detto che il tentativo di golpe è stato un “atto di tradimento”, che i responsabili verranno puniti e che l’esercito deve essere purificato.

Erdoğan ha accusato i sostenitori del religioso musulmano Fethullah Gülen di essere i fautori del colpo di stato. Gülen ha 75 anni e dal 1999 vive in una sorta di esilio autoimposto a più di ottomila chilometri da Ankara, in una fattoria di Saylorsburg, tra le montagne e i boschi della Pennsylvania, negli Stati Uniti.

Il primo ministro Binali Yıldırım ha dichiarato che nessun paese che ospita Gülen può essere considerato amico della Turchia.

I partiti di opposizione e i mezzi d’informazione – anche quelli più critici con il governo e che più hanno subito repressioni da parte di Erdoğan – si sono schierati con la democrazia e contro il colpo di stato.

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