09 agosto 2016 15:39

L’ideale morale supremo in campo alimentare è leggermente cambiato.

Usando dei modelli di simulazione biofisica per confrontare dieci tipi di comportamento alimentare, alcuni ricercatori hanno scoperto che mangiare meno prodotti animali permetterebbe di sfamare più persone coltivando la stessa superficie agricola esistente. Ma è emerso anche che l’eliminazione totale dei prodotti d’origine animale non è il modo migliore per sfruttare i terreni in modo sostenibile. Le loro ricerche sono state pubblicate su Elementa, una rivista di scienze dell’antropocene.

I ricercatori hanno preso in considerazione la dieta vegana, due diete vegetariane (una che include latticini, l’altra che include uova e latticini), quattro diete onnivore (con vari gradi d’influenza vegetariana), una povera di grassi e zuccheri e una più in linea con le odierne abitudini alimentari statunitensi.

Efficienza ambientale

Secondo i loro modelli, la dieta vegana riesce a nutrire meno persone di due delle diete vegetariane e due delle quattro diete onnivore analizzate. Il senso della ricerca è che rinunciare in maniera totale ai prodotti animali potrebbe non essere, a lungo termine, la scelta più ecosostenibile per l’umanità.

Naturalmente, non è un argomento sufficiente per adottare una dieta carnivora. Lo studio rivela che la strada da seguire per arrivare all’efficienza ambientale (usare meglio la terra per produrre di più) è di sforzarsi di avere una dieta a base di piante (con al massimo un po’ di carne in aggiunta).

Usiamo tipi diversi di terra per produrre diversi tipi di cibo, e non tutte le diete sfruttano questi terreni in maniera uguale

Oggi il consumatore statunitense medio ha bisogno di più di un ettaro di terra all’anno per soddisfare la sua dieta. Questa superficie scende decisamente riducendo il consumo di carne e aumentando quello di vegetali. Tre delle diete vegetariane esaminate utilizzano meno di 0,2 ettari di terreno pro capite all’anno, permettendo così di avere una maggiore porzione di terra in grado di nutrire più persone.

E quindi perché non diventare vegani puri e duri?

Se fosse applicata all’intera popolazione globale, la dieta vegana richiederebbe l’uso esclusivo di terreni disponibili che potrebbero nutrire più persone. Questo perché usiamo tipi diversi di terra per produrre diversi tipi di cibo, e non tutte le diete sfruttano questi terreni in maniera uguale.

  • I terreni da pascolo spesso non sono adatti per le coltivazioni, ma sono ottimi per nutrire animali come i bovini.
  • Le colture perenni permettono coltivazioni il cui ciclo è attivo durante tutto l’anno e che sono raccolte varie volte prima di morire, compresa buona parte del grano e del fieno usati per nutrire il bestiame
  • I terreni coltivati sono quelli dove tradizionalmente crescono la frutta, la verdura e la frutta a guscio.

Le cinque diete che contengono la maggior quantità di carne usano tutte le colture disponibili e la terra dedicata al pascolo degli animali. Ma la dieta vegana ha la particolarità di essere l’unica a non usare alcun tipo di coltura perenne e, per questo motivo, vanifica la possibilità di produrre molto più cibo.

Una questione filosofica

Naturalmente questi risultati sono di un unico studio. Determinare quel che le persone dovrebbero mangiare per migliorare sia la sostenibilità sia la salute è un’operazione complessa. Economisti, biologi, nutrizionisti e ambientalisti hanno tutti intrapreso studi per giungere a una risposta definitiva. Quest’ultima rimane difficile da determinare, dato il numero di variabili all’interno della catena alimentare. Per non parlare dei diversi modi in cui i nostri corpi interagiscono con i cibi.

E poi c’è una questione di natura filosofica. Molti vegani non decidono di evitare i prodotti animali per motivi di sostenibilità: molti di loro preferirebbero semplicemente escludere del tutto l’allevamento animale dall’alimentazione.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

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