07 maggio 2020 11:37

Il 4 maggio il Brasile ha perso il più grande paroliere della sua musica popolare. Si chiamava Aldir Blanc e aveva 73 anni. È morto a Rio de Janeiro, la sua città, a causa del covid-19, dopo alcune settimane di ricovero.

Fuori dai confini del Brasile il nome di Blanc non era noto come quelli di Chico Buarque e Caetano Veloso, artisti appartenenti alla sua stessa generazione, ma il peso che ha avuto nell’immaginario collettivo brasiliano è stato uguale se non maggiore a quello dei suoi colleghi.

Medico psichiatra di formazione, Blanc ha legato il suo nome principalmente a quello del compositore João Bosco: insieme hanno scritto decine di canzoni leggendarie. La più nota, senza dubbio grazie alla vibrante interpretazione che ne diede la cantante Elis Regina negli anni settanta, è forse O bêbado e a equilibrista, “l’ubriaco e la equilibrista”. Nata come un omaggio alla memoria di Charlie Chaplin nel giorno della sua morte, è in realtà una mascherata denuncia della dittatura militare (la speranza equilibrista sa che lo show di ogni artista deve continuare…) e ancora oggi, nell’epoca della presidenza di Jair Bolsonaro, viene cantata come inno di resistenza. Più che una canzone, è un simbolo che ha la capacità di adattarsi a ogni tempo.

Artigiano dietro le quinte
In questo senso, Blanc si è inserito nella tradizione più feconda della canzone brasiliana, quella dell’allegoria sotto le insegne carnevalesche (il travestimento e la sovversione delle regole), dell’ironia sottile, della cronaca di denuncia, a cominciare da Noel Rosa, sambista degli anni trenta, passando per Braguinha e Ary Barroso negli anni quaranta, fino ai suoi coetanei post bossanova come Gonzaguinha, Fernando Brant, Edu Lobo, Milton Nascimento, Lô Borges e ovviamente Chico Buarque, Caetano Veloso e Gilberto Gil.

Anche per la sua natura estremamente schiva, Aldir Blanc ha più di altri lavorato come un artigiano dietro le quinte. Basterebbe il sodalizio con João Bosco a costituire un fatto eccezionale: si pensi a canzoni come De frente pro crime, Mestre sala dos Mares, O rancho da goiabada, Bala com bala, Nação, tutte cronache, tra commedia e dramma, della vita di strada, del lavoro malpagato, del bar (il botequim), dell’ingiustizia sociale come spettacolo a cielo aperto.

Ma Aldir Blanc ha dato versi anche a una serie di compositori e compositrici che sono l’ossatura segreta dell’identità musicale di Rio de Janeiro: Guinga, Sueli Costa, Moacyr Luz e tanti altri.

Raramente come in questi giorni il Brasile si è commosso davanti alla scomparsa di un suo compositore che non fosse una celebrità del palco. Come si spiega? Forse perché, come ha scritto qualcuno, Blanc ha saputo raccontare con un segno fortissimo ciò che era nascosto, anche contro un certo diffuso spirito sciovinista del paese, e lo ha fatto attraverso un uso sapiente, quasi erudito della lingua rimanendo però estremamente popolare, e giocando con la storia stessa della canzone. Si pensi a Querelas do Brasil (Querele brasiliane, che scherza con la famosa Aquarela), su musica di Maurício Tapajós: “Il Brazil non conosce il Brasile, il Brazil non è mai stato in Brasile, dal Brasile S.O.S. al Brasile”.

Lontana Copacabana, lontana Ipanema, lontana un’idea di Brasile edonistico e soleggiato

Blanc è stato anche, per formazione culturale e sensibilità, un indagatore della sfera intima, dei rapporti amorosi, delle debolezze maschili in un paese dove il maschilismo è ancora il tratto culturale dominante. In tanti, salutandolo sui social network, hanno pubblicato l’interpretazione di Nana Caymmi di Resposta ao tempo (su musica di Cristovão Bastos): “E il tempo si rode invidiandomi, mi vigila cercando di imparare come si muore d’amore”.

Aldir Blanc è quello che scrisse Vida noturna (Vita notturna): “E in tasca ho quel nostro ritratto, che vale molto più di noi”.

Esponente di quella media borghesia urbana che ha dato al Brasile i suoi maggiori poeti – da Carlos Drummond de Andrade a Ferreira Gullar, da Chico a Caetano – Blanc ha guardato la realtà dalle strade dei quartieri piccolo borghesi per eccellenza di Rio, Vila Isabel e Tijuca, la periferia nord (la zona norte) che è, per usare un cliché, più un luogo dell’anima che qualcosa da ritrovare su una mappa. Lontana Copacabana, lontana Ipanema, lontana un’idea di Brasile edonistico e soleggiato. Blanc è stato il cantore del lato nascosto, dell’ombra, della sardonica malinconia: il poeta che disse, e oggi in molti ripetono, “il Brazil sta ammazzando il Brasile”.