21 febbraio 2020 15:18


Il 24 maggio del 2014 il fotografo italiano Andrea Rocchelli e il giornalista russo Andrej Mironov, ex dissidente dell’epoca sovietica, sono stati uccisi da colpi di artiglieria nella zona intorno a Slovjansk, nell’est dell’Ucraina, dove infuriavano i combattimenti tra l’esercito di Kiev e le forze separatiste filorusse. Per quell’omicidio nel luglio del 2019 la corte d’assise di Pavia ha condannato a 24 anni di carcere Vitaliy Markiv, un sergente della guardia nazionale ucraina con doppia nazionalità, ucraina e italiana.

Markiv si è sempre dichiarato innocente. La sentenza è stata accolta come un caso esemplare di giustizia dalla Federazione nazionale della stampa e dalle famiglie delle vittime. Secondo la stampa ucraina, il governo di Kiev e altri osservatori italiani, si è trattato invece di una condanna basata esclusivamente su prove indiziarie, in un clima politico influenzato dalla propaganda russa.

Per fare ulteriore chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte di Rocchelli e Mironov un gruppo di quattro giornalisti – l’ucraina Olga Tokariuk e gli italiani Cristiano Tinazzi, Ruben Lagattolla e Danilo Elia – ha deciso di realizzare un documentario d’inchiesta, dal titolo The wrong place (Il posto sbagliato), le cui riprese sono cominciate nel settembre del 2019.

“Abbiamo cercato di fare quello che non hanno potuto o voluto fare gli inquirenti italiani: siamo andati sul luogo dove sono morti i due giornalisti, e sulla collina di Karačun, dove allora si trovavano i soldati ucraini”, racconta Olga Tokariuk al sito d’informazione ucraino Hromadske. “Abbiamo parlato con testimoni oculari la cui versione dei fatti non è mai stata presa in considerazione. Abbiamo testato le armi e la visibilità che si ha da Karačun sul luogo della morte di Rocchelli e Mironov. E ne abbiamo ricavato un quadro molto diverso rispetto a quello del tribunale di Pavia”.

Il progetto è indipendente e finanziato con una campagna di crowdfunding.

Di Cristiano Tinazzi e Ruben Lagattolla Internazionale ha pubblicato il reportage Ritorno tra i figli scappati dal Burundi.