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Una serie di articoli tradotti da The Economist explains.

Il mausoleo del Bab, sul monte Carmelo ad Haifa, agosto 2008.

Cos’è la religione bahai?

Il mausoleo del Bab, sul monte Carmelo ad Haifa, agosto 2008.
20 aprile 2017 15:16

Sono giorni indaffarati e caotici nella città israeliana di Haifa. Il 16 aprile nei vicoli vicino al porto, i cristiani hanno celebrato la Pasqua. Il 18 gli ebrei hanno festeggiato la loro Pasqua nella sinagoga. Ora, dal 20 aprile, una piccola comunità di bahai comincia i suoi dodici giorni di Ridvan, la festa più importante. Il gruppo bahai ad Haifa non è isolato: questa religione ha la sua sede principale nella città israeliana, ma conta milioni di seguaci nel mondo.

La loro fede è relativamente recente. Nel 1844 un mercante che si faceva chiamare “il Bab” (letteralmente la porta) cominciò a predicare in Persia. Reinterpretando lo sciismo islamico, affermava che Dio presto avrebbe mandato un nuovo profeta, come Mosè, Cristo o Maometto.

I bahai credono che uno dei seguaci di Bab – Baha’u’llah – sia questo profeta e lo considerano il fondatore ufficiale della loro religione. Di fronte alle persecuzioni persiane e dell’impero ottomano, Baha’u’llah scrisse il testo fondamentale della comunità e scelse il luogo di sepoltura di Bab: un luogo meraviglioso ad Haifa, di fronte al Mediterraneo.

Come suggeriscono le sue origini, la fede bahai prende in prestito elementi da altre religioni. Proibisce l’alcol, come l’islam; e, proprio come i musulmani che pregano in direzione della Mecca, i bahai pregano in direzione della casa di Haifa dove fu sepolto Baha’u’llah. Tra le altre religioni, vengono rispettate induismo e buddismo. E l’eredità persiana è evidente: i bahai festeggiano il capodanno persiano e ammirano lo zoroastrismo.

Unità e discriminazioni
La fede bahai crede “nell’unità dell’umanità”, che supera distinzioni di razza e di classe sociale. Questo ha aiutato la religione a diffondersi all’interno di gruppi vulnerabili come i nativi americani. Dall’altra parte dell’oceano, nel Pacifico, il credo bahai è popolare tra le tribù di Papua, di cui rispetta gli usi e i costumi tradizionali, al contrario di alcuni missionari cristiani. Anche una buona organizzazione ha aiutato la diffusione della religione. I pionieri bahai predicano la religione all’estero e così oggi si contano più di sette milioni di bahai nel mondo, dalla Bolivia al Ciad.

Tuttavia la flessibilità della religione bahai se da un lato l’ha aiutata a diffondersi, dall’altro ha causato molti problemi. Molti studiosi islamici accusano i bahai di essere apostati, cioè traditori della fede, perché i loro primi seguaci erano musulmani ma hanno rifiutato tutti i profeti dopo Maometto. Altri li accusano di sovversione e collegano il loro stabilirsi ad Haifa con il sionismo.

Come risultato i seguaci della religione bahai sono stati perseguitati all’interno del mondo musulmano, specialmente in Iran. Negli ultimi anni centinaia di bahai iraniani sono stati arrestati e lo scorso settembre un uomo è stato assassinato nella città di Yazd. Altri fedeli bahai sono stati imprigionati nello Yemen. Le pressioni provenienti da gruppi bahai all’estero hanno aiutato solo leggermente. Per esempio in Egitto i bahai non devono più decidere se dichiararsi musulmani, ebrei o cristiani sulla carta di identità e per i bahai espulsi dall’università è stata istituita una scuola speciale. Molti di loro continuano comunque a soffrire abusi e discriminazioni in alcune zone del Medio Oriente, anche se in altre parti del mondo continua a espandersi.

(Traduzione di Martina Ciai)

Questo articolo è stato pubblicato sul blog The Economist explain dell’Economist.

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