Il senato durante la discussione della legge di bilancio, il 7 dicembre 2016. (Tiziana Fabi, Afp)

Due appuntamenti decisivi per la crisi di governo

Il senato durante la discussione della legge di bilancio, il 7 dicembre 2016. (Tiziana Fabi, Afp)
07 dicembre 2016 12:36

Alle 9.30 è cominciata al senato la discussione sulla legge di bilancio sulla quale il governo ha posto la questione di fiducia. La legge dovrebbe essere approvata oggi. Alle 17.30 è stata convocata la direzione nazionale del Partito democratico, in cui il segretario Matteo Renzi, presidente del consiglio dimissionario, riferirà al partito sulla sua decisione di dimettersi e sull’esito del referendum costituzionale. Renzi non parla dal 4 dicembre, quando da palazzo Chigi, dopo la sconfitta del sì al referendum, ha annunciato la sua volontà di dimettersi. Questi due appuntamenti saranno fondamentali per chiarire le prossime tappe della crisi di governo.

La votazione sulla legge di bilancio. Il 6 dicembre la conferenza dei capigruppo del senato ha deciso di mettere in calendario per il 7 dicembre la discussione della legge di bilancio, dopo che il presidente della repubblica Sergio Mattarella aveva chiesto al presidente del consiglio dimissionario di rimandare le dimissioni fino a quando non fosse stata approvata la legge di bilancio. Alle 9.30 è cominciata la discussione sulle pregiudiziali alla legge di bilancio e sono stati presentati gli emendamenti, quindi il governo ha messo la fiducia sull’articolo 1 della legge per impedire che la norma fosse cambiata rispetto al testo approvato dalla camera (in questo caso infatti la legge sarebbe dovuta tornare alla camera per l’approvazione). Alle 13 è prevista la prima chiama per la votazione dell’articolo 1 su cui il governo ha messo la fiducia, poi alle 15.30 la votazione sugli altri articoli della legge. La norma dovrebbe essere approvata senza problemi, ma alcuni osservatori ipotizzano che la legge possa essere bocciata e in questo modo il governo potrebbe essere sfiduciato.

La direzione nazionale del Partito democratico. Alle 17.3o comincerà la direzione nazionale del Pd, partito di maggioranza in parlamento e partito del presidente del consiglio dimissionario. Matteo Renzi dovrà riferire al suo partito le sue intenzioni. Secondo alcuni osservatori potrebbe dimettersi anche da segretario del Partito democratico, perché ha personalizzato il referendum costituzionale e ha riportato una sconfitta importante il 4 dicembre (il sì ha perso con un margine del 18 per cento sul no). Ma da alcune indiscrezioni emerge che Renzi potrebbe presentare una mozione per chiedere al suo partito di andare alle elezioni il prima possibile. Questa possibilità è stata in parte confermata dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, che durante la trasmissione Dimartedì il 6 dicembre, ha ventilato la possibilità di andare alle elezioni per capitalizzare i 13 milioni di voti raccolti dal governo Renzi in favore del sì nel referendum costituzionale del 4 dicembre. Questa posizione è osteggiata da molti parlamentari del Pd che vorrebbero che si andasse a votare solo dopo aver riformato la legge elettorale. Infatti al momento ci sono due diverse leggi elettorali in vigore: una per la camera (Italicum) e una per il senato (Consultellum). Inoltre l’Italicum, o alcune parti importanti della legge, potrebbe essere dichiarato incostituzionale dalla consulta che deve esprimersi sulla legittimità della legge il 24 gennaio. Il Pd, che ha 301 seggi alla camera e 113 seggi al senato, avrà un ruolo fondamentale sia nella eventuale riforma della legge elettorale sia nella scelta del prossimo presidente del consiglio (se Mattarella non deciderà di sciogliere le camere).

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Giovanni De Mauro
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