17 marzo 2020 14:14

Dall’aids all’ebola, dalla Sars al Covid-19, le malattie infettive continuano a minacciare le popolazioni umane. Il New England Journal of Medicine offre un punto di vista storico per capire quello che sta succedendo. Un aspetto drammatico della risposta alle epidemie è il desiderio di trovare un responsabile. Dagli ebrei nell’Europa medievale ai consumatori di carne dei mercati cinesi, qualcuno deve essere sempre incolpato.

Un altro evento che si ripete è il fallimento degli interventi medici o di sanità pubblica. La tecnologia per eliminare il vaiolo è stata descritta nel 1798, ma ha impiegato quasi 180 anni per affermarsi e raggiungere il suo obiettivo. La terapia antiretrovirale ha fortemente ridotto la mortalità per aids, ma non l’ha annullata. È anche scoraggiante il fatto che troppo spesso le epidemie causano la morte del personale sanitario. È accaduto per il focolaio di febbre gialla di Filadelfia nel 1793, durante l’epidemia di ebola del 2014 e ora in Cina.

La grandezza della minaccia
Per gli storici è difficile fare previsioni. Quanto dobbiamo essere preoccupati per il Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus? Alcuni esperti prevedono che entro la fine dell’anno avrà infettato metà della popolazione mondiale, con la possibilità di aver causato la morte di cento milioni di persone. “Ma le epidemie catastrofiche che uccidono milioni di persone sono state rarissime”, scrive il Nejm, e ci sono pochi esempi nel passato millennio. La storia suggerisce che il rischio maggiore è quello di paure esagerate e priorità sbagliate. Ci sono molti esempi storici di panico per epidemie che non si sono mai concretizzate, mentre minacce ovvie vengono ignorate.

Al 17 marzo il Covid-19 ha ucciso più di settemila persone nel mondo. La Cina ne perde ogni giorno circa cinquemila per infarto: perché ferma la sua economia per il Covid-19 mentre fa poco per limitare il fumo? I cittadini e i leader politici devono riflettere attentamente, considerare i rischi e perseguire politiche adeguate alla grandezza della minaccia, conclude il Nejm.