03 novembre 2016 16:15

Il 20 ottobre è stato l’anniversario della morte di Muammar Gheddafi. Molti ne hanno approfittato per rimpiangerlo, diffondendo le solite falsità su di lui attraverso siti e blog.

Quest’anno la nostalgia per Gheddafi è sembrata più forte che in passato, non solo in Libia ma anche nel resto del mondo. Il fatto è che molti avversari di Hillary Clinton hanno usato l’anniversario contro di lei. Non sto dicendo che preferisco un candidato in particolare alle presidenziali statunitensi, ma se qualcuno dovesse puntarmi una pistola alla tempia costringendomi a scegliere tra Hillary Clinton e Donald Trump, be’, sceglierei Hillary. E visto che la Libia è diventata uno degli argomenti di discussione preferiti nella campagna elettorale, immagino che anche i libici possano avere voce in capitolo.

“Non avreste dovuto rovesciare Gheddafi, guardate il caos che avete provocato”: accuse del genere sono molto diffuse, anche se a nessuno importa davvero della Libia. Se a queste persone importasse qualcosa del genere umano, invece di chiedere ai candidati cos’hanno o non hanno fatto in Libia, perché non gli chiedono cosa faranno per Aleppo? Dal loro punto di vista, la Libia sta subendo le conseguenze dell’ingerenza occidentale, mentre in Siria pagano la mancata ingerenza. I due scenari si sono verificati più o meno nello stesso periodo, perciò quello che è successo in un paese è la risposta alle domande sull’altro.

Dai commenti di queste persone emerge una totale assenza di empatia, l’incapacità di immaginare come si viva realmente sotto il regime di un tiranno. Pensare che tutto quello che accade nel mondo le riguardi e discutere di qualsiasi crisi solo in base alle conseguenze per il loro stile di vita è davvero egocentrico. Chi vive nei paesi in via di sviluppo non è considerato davvero umano.

Quando Gheddafi era vivo il suo libro era ovunque. C’erano citazioni sui cartelli e sui muri

Nonostante tutto questo, fino a un certo punto posso anche capire alcune domande e alcuni commenti. Quello che è inaccettabile e irrispettoso è il tentativo di dipingere Gheddafi come un eroe. Qualcuno è perfino arrivato a paragonarlo a Gesù, che “loro” avrebbero crocifisso perché minacciava i loro interessi economici. La nostra memoria collettiva come nazioni è corta, e alcuni si sono assunti la responsabilità di scegliere quali pezzi del passato dovremmo ricordare.

Il culto della personalità del “cane pazzo del Medio Oriente”, come lo aveva definito l’ex presidente statunitense Ronald Reagan, è ancora vivo. È facile per un sedicente esperto scrivere e condividere informazioni fabbricate ad arte, basate in gran parte su film stupidi come 13 hours: the secret soldiers of Benghazi. Questi sedicenti esperti continuano a ripetere cose come: “Ai suoi tempi in Libia non c’erano le bollette dell’elettricità. Non c’erano interessi sui prestiti, Gheddafi aveva giurato che i suoi genitori non avrebbero avuto una casa finché non l’avessero avuta tutti gli altri libici, tutti i novelli sposi in Libia ricevevano sessantamila dinari dal governo”.

Questi cosiddetti fatti, e molti altri di tenore simile, sono solo spazzatura. Non voglio sprecare del tempo a spiegare quanto siano distanti dalla realtà perché non si può vincere una disputa con qualcuno che crede a informazioni basate su pettegolezzi e falsità.

Ma per fortuna, c’è una cosa buona quando si tratta di dittatori: sono loro stessi a volere che il mondo li ricordi. Adorano condividere la loro filosofia con le generazioni future, perciò scrivono libri dove fanno di tutto per presentarsi al meglio, condividere e spiegare le loro gesta. Sono inclini a mentire per apparire come santi impegnati in una missione sacra. Di conseguenza, se mai esiste una loro versione migliore, la si troverà nelle pagine che hanno scritto.

Quindi condividerò qualche paragrafo della versione migliore di Gheddafi, quella del Libro verde, nella sezione in cui parla del ruolo della donna nella società. Penso sia appropriato, visto che Clinton – accusata di averlo ucciso e di aver fatto precipitare nel caos un’intera regione – potrebbe diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti.

Mentre leggete, ricordate che quando lui era vivo il libro era ovunque. C’erano citazioni sui cartelli stradali e sui muri. Lo insegnavano nelle scuole e nelle università. Molti avevano una laurea in studi sul Libro verde. Era la Bibbia e la costituzione della Libia.

Le donne secondo Gheddafi

“Le donne sono femmine e gli uomini sono maschi”.

“La donna conformemente a ciò – come dice il ginecologo – ha le sue regole, ovvero arrivata al mese è indisposta, mentre l’uomo per il fatto che è maschio non ha le regole e di abitudine non è mensilmente indisposto. La donna, per il fatto che è femmina, è naturalmente soggetta a una emorragia mensile. Quando la donna non ha le sue regole è gravida. E se è tale, per la natura stessa della gravidanza, è indisposta per circa un anno, ovvero è impedita in ogni attività naturale finché non partorisce. Quando poi partorisce o quand’anche abortisce, è colpita dai disturbi conseguenti a ogni parto o aborto. Invece l’uomo non diviene gravido e di conseguenza, per natura, non è colpito dai disturbi da cui è colta la donna per il fatto che è femmina”.

“Questi dati naturali creano differenze congenite, per le quali non è possibile che l’uomo e la donna siano eguali. Esse di per sé costituiscono la reale necessità dell’esistenza del maschio e della femmina, cioè dell’uomo e della donna. Ciascuno dei due nella vita ha un ruolo o una funzione diversa dall’altro”.

“È ingiustizia e crudeltà l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza della donna, privandola della sua femminilità. È anche ingiustizia e crudeltà addestrare la donna a un programma che, di conseguenza, la conduce allo svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura”.

“In ragione di tale diversa costituzione e delle leggi naturali, il maschio svolge il ruolo del forte e del rude non per costrizione, ma perché è stato creato così. Invece la femmina svolge il ruolo del delicato e del bello non per sua libera scelta, ma perché è stata creata così”.

“E questa è la situazione oggi vissuta dalle società quasi ovunque al mondo, come risultato della confusione fra il ruolo dell’uomo e quello della donna; vale a dire in seguito ai tentativi di ridurre la donna in uomo. In armonia con la natura costitutiva e i suoi scopi, l’uomo e la donna devono sempre eccellere nel loro ruolo”.

“È necessario che ciascuno dei due adempia al ruolo per il quale è stato creato, senza rinunciarvi; poiché il rinunciarvi, sia pure in parte, si verifica solo per circostanze di forza maggiore, ovvero in una situazione anomala. La donna che rifiuta la gravidanza e il matrimonio, oppure l’ornamento e la leggiadria per motivi di salute, rinuncia al suo ruolo naturale nella vita per la circostanza di forza maggiore della salute. La donna che rifiuta la gravidanza e il matrimonio oppure la maternità a causa del lavoro, rinuncia al suo ruolo naturale per una circostanza egualmente di forza maggiore. La donna che rifiuta la gravidanza, il matrimonio o la maternità senza alcuna causa concreta, rinuncia al suo ruolo naturale per una circostanza di forza maggiore dovuta alla deviazione ideale rispetto alla regola naturale costitutiva. Così non è possibile che la femmina o il maschio rinuncino a svolgere il loro ruolo nella vita, se non in circostanze innaturali, contrarie alla libertà e minatorie per la sopravvivenza”.

“Indurre la donna a svolgere il lavoro maschile è un’ingiusta aggressione contro la femminilità di cui è stata naturalmente dotata per uno scopo naturale necessario alla vita. Infatti il lavoro maschile cancella le belle fattezze della donna con cui la natura costitutiva ha voluto che appaia perché svolga un ruolo diverso da quello del lavoro confacente a chi non è femmina. È esattamente come i fiori, creati per attirare i grani del polline e per produrre le semenze: se li eliminassimo finirebbe il ciclo delle piante nella vita. E proprio l’abbellimento naturale della farfalla, degli uccelli e delle restanti femmine degli animali che serve a questo scopo vitale naturale. Se la donna svolge il lavoro maschile deve allora trasformarsi in uomo, rinunciando al suo ruolo e alla sua bellezza”.

“La conformazione fisica, per natura diversa fra l’uomo e la donna, implica che differiscono anche le funzioni degli organi, diversi nella femmina rispetto al maschio. Il che comporta a sua volta una differenza del loro intero modo di essere: differenza di temperamento, di psiche, di nervi e di aspetto fisico. La donna è tenera. La donna è bella. La donna ha il pianto facile. La donna ha paura e generalmente, in conseguenza della conformazione naturale, la donna è delicata, mentre l’uomo è rude”.

“Le società industriali in quest’epoca hanno adattato la donna al lavoro nei suoi aspetti più materiali rendendola come l’uomo, a scapito della sua femminilità e del suo ruolo naturale nella vita, relativamente alla bellezza, alla maternità e alla tranquillità. Ebbene esse sono società incivili, società materialistiche e barbare. È stolto e pericoloso per la civiltà umana imitarle”.

“La libertà è che ogni essere umano apprenda le cognizioni che gli si confanno, e che lo qualificano a un lavoro che gli si addice. Invece il dispotismo è che l’essere umano apprenda le cognizioni che non gli si confanno e lo conducono a un lavoro che non gli si addice”.

Ecco un assaggio della mentalità che ha plasmato la Libia per quattro decenni. Molte generazioni hanno subìto un lavaggio del cervello continuo che le ha indotte a credere in tutto questo. Se Hillary Clinton fosse davvero responsabile della morte di Gheddafi, questa sarebbe una forma molto poetica di giustizia.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)