Il presidente Donald Trump durante un incontro con l’organizzazione Friends of Ireland a Capitol Hill, Washington, il 16 marzo 2017.

Le critiche alla riforma sanitaria e le altre notizie su Trump

Il presidente Donald Trump durante un incontro con l’organizzazione Friends of Ireland a Capitol Hill, Washington, il 16 marzo 2017.
17 marzo 2017 17:31

Il 15 marzo un giudice federale delle Hawaii ha bloccato l’ordine esecutivo sull’immigrazione firmato da Trump il 6 marzo per vietare temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da sei paesi a maggioranza musulmana. Il provvedimento, che sarebbe dovuto entrare in vigore il 16 marzo, era una versione rivista dell’ordine esecutivo firmato da Trump a fine gennaio, che era stato duramente contestato e poi era stato bocciato da una corte federale della California. Secondo il giudice delle Hawaii, il decreto di Trump è discriminatorio perché ha l’obiettivo di “sfavorire le persone appartenenti a una particolare religione”. Poche ore dopo un giudice federale del Maryland ha pronunciato una sentenza simile.

Trump ha reagito accusando di nuovo il sistema giudiziario di mettere a rischio la sicurezza nazionale e ha detto di voler fare ricorso alla corte suprema.

I rischi della riforma sanitaria
L’ufficio del budget del congresso (Cbo), un ente indipendente che svolge analisi economiche per il congresso, ha pubblicato uno studio con le previsioni sulla riforma sanitaria proposta dai repubblicani, e sostenuta da Trump, per sostituire l’Obamacare, il sistema sanitario volato da Barack Obama. Quattordici milioni di persone perderebbero la copertura sanitaria entro un anno dall’entrata in vigore del nuovo sistema, e 24 milioni rimarrebbero senza assicurazione sanitaria entro il 2026. Secondo il Cbo, i tagli all’assistenza sanitaria, tra cui quelli al Medicaid (il programma di sussidi alle famiglie a basso reddito) farebbero risparmiare allo stato 337 miliardi di dollari. Le critiche alla riforma, arrivate dai democratici ma anche da molti conservatori, stanno creando una frattura tra la Casa Bianca e i vertici del Partito repubblicano. Alcuni ambienti vicini a Trump, tra cui il sito di estrema destra Breitbart e il canale Fox News, stanno facendo pressione sul presidente per convincerlo a prendere le distanze dalla proposta di legge.

Il nuovo bilancio
È stata resa nota la proposta della Casa Bianca per il bilancio del 2018, che nei prossimi mesi dovrà essere discussa dal congresso. Trump propone di tagliare drasticamente i fondi all’agenzia per la protezione ambientale, ai programmi governativi per finanziare la cultura e a quelli per la riduzione della povertà. Verrebbero ridotti anche i fondi per le iniziative diplomatiche e di aiuti internazionali del dipartimento di stato, i servizi sanitari e quelli legati all’istruzione. Gli unici a beneficiare di un aumento della spesa sarebbero il dipartimento per la sicurezza nazionale, il Pentagono e l’agenzia che si occupa dei reduci di guerra.

Deregolamentazioni in vista
Trump ha scelto Scott Gottlieb come direttore della Food and drug administration, l’agenzia governativa che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Gottlieb, un medico di 44 anni con profondi legami con l’industria farmaceutica, dovrà mettere in atto il piano di Trump per deregolamentare il settore farmaceutico. Dopo essere entrato in carica il presidente ha detto che il settore è lento e macchinoso e di voler eliminare l’80 per cento delle regolamentazioni attualmente in vigore. La nomina di Gottlieb dovrà essere ratificata dal senato.

Automobili più inquinanti
Trump ha dato il via al procedimento per eliminare le regolamentazioni, introdotte da Obama, per limitare le emissioni di anidride carbonica prodotta dalle automobili. La nuova posizione della Casa Bianca è stata ben accolta dai produttori di automobili. Scott Pruitt, direttore dell’agenzia per la protezione ambientale, ha dichiarato: “Gli standard in vigore sono troppo costosi per l’industria automobilistica e per il popolo americano”.

Gli affari del presidente in Messico
Il 12 marzo le autorità messicane hanno dato ad alcuni nuovi marchi della Trump Organization, l’azienda di proprietà del presidente e dei suoi figli, il permesso a operare nel paese latinoamericano. L’azienda potrà quindi aprire attività e negozi nel paese. La richiesta era stata presentata dagli avvocati di Trump il 19 febbraio. Lo stesso giorno il presidente, durante un comizio a North Charleston, in South Carolina, aveva accusato per l’ennesima volta i messicani di rubare posti di lavoro agli statunitensi: “I messicani si prendono tutti i lavori, a noi non rimane niente”. Una settimana prima la Trump Organization aveva ottenuto permessi per operare in Cina, un altro paese criticato da Trump negli ultimi mesi.

Avviso alla Corea del Nord
Il segretario di stato Rex Tillerson ha dichiarato che gli Stati Uniti prenderanno in considerazione “tutte le opzioni” per rispondere alle esercitazioni militari della Corea del Nord, che all’inizio di marzo ha lanciato quattro missili al largo delle coste del Giappone.

Le tasse del presidente
La rete televisiva Msnbc ha pubblicato una parte della dichiarazione dei redditi di Trump del 2005. Secondo le rivelazioni, quell’anno il presidente ha dichiarato 152,7 milioni di dollari e ha pagato 38,4 milioni di tasse al governo federale; di queste 5,3 milioni di dollari sono stati versati come imposta sul reddito, e altri 31 milioni tramite l’alternative minimum tax (Amt), una tassa che scatta sopra una certa soglia di reddito. In campagna elettorale Trump ha detto più volte di voler abolire la tassa Amt. Trump è l’unico presidente della storia statunitense a non aver reso pubblica la sua dichiarazione dei redditi.

Procuratori licenziati
Trump ha chiesto le dimissioni immediate di 46 procuratori nominati da Obama. Negli Stati Uniti ci sono 93 procuratori, che sono nominati dal governo e rappresentano il ministero della giustizia nei vari distretti giudiziari del paese. Negli Stati Uniti è normale che i procuratori si dimettano dopo l’insediamento di un nuovo presidente, ma in questo caso molti commentatori sono rimasti stupiti perché secondo alcune ricostruzioni Trump avrebbe preso la decisione all’improvviso dopo aver guardato un servizio di Fox News.

Intercettazioni inesistenti
Durante una conferenza stampa Sean Spicer, il portavoce della Casa Bianca, è tornato ad accusare l’ex presidente Obama di aver intercettato Trump durante la campagna elettorale del 2016. Secondo Spicer, Obama sarebbe stato aiutato dai sevizi segreti britannici. Un portavoce dell’intelligence britannica ha respinto categoricamente le accuse, definendole “ridicole”.

Il 15 marzo Devin Nunes, il presidente della commissione per l’intelligence del senato degli Stati Uniti, ha dichiarato che non ci sono prove a sostegno dell’accusa di Trump.

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