10 agosto 2021 13:34
  • Migliaia di persone sono state tratte in salvo dall’isola di Evia, in Grecia, in seguito a un incendio divampato il 3 agosto che sta mettendo in ginocchio l’intera regione dell’Attica. Quasi 600 vigili del fuoco stanno lavorando sull’isola nel tentativo di domare le fiamme e limitare ulteriori danni. Quello di Evia si aggiunge agli altri 118 incendi che dall’inizio dell’estate hanno colpito la Grecia, richiedendo, come lo ha definito il viceministro greco per la Protezione Civile Nikos Hardalias, uno sforzo sovrumano da parte delle unità di soccorso. Anche i roghi nella regione del Peloponneso hanno provocato danni incalcolabili.
  • Dallo scorso 28 luglio sono stati registrati in tutto 208 incendi boschivi in diverse regioni della Turchia, favoriti dal clima secco e dai forti venti. I roghi si sono estesi per un totale di circa 1oomila ettari, provocando la morte di otto persone. Gli incendi hanno costretto turisti e residenti a evacuare le zone interessate. Molte le critiche emerse nei confronti del governo, accusato di non aver alcun piano per la gestione degli incendi. Infatti l’intervento delle autorità turche non è bastato ad arginare l’emergenza tanto da rendere necessario l’invio di soccorsi da parte dell’Unione europea.
  • In Italia dall’inizio dell’estate gli incendi hanno interessato Sardegna, Sicilia, Emilia Romagna e altre regioni. In un tweet della Protezione civile si legge che “dal 15 giugno all’8 agosto sono 44.442 gli interventi dei vigili del fuoco, contro 26.158 dello stesso periodo nel 2020”.
  • Il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, nel corso di un’informativa alla camera, ha evidenziato che solamente il 2 per cento degli incendi è divampato a causa di processi di autocombustione e che più della metà degli incendi ha origine dolosa.
  • I capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ha ribadito che l’ondata di caldo che interesserà il centro sud nei prossimi giorni, raggiungendo picchi di 45 gradi nelle isole, richiederà la massima collaborazione e cautela da parte di istituzioni e cittadini.
  • Il 10 agosto nello stato della California sono attivi undici incendi. Il più violento, Dixie, scoppiato intorno al 13 luglio, ha devastato un’area di circa 200mila ettari e secondo quanto riportato dalle autorità locali solamente il 21 per cento è stato estinto. Nello stato le compagnie assicurative hanno sospeso la vendita di polizze che rimborsino i danni arrecati dal fuoco.
  • Il “Bootleg Fire” è uno degli incendi più estesi mai registrati nello stato dell’Oregon, in corso dal 6 luglio scorso. Da allora sta interessando un’area di circa 1.500 chilometri quadrati. Anche in questo caso il fenomeno coincide con un’anomala ondata di temperature elevate che ha interessato le regioni nordoccidentali del continente.
  • Perfino in Siberia, la regione nel nordest della Russia dove si registrano le temperature più basse del pianeta, si sono verificati incendi che hanno devastato un milione e mezzo di ettari di boschi. I roghi hanno prodotto una nube altamente tossica che ha raggiunto il Polo Nord per la prima volta nella storia e ha costretto le autorità della regione della Jacuzia a evacuare la zona e procedere al disboscamento delle aree intorno ai villaggi più colpiti.
  • Quest’anno in Canada sono stati registrati quasi quattromila incendi, con oltre 157mila ettari bruciati già a metà dello scorso luglio. Le temperature estreme che hanno toccato picchi di 50 gradi hanno favorito il divampare delle fiamme che hanno provocato circa 500 vittime.
  • Gli incendi più devastanti vengono definiti megafires o gigafires in base a diversi criteri, tra i quali la dimensione del fronte delle fiamme, la superficie attraversata, la velocità di propagazione e le temperatura raggiunte. Le alte colonne di fumo rovente causate dalle fiamme spesso provocano ulteriori disastri ambientali.
  • Gli enormi incendi sono le ulteriori conferme di quanto i cambiamenti prodotti dal riscaldamento climatico possano avere conseguenze catastrofiche sul nostro ecosistema. Come spiega il Wwf, gli sconvolgimenti nel ciclo delle piogge, nella quantità di acqua e umidità presente nel terreno, nell’energia dei venti, nelle frequenti siccità, nell’inaridimento e nella progressiva desertificazione hanno esasperato le conseguenze dei roghi.