L’esposizione delle fotografie di Caesar alla sede delle Nazioni Unite, a New York, il 10 marzo 2015. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto)

Le foto che denunciano le torture nelle carceri siriane

L’esposizione delle fotografie di Caesar alla sede delle Nazioni Unite, a New York, il 10 marzo 2015. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto)
05 ottobre 2016 11:58

Il 5 ottobre apre al museo Maxxi di Roma la mostra Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura. Si tratta di una selezione di immagini scelte tra le 55mila foto digitali fornite da Caesar, pseudonimo attribuito a un ex ufficiale della polizia militare siriana incaricato di documentare la morte e le torture inflitte ai detenuti nelle carceri di Bashar al Assad tra il 2011 e il 2013.

Le fotografie mostrano i cadaveri di almeno undicimila vittime di torture accertate da un rapporto realizzato da un gruppo di procuratori legali ed esperti di medicina legale specializzati in crimini di guerra, pubblicato il 21 gennaio 2014. Anche Human rights watch ha stabilito l’attendibilità delle foto, messa invece in dubbio da alcune associazioni siriane.

La storia di Caesar
Caesar lavorava per la polizia militare siriana anche prima del conflitto. Il suo compito era fotografare scene del crimine quando erano coinvolti membri delle forze armate. Con l’inizio delle proteste contro il regime, Caesar e i suoi colleghi ricevettero l’ordine di fotografare i corpi delle persone morte nelle strutture di detenzione gestite dalle diverse formazioni dell’esercito siriano. Erano i cadaveri degli oppositori al regime che venivano arrestati nel corso delle manifestazioni di protesta.

Con l’aiuto di un amico, Caesar ha cominciato a copiare di nascosto molte delle fotografie e conservarle in modo sicuro. Dopo due anni però i timori per la sua incolumità e quella dei suoi famigliari hanno spinto Caesar a lasciare il paese e cercare asilo in Europa.

Le immagini in mostra
Il rapporto sulle fotografie di Caesar e sulla sua testimonianza è stato presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 15 aprile 2014. Successivamente le immagini sono state mostrate in pubblico e ai membri di diverse istituzioni internazionali. Nel luglio del 2014 il fotografo ha testimoniato davanti al congresso degli Stati Uniti. Nel marzo del 2015 le fotografie sono state mostrate al consiglio per i diritti umani dell’Onu, in giugno al parlamento europeo. Una prima mostra è stata organizzata dal museo dell’Olocausto di Washington, e trenta foto sono state esposte anche al palazzo delle Nazioni Unite a New York.

La mostra del Maxxi, la prima in Italia, è organizzata da Amnesty international Italia, Articolo 21, Federazione nazionale della stampa italiana, Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontariato, Un ponte per e Unimed. Sarà aperta fino al 9 ottobre.


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Alberto Notarbartolo