Un particolare della copertina del libro George, di Alex Gino.

Le parole ci liberano da bugie e paure

Un particolare della copertina del libro George, di Alex Gino.
29 settembre 2015 12:46

Le parole danno forma al mondo. Lo sa benissimo Carlotta, l’altra protagonista di questa storia. Carlotta è un ragno, e nella sua ragnatela intesse parole da insegnare agli amici, spiegando loro quanto valgono e invitandoli a esplorare il mondo. Lo sa molto bene anche Alex Gino, che ha inventato le parole di questo libro. È il primo che scrive, e ci ha messo dodici anni. Leggendolo, si capisce il perché. Non c’è una parola di troppo, in George, niente che non andasse detto, e negli spazi vuoti si può lasciar correre la fantasia, scovare i mille dettagli che si nascondono fra le righe. È quello che ho fatto io, rimanendo più di una volta a bocca aperta.

Mi chiamo Matteo e faccio il traduttore. Sono la persona che ha tradotto dall’inglese la storia di George, affinché poteste leggerla anche voi. Le parole sono il mio mestiere, le uso come mattoncini Lego per raccontare storie inventate da altri
in lingue diverse. E George è un romanzo dove le parole, specie alcune, sono tutto.

Se usate nel modo giusto, le parole sanno sciogliere gli inganni e disinnescare le paure

George si sente una bambina. È così da sempre, e poco importa che tutti le diano del “lui”. O meglio, non tutti: l’autore del libro la chiama col suo vero nome, e quando parla di George le dà del “lei”. Credo che George ne sarebbe molto contenta. Con la “a”.

La sfida più grande, traducendo questo libro, è stata proprio rispettare la magia di parole come queste. Perché le parole di Alex Gino, l’avrete notato, sono magiche: ti portano dove vogliono loro, ti mostrano George da (almeno) due punti di vista diversissimi: quello di chi sa la verità (George e il narratore), e quello di chi vede George soltanto da fuori (tutti gli altri, almeno per un po’).

Inizialmente, di fronte a questa pioggia di “lei” che dovrebbero essere “lui”, di “o” che diventano “a”, rimaniamo tutti un po’ spiazzati, ma è una sensazione che dura poco: prima ancora di capire se davvero c’è qualcosa che non torna, abbiamo già smesso di rendercene conto. Quelle parole sono diventate normali, e questo perché normale è ciò di cui parlano. Quando infine George si presenta per la prima volta al mondo, poi, nulla potrebbe sembrare più naturale. E in fin dei conti, se ricordate, a un certo punto: “George si mise a ridere. Ogni tanto il suo corpo riusciva a ingannare perfino lei”.

Quand’ero piccolo, “transessuale” era una parola che si pronunciava a bassa voce

Le parole fanno anche questo: se usate nel modo giusto, e accompagnate da pensieri e azioni all’altezza, sanno sciogliere gli inganni e disinnescare le paure. E a questo proposito: un’altra cosa che avrete notato è che ultimamente delle persone come George si parla molto. Delle persone transessuali (perché nel mondo di George le cose vengono chiamate con il loro nome).

Quand’ero piccolo, “transessuale” era una parola che si pronunciava a bassa voce. Ora non più, o almeno siamo sulla buona strada per cambiare. È come se di colpo ci fossimo accorti che il mondo è pieno di George, e per questo George fosse diventata reale. La vediamo. Sappiamo cosa pensa e cosa prova. Ci affezioniamo a lei e facciamo il tifo perché tutti la capiscano. Com’è successo? Parlandone. Raccontando la sua storia. Usando le parole per illuminare quel che non si conosceva, vedere che in fondo non è poi così strano, e magari anche sentirlo più vicino.

Oltre alle parole, però, c’è un’altra cosa che dà forma alla realtà, ed è il modo in cui decidiamo di viverla. Questo libro racconta i primi passi di una bambina segreta disposta a vincere ogni paura pur di creare un mondo che le somigli, in cui sentirsi a suo agio e non doversi nascondere, e dove a decidere con che pronome o quali aggettivi farsi chiamare sia lei e nessun altro.

È l’augurio che faccio a tutti i lettori di George: quello di costruire un mondo che vi somigli, e di trovare le parole per farlo. Perché con questi Lego in bianco e nero si possono fabbricare un sacco di cose, ma una delle più incredibili è la libertà. Anche se dagli amici, mi dicono, preferisce farsi chiamare felicità.

Questo testo è la postfazione del libro per bambini George di Alex Gino, tradotto da Matteo Colombo. George è un bambino di dieci anni che si sente Melissa e decide di rivelarlo al mondo quando la maestra della scuola annuncia che la recita di quell’anno scolastico sarà La tela di Carlotta, la sua fiaba preferita.

George è pubblicato da Mondadori ed esce il 29 settembre in libreria.

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