Fuori da un seggio elettorale a Barcellona, 1 ottobre 2017. (Fabio Bucciarelli, Afp)

La tensione di Barcellona commentata dalla stampa spagnola e catalana

Fuori da un seggio elettorale a Barcellona, 1 ottobre 2017. (Fabio Bucciarelli, Afp)
02 ottobre 2017 14:32

All’indomani degli scontri in Catalogna tra gli elettori e la polizia che cercava di impedirgli di votare nel referendum sull’autodeterminazione della regione, i giornali spagnoli e catalani condannano le violenze e il muro contro muro tra le autorità di Madrid e Barcellona, e prendono atto della nuova situazione politica che si è creata.

Un referendum fallito che lascia la Spagna condannata
ABC, quotidiano di Madrid
Per Isabel San Sebastián, il responsabile del caos di domenica è chiaramente il governo catalano, a cominciare dal suo presidente, Carles Puigdemont. Il voto di domenica, scrive sul quotidiano di destra, “è un atto di sedizione punibile con 15 anni di reclusione se chi lo commette è un pubblico ufficiale”, accusando il governo catalano di usare le istituzioni regionali, “di essere insorto contro lo stato, dalla polizia regionale al ministero della pubblica istruzione, per non parlare del fatto che siano stati usati dei bambini come scudi umani contro la polizia. È chiaro che le urne non hanno valore legale e non rispettavano gli standard minimi richiesti per qualsiasi voto. I nazionalisti lo sanno e lo sfruttano per prenderci in giro. Non cercano la legittimità, come non lo hanno fatto sin dal momento in cui hanno brutalmente ignorato le regole democratiche”.

Insurrezione
El Periódico, quotidiano di Barcellona
“E adesso?”, si chiede la ricercatrice ed esperta in negoziati Emma de Llanos: “Nulla sarà come prima. La situazione può provocare cambiamenti nel rapporto di forza e può darsi che nuovi protagonisti appaiano nella forma di nuovi partiti politici (alcuni dei quali nati da scissioni di quelli esistenti), nuovi movimenti sociali e numerose iniziative cittadine, e anche terze parti che vogliono avere un ruolo da protagonista per difendere interessi che non erano finora rappresentati. Nel peggiore dei casi, entrambe le parti continueranno a scontrarsi in una situazione in cui tutti saranno perdenti e inaspriranno un confronto che nessuno vuole”.

El País, 2 ottobre 2017.

Il governo impedisce con la forza un referendum illegale
El País, Madrid
“Il governo nazionale da un lato e quello della generalitat catalana dall’altro hanno gareggiato ieri nel cantare vittoria dopo la giornata vergognosa che i cittadini catalani si sono visti costretti a vivere per colpa dell’arroganza xenofoba – alleata alle forze antisistema – che Carles Puigdemont rappresenta e l’assoluta incapacità di gestione del problema da parte di Mariano Rajoy fin dal principio di questa crisi”, si legge nell’editoriale non firmato del quotidiano di centrosinistra. “Quella di ieri è stata una sconfitta per il nostro paese, per gli interessi e i diritti di tutti gli spagnoli, che siano catalani o di qualunque altro posto in Spagna, per il destino della nostra democrazia e per la stabilità e il futuro del sistema di convivenza che da ormai quasi quarant’anni ci siamo dati”.

Puidgemont proclamerà l’indipendenza “a giorni”
El Mundo, Madrid
“E la vergogna si consumò. Il 1 ottobre non sarà ricordato come il giorno in cui si celebrò un referendum sull’indipendenza della Catalogna, ma come la giornata nera in cui l’irresponsabilità di una generalitat occupata da illuminati e l’inefficacia di un governo da molto tempo assente si unirono per creare il caos. Non si può dire che ciò che è accaduto fosse completamente imprevedibile. Era esattamente il piano di Puigdemont”, accusa l’editoriale non firmato del conservatore El Mundo. Che aggiunge: “I massimi colpevoli del disastroso spettacolo offerto questa domenica dalle strade della Catalogna sono coloro che hanno deciso di prendere i cittadini devoti della propria società come ostaggi di un disegno unilaterale di segregazione, mascherato da progetto patriottico”.

El Mundo, 2 ottobre 2017.

I mercati tesi per l’alta tensione politica
Cinco Dias, Madrid
“Con una farsa democratica per una pretesa votazione senza alcuna garanzia e con le immagini sventurate delle cariche di polizia che tentano di far rispettare la legge e le decisioni giudiziarie, la Spagna, la Catalogna non hanno dato al mondo la loro immagine migliore e devono rimediare quanto prima”, afferma il quotidiano economico. “Con questo deterioramento dell’immagine della Spagna è anche aumentata la pressione internazionale sul governo di Mariano Rajoy affinché il conflitto si risolva nell’ambito di un’Unione europea che non può permetterselo se pretende di prendere la testa del progresso e della democrazia inclusiva nel mondo”.

E ora?
El Punt Avui, Barcellona
Sul quotidiano che si era espresso a favore del referendum e del sì all’indipendenza Lluís Falgas scrive che “dopo il giorno di difficoltà per poter avanzare scenari, siamo arrivati al 2 ottobre. La strada si è espressa. Da oggi la politica deve tornare a essere protagonista. Niente sarà uguale dopo il 1 ottobre. Né per i favorevoli né per i contrari all’indipendenza della Catalogna. Ora la palla passa di nuovo al parlamento catalano. Anche se sembra un’ovvietà, è qui che si deve discutere, tra i 60 deputati che pensano che l’indipendenza sia la soluzione e i 63 che sono contrari, almeno per ora. Un paesaggio che rende difficile qualsiasi pronostico e che lascia intravedere un dibattito che potrà andare avanti per anni e anni e che, secondo molti politici, si concluderà con una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Altre speculazioni parlano di un patto fiscale da parte del governo spagnolo in cambio di una riduzione delle pretese sovraniste”.

In collaborazione con VoxEurop.

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