06 agosto 2022 12:00

Sono trascorsi più di due anni da quando sono diventato il corrispondente dell’Atlantic sulla felicità. La rubrica How to build a life, come costruire una vita, è stata lanciata il 9 aprile del 2020 come un sperimento: era possibile trasformare l’infelicità e la solitudine dei primi giorni di pandemia da coronavirus come un’opportunità per pensare di più al proprio benessere?

L’esperimento va ancora alla grande: questo è il centesimo articolo della rubrica che pubblichiamo. Su How to build a life si è parlato di procrastinare e possedere animali, di Ben Franklin e Aristotele, di vacanze estive e malinconie invernali, di elezioni ed esercizi – il tutto attraverso le lenti della felicità. Ogni articolo ha una lezione diversa, ed è così che dovrebbero andare le cose: ci concentriamo su milioni di cose diverse nel corso di una giornata, di una settimana, di un anno e di una vita intera.

Neuroscienziati, psicologi sociali, economisti comportamentali e filosofi possono esercitarsi su qualsiasi soggetto per dimostrare quanto i nostri esercizi quotidiani possano aiutarci nella ricerca della felicità. Questo però non significa che la felicità dipende solo da quanto riusciamo a imbroccare i piccoli dettagli della nostra vita. Ciascuno di noi dovrebbe anche tenere a mente alcune grandi verità derivanti dalla scienza della felicità, che possono trascendere tempo e circostanze e guidarci negli eventi della nostra vita, da quelli più banali e quelli più importanti.

Le tre massime della felicità
Massima numero uno: a madre natura non importa se siete felici. Forse l’errore più grande che le persone commettono a proposito della felicità è presupporre che arriverà in modo naturale se seguiamo il nostro istinto: “Se ti fa stare bene, allora fallo”. È una logica semplicistica: noi umani desideriamo molte ricompense mondane, come soldi, potere, piacere e ammirazione. E vogliamo anche essere felici. Di conseguenza, se otterremo queste ricompense mondane, saremo felici. Ma questo è il più crudele degli scherzi che la natura ci gioca per
assicurarsi che trasmetteremo i nostri geni a prescindere da quanto ci piaccia farlo.

Il sistema delle ricompense nel nostro cervello continua a stimolare la ricerca di piaceri mondani che accresceranno la nostra idoneità riproduttiva rispetto agli altri. Questi piaceri ricadono genericamente nelle categorie di soldi, potere, piacere e onore, che il teologo medievale Tommaso d’Aquino definiva i “sostituti di dio”. A prescindere da quanto credito vogliate dare ai suoi insegnamenti, non si può negare che queste ricompense promettano molta più felicità rispetto a quella che procurano davvero. Semplicemente, non danno soddisfazione.

Siete voi, non madre natura, i responsabili della vostra felicità. Ciò significa che dovete ridimensionare i vostri appetiti mondani e perseguire solo ciò che arreca felicità duratura: una fede o una filosofia di vita, le relazioni familiari, la vera amicizia, un lavoro che abbia un senso.

Per ottenere dei cambiamenti in grado di determinare una felicità duratura non servono trucchi, ma abitudini

Massima numero due: la felicità duratura deriva dalle abitudini e non dalle dritte. Viviamo in una cultura della “dritta”, delle scorciatoie per ottenere obiettivi che altrimenti richiederebbero molto tempo o per invadere sistemi ben protetti. Internet è pieno di “dritte per la felicità” che dovrebbero accrescere il vostro benessere con poco sforzo. E in effetti potete affidarvi a delle piccole e semplici azioni per cambiare rapidamente il vostro stato emotivo, per esempio silenziando le notifiche sul cellulare, cosa che raccomando moltissimo. Solo che per ottenere dei cambiamenti in grado di determinare una felicità duratura non servono trucchi, ma abitudini. E quando parlo di abitudini non intendo routine insensate, ma pratiche consapevoli e quotidiane che rafforzano le vostre relazioni, approfondiscono il vostro sapere e svelano il significato nella vostra vita.

Le tecniche per raggiungere la felicità tendono a banalizzare la felicità trattandola come un’emozione o poco più, ma è sbagliato. I sentimenti felici sono la prova della felicità, che è una combinazione di piacere, soddisfazione e propositi. Per migliorare in queste aree servono impegno e sforzo, come per raggiungere qualsiasi altra cosa che abbia un valore. Ma se vi impegnate, vedrete sicuramente dei risultati.

Massima numero tre: la felicità è amore. All’inizio del quinto secolo sant’Agostino sintetizzava tutta l’etica umana nel motto “ama e fai ciò che vuoi”. Le persone più felici hanno vite concentrate sull’amore: per la famiglia, per gli amici, per gli altri attraverso un lavoro adatto e, in alcuni casi, anche per il divino. Gli studi su persone che, invecchiando, sono felici (e in salute) dimostrano che la parte più importante da coltivare nella vita è una serie di rapporti d’amore stabili e di lungo periodo. Non tutti godono di una vita piena d’amore, è vero. Ma ecco una buona notizia: su questo è possibile esercitare un controllo significativo, perché l’amore è una decisione e un impegno.

Per Tommaso d’Aquino amare significa “desiderare il bene dell’altro”. Non potete scegliere quanto amore riceverete, ma la felicità dipende più da quanto ne date. E altrettanto importante è ciò verso cui indirizzate il vostro amore. Agostino insegnava che per essere felice una persona “non ama ciò che non è da amarsi, né omette di amare ciò che è da amarsi”. Ecco una formula pratica: le persone felici amano le persone e usano le cose; le persone infelici usano le persone e amano le cose.

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Tre massime non sono difficili da ricordare: il difficile è viverle. E il modo migliore per farlo è condividerle con gli altri. Così come insegnare matematica aiuta a capirla più a fondo, per accrescere la propria felicità non c’è poco di meglio che insegnarla agli altri. In effetti i miei livelli di felicità sono cresciuti di un bel 60 per cento da quando ho cominciato a scrivere questa rubrica, come emerge dalle valutazioni comuni e ben rodate che chiedo di fare ai miei studenti.

Ogni giorno penso a come condividere con il mondo quello che ho imparato nella letteratura scientifica e a come mettere in pratica queste idee nella mia vita. Ovviamente per insegnarle servono degli studenti. Per scrivere cento articoli è stato necessario che voi li leggeste e metteste in pratica le idee al loro interno, e che di tanto in tanto mi aggiornaste sui risultati.

Ed eccoci giunti a uno dei principi più importanti della felicità: la gratitudine, che
migliora moltissimo il benessere. In questo spirito, quindi, grazie per aver letto How to build a life. Con amore, dedico queste cento lezioni – e le molte altre che verranno – a voi, augurandovi di poter accrescere la felicità nel viaggio della vostra vita.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.