Sagome di cartone che raffigurano Mark Zuckerberg davanti al congresso, a Washington, il 10 aprile 2018. (Saul Loeb, Afp)

Il mondo che Facebook vuole costruire

Sagome di cartone che raffigurano Mark Zuckerberg davanti al congresso, a Washington, il 10 aprile 2018. (Saul Loeb, Afp)
07 maggio 2018 17:30

Dopo le audizioni al congresso di metà aprile, con le azioni della sua azienda in ripresa, la settimana scorsa un fiducioso Mark Zuckerberg è salito sul palco di San Jose, California, in occasione della conferenza annuale di Facebook. Era molto a suo agio, come se i problemi degli ultimi mesi lo avessero rafforzato.

Il primo quarto d’ora ha parlato delle responsabilità del social network, ha promesso riforme e ha presentato nuove funzioni per rispondere alle accuse di aver diffuso notizie false. La novità principale è un nuovo controllo della privacy che permette agli utenti di cancellare le informazioni raccolte sulle loro abitudini di navigazione. Zuckerberg ha paragonato l’operazione alla pulizia dei cookie di un browser. A breve, quando uscirà, si chiamerà Clear history, cancella il passato.

Sembra che la conferenza sia stata concepita con questo scopo. Gli scandali che hanno travolto l’azienda dalla vigilia delle elezioni statunitensi nel 2016 non sono spariti, ma Facebook ha lasciato intendere di aver capito le dimensioni del problema, ha stanziato risorse appropriate e ora le persone (e le democrazie) possono sentirsi al sicuro.

Zuckerberg vuole eliminare la distinzione tra mondo fisico e virtuale

Prima di snocciolare l’elenco delle cose fatte per rafforzare il valore dell’informazione e delle elezioni, Zuckerberg ha dato un’idea di quel che pensa a proposito del significato di Facebook. Cosa perderebbe il mondo, si è chiesto, se sparisse?

La sua risposta è stata che nel 2004 su internet si poteva trovare quasi tutto, tranne ciò che più interessa alle persone: altre persone. “Per questo ho cominciato a creare un servizio che le mettesse in primo piano, anche nel rapporto con la tecnologia”, ha dichiarato. Si tratta di una retorica nuova da parte sua, che va dritta al cuore del disagio che tanti provano a proposito della missione di Facebook.

Il social network ha diminuito la distanza tra chi siamo nel mondo reale e quello che le macchine immaginano di noi. È per questo che le sue pubblicità funzionano, come dimostrano gli introiti enormi, nonostante il numero degli annunci pubblicitari sia cresciuto in maniera modesta. È anche per questo che l’azienda ha adottato la politica di usare nomi reali e ha voluto che la sua mappa di relazioni personali diventasse la mappa di tutte le relazioni personali.

Anche negli esperimenti sulla realtà virtuale, Facebook vuole sfidare le distanze, il che è un altro modo di dire che vuole eliminare la distinzione tra mondo fisico e virtuale. Molti dei suoi nuovi prodotti – come la realtà aumentata, le videochat di gruppo o i concerti a cui partecipare tramite la realtà virtuale – si concentrano sul fare delle cose con i nostri amici reali in un contesto digitale, oppure sul riportare oggetti digitali in un contesto reale. Muovendosi avanti e indietro su questo confine, è probabile che diventi più fluido o che scompaia del tutto.

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In passato Facebook voleva diventare il mezzo per svolgere alcune attività digitali, dall’uso dei videogiochi alla navigazione sui siti web più importanti. Ora vuole essere identificato come il posto dove compiere qualsiasi azione su internet, e accelera il processo di fusione tra identità digitale e fisica.

Sarebbe facile dire che l’azienda mira a tutto questo per ottenere un’enorme quantità di denaro, diventando l’unico strumento con cui sarà possibile, in futuro, essere una persona. Ma chi è vicino a Zuckerberg dice che è sinceramente disinteressato ai soldi, che sono solo il combustibile per costruire un nuovo mondo, un mondo che l’azienda crede di essere la sola ad avere intravisto.

“Abbiamo bisogno di progettare una tecnologia che avvicini le persone”, ha dichiarato dal palco Zuckerberg. “Se non lavoreremo su questo, il mondo non andrà da solo in questa direzione”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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