I candidati alle presidenziali del Parlamento europeo (da sinistra) Guy Verhofstadt, Gianni Pittella e Antonio Tajani in un dibattito a Bruxelles, l’11 gennaio 2017.

Il Parlamento europeo elegge il suo presidente

I candidati alle presidenziali del Parlamento europeo (da sinistra) Guy Verhofstadt, Gianni Pittella e Antonio Tajani in un dibattito a Bruxelles, l’11 gennaio 2017.
17 gennaio 2017 12:17

Il socialdemocratico Martin Schulz è stato un brillante presidente del Parlamento europeo, ma dopo la fine del suo secondo mandato e la scelta di provare una carriera politica in Germania, trovare il suo sostituto a Strasburgo si sta dimostrando complicato. L’elezione a scrutinio segreto è oggetto di uno scontro senza precedenti, scrive Le Monde.

Al primo turno, il 17 gennaio, il candidato del Partito popolare europeo (Ppe), Antonio Tajani, ha preso 274 voti su 683. Il risultato non è ancora sufficiente per l’elezione (serve la maggioranza assoluta dei voti validi espressi, che sarebbe in questo caso 352 voti), ma è superiore rispetto ai 217 seggi del Ppe e mostra che almeno una buona parte dei liberaldemocratici (68 seggi) sta votando per il candidato del Ppe.

Il candidato dei Socialisti e democratici, Gianni Pittella, ha ottenuto 183 voti (praticamente solo quelli del suo gruppo), mentre Helga Stevens dei Conservatori e riformisti europei ha avuto 77 voti. Senza sorprese, la candidata dei Verdi, Jean Lambert, ha ottenuto 56 voti (poco più dei voti di cui dispone il suo gruppo), e quella della Sinistra unitaria, Eleonora Forenza, 50 voti (poco meno di quelli di cui dispone il gruppo). Laurentij Rubega, candidato di bandiera del gruppo di estrema destra Europa delle nazioni e della libertà, di Marine Le Pen e Matteo Salvini, ha avuto 43 voti. Ci sono stati, inoltre, 35 voti nulli comprese le schede bianche.

In assenza, contrariamente al solito, di un accordo preventivo tra i principali partiti presenti a Strasburgo e sapendo che nessuno di loro ha una maggioranza assoluta, l’elezione potrebbe ora essere decisa dai gruppi estremisti. Guy Verhofstadt, il candidato del campo liberale, si è ritirato prima dell’inizio delle votazioni, ma sembrava aver capito questa tendenza quando la scorsa settimana aveva tentato un’improbabile alleanza con gli euroscettici del Movimento 5 stelle. Un progetto “contro natura”, secondo i suoi detrattori, subito ritirato dopo aver scatenato una vivace protesta.

Scontro tra italiani
In realtà, nessuno dei partiti populisti ha un serio candidato. Il Front national francese e i suoi alleati nella Lega nord italiana e dell’Fpö austriaco sostengono il quasi sconosciuto romeno Laurentiu Rebega. I britannici dell’Ukip, sempre meno presenti dopo la vittoria della Brexit, hanno addirittura rinunciato a nominare un candidato. Ma le formazioni euroscettiche possono contare su 100 voti e quindi hanno una grande opportunità per far sentire il loro peso.

I due candidati principali sono Antonio Tajani, 63 anni, per i conservatori, e Gianni Pittella, 58 anni, per i socialdemocratici. Abituati alla politica di Bruxelles-Strasburgo, sono poco noti al grande pubblico e poco carismatici, anche nel proprio gruppo.

La loro candidatura è emersa negli ultimi mesi un po’ per inerzia, dopo l’annuncio da parte del presidente in carica della sua partenza per Berlino. “Tutti si aspettavano un terzo mandato Schulz, nessuno aveva un piano B”, spiega l’eurodeputato conservatore francese Alain Lamassoure.

Tajani è penalizzato dalla sua vicinanza all’ex presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi. Inoltre molti politici (soprattutto i Verdi) lo accusano di non aver fatto niente quando era commissario per l’industria (dal 2010 al 2014 ) per impedire l’uso di tecnologie ingannatrici da parte delle case automobilistiche.

Gianni Pittella vuole mettere fine al patto tra conservatori e socialdemocratici messo in piedi da Martin Schulz, che ha soffocato il dibattito in Parlamento. Ma sarà difficile per lui ottenere i voti dei liberali, ancora sostenitori di queste “grandi coalizioni” tra la sinistra e la destra di governo. E i conservatori già lo accusano di fare il gioco degli eurofobi.

La seconda votazione comincia alle 13, ma le trattative potrebbero anche durare fino al quarto e ultimo turno di voto.

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