18 febbraio 2022 16:13

Stephanie Alice Baker, sociologa, ricercatrice presso l’università di Londra
Michael James Walsh, docente di scienze sociali all’università di Canberra

L’opposizione alla vaccinazione esiste sin da quando esistono i vaccini. Fin dalle prime grandi campagne di vaccinazione contro il vaiolo, all’inizio dell’ottocento, la sicurezza e l’efficacia di determinati vaccini è stata ciclicamente messa in discussione.

I mezzi d’informazione hanno giocato un ruolo determinante nel dare visibilità a queste opinioni e negli ultimi anni i social network hanno aumentato in modo significativo la visibilità del movimento antivaccini. Anche internet ha contribuito a far emergere una serie di influencer nel campo della salute alternativa, molti dei quali creano contenuti no vax destinati ai social.

Una nostra ricerca evidenzia come questi influencer si rivolgano spesso strategicamente alle madri per ottenere sostegno alla loro causa. Questo perché quando si parla di salute dei bambini in generale – e di vaccini in particolare – le madri tendono a essere percepite come le principali figure di accudimento.

Tra gli account social che abbiamo analizzato c’è l’account promozionale di 1986: the act, un film diretto da Andrew Wakefield, il medico autore della screditata ricerca del 1998 che postulava una falsa correlazione tra il vaccino mpr (contro morbillo, parotite e rosolia) e l’autismo. Abbiamo analizzato anche gli account di alcuni militanti della cosiddetta disinformation dozen, dodici influencer che si ritiene siano responsabili del 65 per cento dei contenuti anti vaccini condivisi in rete durante la pandemia.

Tre tattiche per rivolgersi alle madri
Uno dei temi principali a cui fanno ricorso gli influencer che abbiamo analizzato per promuovere i messaggi antivaccini è quello della madre protettiva. Qui il ruolo primario di una madre sta nella capacità di garantire la sicurezza del suo bambino e proteggerlo da ciò che potrebbe danneggiarlo. Questo tema è comunicato abitualmente in termini di scelte alimentari e stili di vita: una “brava” madre protegge il figlio dallo stato, dagli interessi delle aziende e dalle sostanze chimiche immesse nel cibo e nei vaccini.

Tra le tecniche più comuni usate dagli influencer per promuovere questo tema ci sono i post con immagini evocative di madri che cullano il loro bambino accompagnate da messaggi antivaccini. Su questi account vengono postati molti video e lettere redatte a mano attribuite a madri che si scusano con i loro figli per non essere riuscite a proteggerli dal male. Colpisce la totale assenza dei padri da questi ritratti.

Gli influencer che abbiamo esaminato cooptano hashtag sui social network per associare il movimento antivaccini ad altre cause che godono di grande popolarità. L’account di 1986: the act ha usato l’hashtag del movimento Black lives matter per cercare di inserire il tema dei vaccini nella cornice del razzismo medico – il fenomeno che Robert F. Kennedy Jr, un altro influencer anti vaccini, ha definito “il nuovo apartheid”. Questo tentativo non ha però riscosso un grande coinvolgimento di pubblico.

Il tema dell’intuito materno è spesso comunicato con aneddoti personali, citazioni, video e lettere rivolte a donne in gravidanza

L’uso che l’account ha fatto dell’hashtag Save the children ha avuto invece come esito un aumento significativo di interazioni con i suoi post, che sono raddoppiate. Cooptando l’hashtag, l’account non solo ha reso i suoi post più semplici da trovare, ma è riuscito a presentare l’ong e il movimento antivaccini schierati l’una accanto all’altro, come parte di uno sforzo comune per proteggere dei bambini innocenti dal male.

La madre intuitiva è un’altra figura retorica sfruttata dagli influencer antivaccini. L’intuito materno viene osannato come una forma superiore di sapere che deriva da emozioni grezze ed esperienze vissute, in contrapposizione al sapere astratto e professionalizzato propugnato dal sistema medico. I post che sfruttano questa figura sono usati per convincere le madri del fatto che i loro dubbi e le loro paure sui vaccini hanno più valore delle competenze scientifiche e mediche.

Il tema dell’intuito materno è spesso comunicato attraverso aneddoti personali riferiti sotto forma di citazioni, video e lettere rivolte a donne in gravidanza. Le storie personali dei danni provocati dal vaccino sono usate per seminare e rafforzare dubbi riguardo la sicurezza dei vaccini.

Gli influencer che abbiamo studiato usano hashtag come #TrustTheMoms, #MotherKnowBetter e #Mothersintuition (fidiamoci delle mamme, una mamma sa cosa è meglio, intuito materno) per presentare il loro messaggio, secondo cui la saggezza innata dell’intuito materno è parte di un racconto collettivo sul rifiuto del vaccino.

Schierandosi a fianco della madre intuitiva, questi influencer – molti dei quali si presentano con un titolo medico – riescono a sfruttare la loro autorità criticando al tempo stesso il sistema sanitario. Lo stesso Wakefield, per esempio, definisce 1986: the act come “la storia di una delle forze più potenti dell’universo: l’intuito materno”.

La madre amorevole è l’ultimo tema che gli influencer che abbiamo esaminato usano per incoraggiare il rifiuto dei vaccini. Nei post di questo tipo le madri esprimono una devozione assoluta verso i figli. Questa variante è associata comunemente a influencer che sono a loro volta madri e che difendono posizioni antivaccini.

Una influencer antivaccino che abbiamo seguito sui social esemplificava questo tema usando post personali che la ritraevano a casa con sua figlia prima del loro “appuntamento mamma figlia”. Questi post sono accompagnati da hashtag che promuovono un documentario a puntate a carattere disinformativo sui vaccini e sul cancro realizzato dalla stessa influencer e disponibile a pagamento.

In questo genere di post la ferrea opposizione ai vaccini è descritta come parte integrante di ciò che rende una madre “amorevole”. Ma nel caso di questa influencer si trattava sostanzialmente di pubblicità per i suoi documentari.

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C’è un presupposto, alimentato dai mezzi d’informazione, che attribuisce alle madri la responsabilità del movimento antivaccini. La nostra ricerca mette in discussione questo assunto, svelando come le madri siano deliberatamente prese di mira dagli influencer, che traggono profitto dai dubbi che contribuiscono a seminare pubblicizzando prodotti, servizi e “cure” mediche alternative a chi è indeciso sui vaccini.

Invece di ritenere le madri le uniche responsabili della decisione di non vaccinare i figli, dovremmo studiare approfonditamente questi tentativi strategici di influenzare e manipolare le loro decisioni. Ciò che abbiamo scoperto svela schemi evidenti nel modo in cui le madri finiscono nel mirino degli influencer antivaccino.

Tenuto conto di questo, faremmo meglio a giudicare meno le madri se ci sembrano esitare di fronte ai vaccini e fare invece di più per impedire che diventino oggetto di queste campagne.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito su The Conversation.