Test di ammissione all’università di Ramallah

18 luglio 2016 19:37

Gli aerei da guerra israeliani sono passati sopra le nostre teste più volte durante la mia visita nella regione di Nablus, l’11 luglio. Ma il rombo e la bassa quota degli aerei sono stati una sorpresa solo per me. Capita spesso, mi hanno spiegato nel villaggio di Asira ash Shamiliya, dove ho incontrato i familiari di Bilal Kayed, condannato a 14 anni di carcere per le attività svolte durante la seconda intifada e posto in detenzione amministrativa (cioè senza processo) quando ha finito di scontare la pena.

A proposito degli aerei, il fratello di Bilal mi ha detto sorridendo: “Festeggiano i risultati dei test di ammissione all’università”. Ho sentito lo stesso commento alcune ore dopo, durante un pranzo con degli amici. È una battuta che va spiegata: i risultati dei test d’ammissione sono stati annunciati la mattina dell’11 luglio, e spesso vengono festeggiati dai palestinesi sparando, una pessima abitudine che a volte provoca dei morti e sempre un po’ di paura. L’ordine delle autorità palestinesi di evitare di sparare non viene mai rispettato del tutto.

Quest’anno il ministero dell’istruzione ha deciso di non pubblicare più i risultati abbinandoli ai nomi degli studenti, dopo che per anni migliaia di studenti dai voti bassi sono stati umiliati. Durante il mio viaggio di ritorno a Ramallah, ho chiamato dei miei amici di Gaza e mi hanno detto che la figlia era molto triste. Ha ottenuto una media del 96,7, ma la facoltà di medicina di Gaza ammette solo chi prende almeno 98.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questa rubrica è stata pubblicata il 15 luglio 2016 a pagina 29 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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