(John Rensten, Getty Images)

Un podcast sull’importanza del suono

(John Rensten, Getty Images)
02 giugno 2016 14:25

Jo Milne è nata senza poter percepire alcun suono. Per quarant’anni ha vissuto una vita da non udente, fino a quando si è sottoposta a un’operazione per l’inserimento degli impianti cocleari. Durante il primo test di ascolto nell’ambulatorio, la madre ha girato un video dove si vede Jo che scoppia a piangere per l’emozione di poter finalmente sentire.

Tim Hinman, l’autore del podcast Sound Matters, è andato a trovarla a un anno dall’intervento per capire cosa si prova a scoprire l’esistenza del suono dopo una vita passata nel silenzio. E per poter entrare in contatto con la storia di Jo, l’autore si è chiuso in una camera anecoica, che ricrea al suo interno il silenzio assoluto.

Cosa ascoltare. Sound Matters è un podcast “sul suono e su cose importanti”, realizzato da Tim Hinman in collaborazione con la B&O play, un’azienda danese che vende dispositivi dedicati all’ascolto e che pubblica una rivista online, The Journal.

Hinman è uno dei fondatori di Third Ear, gruppo di ascolto che è poi diventato una casa di produzione indipendente intorno alla quale si è sviluppata la scena creativa radiofonica danese, al momento la più interessante in Europa. Per The Journal Hinman ha costruito questo podcast sull’importanza del suono nella nostra vita: dai possibili rumori del nostro pianeta quando si è formato, a come si costruiscono le colonne sonore dei film, fino a questo episodio dove Tim racconta cosa significa sentire per la prima volta e come sarebbe invece non poter sentire più.

In un panorama in cui i podcast cercano sempre storie diverse o tecniche di produzione innovative sull’onda dell’entusiasmo di ascoltatori e autori, Sound Matters riporta al centro dell’attenzione il perno su cui tutto questo si regge: la possibilità di poter ascoltare. È come se, nel turbine di scadenze, bollette, figli, lavoro, gite fuori porta e litigi, una sera il proprio compagno o la propria compagna ci guardasse negli occhi e dicesse: stasera parliamo d’amore, di quello da cui tutto è partito e per cui ha senso che continuiamo a fare quello che stiamo facendo. È un ascolto fondamentale per chi si occupa di suono: l’ironia e la serietà di Tim Hinman, oltre al calore rassicurante della sua voce al microfono, ci fanno compiere un viaggio alla fine del quale capiremo meglio il valore inestimabile di poter ascoltare.

Cosa fare mentre si ascolta. Prima di tutto bisogna lasciarsi affascinare dalla voce di Jo Milne: la sua pronuncia è un evento unico dal punto di vista sonoro, è ripresa a metà del suo percorso di riabilitazione ed è quindi piena della vita multiforme e multidimensionale che può avere anche la vocalità ordinaria.

Ovviamente si può andare a vedere il video in cui Milne sente per la prima volta, ma mi raccomando, solo dopo aver ascoltato il podcast. Tra una puntata e l’altra, mentre i pensieri sul suono si formano, si può provare a far risuonare l’ambiente circostante: battere le mani in un angolo e ascoltare dove rimbalzano i riverberi, appoggiare l’orecchio a un bicchiere mentre si versa l’acqua, o accostarlo il più possibile alle persone con cui possiamo permetterci di farlo e sentire i rumori del corpo che risuonano nello spazio e nel tempo. Ricostruire il rapporto con le nostre capacità uditive, e imparare come si muove il suono, ci consente poi di fare ordine nella pressione acustica che abbiamo intorno alla testa per poter, alla fine, vivere meglio (anche se le cuffie danesi potrebbero aiutarci in questo, costano comunque davvero troppo).

Momento migliore. “Even if it is a very silent silence, it is not quite as quiet you might think”.

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