16 marzo 2015 11:52

Le gocce che l’infermiera mi ha versato negli occhi mi hanno appannato la vista e affinato l’udito. L’inserviente era impegnato in una conversazione con la segretaria e un’altra donna. L’accento rivelava che era arrivato da poco dall’Etiopia. Per la precisione da quattro anni, come ha confermato durante la conversazione. Le due donne gli chiedevano del suo nuovo appartamento.

La sociologia politica più elementare mi ha fatto pensare che si fosse trasferito in un insediamento. Avevo ragione. Per la precisione si trattava di Maale Adumim, a est di Gerusalemme. L’uomo ha ricevuto una generosa sovvenzione dallo stato, ha contratto un mutuo e ha pagato il resto con i risparmi del suo lavoro. Maale Adumim ha circa 40mila abitanti e ottime strade, e la maggior parte degli israeliani non lo considera un insediamento ma parte integrante di Israele. Naturalmente la maggior parte degli israeliani non legge i miei articoli sui metodi adottati da Israele per sfrattare i beduini dalla zona e ampliare l’abitato, e neanche quelli sui vicini villaggi palestinesi di Abu Dis ed Ezariyeh che si stanno trasformando in una specie di Soweto in salsa mediorientale.

Insomma, questo israeliano d’origine etiope (uno dei gruppi di ebrei più discriminati in Israele), dipendente dal basso salario e che ovviamente non sa niente della partecipazione indiretta allo sfratto dei beduini, è stato generosamente aiutato dallo stato a trasferirsi in una delle più importanti colonie israeliane.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2015 a pagina 29 di Internazionale, con il titolo “L’appartamento dell’inserviente”. Compra questo numero | Abbonati