28 settembre 2021 14:17

La sentenza pronunciata il 20 settembre dal tribunale di Firenze ha aperto un nuovo capitolo nello scontro tra gli operai della Gkn – la fabbrica di componenti per automobili di Campi Bisenzio (Firenze) – e il fondo di investimenti britannico Melrose. La giudice Anita Maria Brigida Davia ha risposto al ricorso presentato dal sindacato Fiom-Cgil e ha definito come antisindacale il comportamento della multinazionale, costringendola a revocare i licenziamenti. Melrose ha fatto però sapere di voler procedere con la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio ed è pronta a presentare appello contro la decisione del tribunale.

Il caso dei 422 lavoratori licenziati via email
Al centro della contesa legale c’è il licenziamento di 422 operai della sede toscana della Gkn Driveline annunciato dalla multinazionale londinese il 9 luglio scorso con una email e senza alcun confronto preventivo con i sindacati, in violazione dell’accordo siglato nel 2020 con le rappresentanze sindacali. La proprietà aveva inviato le email di licenziamento proprio in un giorno di ferie dato d’ufficio ai lavoratori, ma ha poi dovuto fare i conti con la reazione dei suoi dipendenti. Nel giro di poche ore gli operai hanno indetto un presidio permanente di fronte alla sede della Gkn, grazie anche alla solidarietà dimostrata fin da subito da colleghi, attivisti, cittadini e dalla politica locale. Il 12 luglio il sindaco di Campi Bisenzio ha vietato ai mezzi pesanti di avvicinarsi all’azienda, per evitare che la Melrose procedesse con lo smantellamento della sede toscana.

L’obiettivo del fondo è delocalizzare la Gkn Driveline nell’Europa dell’est per risparmiare sul costo del lavoro e aumentare i profitti degli azionisti, chiudendo un’azienda di fatto ben lontana dal rischio di fallimento e che secondo le stime avrebbe continuato a crescere nonostante i danni causati dalla pandemia.

Lo stabilimento di Campi Bisenzio è uno dei più all’avanguardia nel settore dei componenti per l’industria automobilistica e aerospaziale, grazie anche ai piani di sviluppo dell’industria 4.0 portati avanti dal governo italiano negli ultimi anni e ai relativi sgravi fiscali garantiti all’azienda. Oggi però macchinari e robot industriali di ultima generazione dal valore di milioni di euro, acquistati anche con i contributi pubblici, sono fermi in attesa di essere trasportati fuori dall’Italia.

Una legge contro le delocalizzazioni
Il pronunciamento del tribunale di Firenze rappresenta una vittoria per sindacati e lavoratori, ma non scongiura del tutto il rischio chiusura. L’azienda adesso è tenuta ad aprire un tavolo di confronto con gli operai, i rappresentanti sindacali e il ministero dello sviluppo economico, ma può ugualmente procedere con i licenziamenti nel rispetto delle tempistiche previste dal contratto nazionale. Il nodo della questione è la legislazione italiana, che non ha gli strumenti né per evitare la chiusura di uno stabilimento produttivo né per bloccare o penalizzare le aziende che delocalizzano in Europa.

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Quest’ultimo tema è da settimane al centro dell’agenda del governo, ma fino a oggi sono stati fatti ben pochi passi avanti a causa di una spaccatura nella maggioranza di governo sulle possibili sanzioni da imporre alle imprese che decidono di lasciare l’Italia e trasferire i propri stabilimenti all’estero. La bozza in discussione però non soddisfa il collettivo di fabbrica della Gkn, che all’inizio di settembre ha presentato un piano in otto punti contro le delocalizzazioni redatto da un gruppo di giuslavoristi con il coinvolgimento diretto degli stessi operai. Intanto i lavoratori e i sindacalisti hanno rifiutato di presentarsi all’incontro convocato il 21 settembre dall’azienda, dichiarando di essere disponibili a un confronto solo in sede istituzionale e alla presenza del ministro dello sviluppo economico.

La vicenda della Gkn non è soltanto una questione politico-industriale. Intorno ai lavoratori dell’azienda toscana è nato un movimento di solidarietà che ha superato i confini regionali, portando a Firenze lo scorso 18 settembre più di ventimila persone. Le strade della città sono state attraversate da un lungo corteo che chiedeva al governo maggiori tutele sociali e un intervento in difesa del diritto al lavoro, sempre meno garantito e sempre più precario. In pochi mesi la lotta dei lavoratori del Gkn ha assunto così un carattere nazionale e trasversale, unendo realtà diverse intorno a un’unica parola d’ordine: “Insorgiamo”.

A cura di Futura D’Aprile