11 dicembre 2020 17:38

Giovedì 10 dicembre la procura italiana ha accusato quattro agenti della sicurezza nazionale del ministero dell’interno egiziano del rapimento e omicidio del dottorando italiano Giulio Regeni.

I quattro ufficiali sono: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Quest’ultimo è stato anche accusato di lesioni personali e omicidio. Le accuse sono state ritirate contro l’ufficiale Mahmoud Negm, sospettato di essere coinvolto nel sequestro di Regeni, per mancanza di prove.

L’accusa è arrivata due anni dopo che la procura italiana aveva inserito i militari nel registro degli indagati e prima che, secondo il quotidiano italiano La Repubblica, scadesse il termine massimo consentito dalla legge italiana per l’incriminazione formale.

Versioni discordanti
Il corpo di Giulio Regeni, 28 anni, è stato ritrovato sul bordo di un’autostrada fuori dal Cairo il 3 febbraio 2016, una settimana dopo la sua scomparsa il giorno dell’anniversario della rivoluzione, il 25 gennaio.

Il primo rapporto dei medici legali di Roma affermava che Regeni era stato torturato per diversi giorni e che era morto dopo aver subìto una frattura a una vertebra del collo.

Con l’avvicinarsi dell’atto di accusa formale, la procura della repubblica egiziana aveva annunciato il 30 novembre, in un comunicato rilasciato in contemporanea con la procura italiana, che le indagini sull’incidente sarebbero state “temporaneamente” chiuse.

Questa dichiarazione è, secondo una fonte del governo egiziano che ha parlato a Mada Masr, “la fine di qualsiasi trattativa sul caso Regeni. Ormai il caso non sarà più discusso dall’Egitto”. Quest’ultimo commento si riferiva ai sospetti espressi dal procuratore italiano sui cinque esponenti dei servizi di sicurezza egiziani.

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Sempre secondo questa fonte governativa, per l’Egitto nessuno degli ufficiali dei servizi di sicurezza egiziani potrà mai essere indagato o condannato in questo caso.

La fonte ha anche spiegato che l’accordo tra il Cairo e Roma funziona così: “L’Italia farà ciò che vuole, l’Egitto farà ciò che vuole, e intanto i due paesi rimarranno amici”.

Secondo la stessa fonte, inoltre, l’Italia non può fare a meno degli accordi economici con l’Egitto – in particolare la vendita di armi attualmente in discussione: “Si tratta di guadagni davvero enormi”. Ciò è anche stato confermato dalla stampa italiana che ha scritto negli ultimi giorni che il governo italiano aveva approvato nuove garanzie finanziarie per l’Egitto, in previsione di un nuovo contratto per una fornitura di armamenti.

(Traduzione di Catherine Cornet)