13 aprile 2021 12:45

Avanti popolo! è il nuovo numero di Internazionale storia ed è sul Partito comunista italiano, raccontato attraverso commenti, reportage, analisi e cronache dalla stampa di tutto il mondo. Si può comprare in edicola, in libreria, su Amazon, Ibs, Feltrinelli, Hoepli e sul sito di Internazionale dal 14 aprile.

Un secolo dalla nascita del Partito comunista italiano e trent’anni dalla sua fine. In questo 2021 sono due le ricorrenze legate alla storia del comunismo italiano. La prima è il centenario del congresso di Livorno del gennaio 1921, che segnò la spaccatura del movimento socialista e la nascita del Partito comunista d’Italia. La seconda ha per oggetto un altro congresso, quello che trent’anni fa, a Rimini, sancì la fine dell’esperienza del Pci: l’anno era il 1991, lo stesso della dissoluzione dell’Unione Sovietica. In mezzo, sette decenni, il cuore del novecento. Il Pci li ha attraversati tutti. E se si osserva oggi la sua storia si ha l’impressione che nel partito di Togliatti e Berlinguer si siano in qualche modo specchiate le vicende del secolo breve, epoca di speranze e orrori, di progresso e barbarie infinita.

Il Pci è stato un importante strumento di liberazione e di emancipazione collettiva, artefice di un grande progetto di pedagogia civile e democratica. Una forza politica di uomini e donne che hanno dedicato la vita all’idea di migliorare la società in cui vivevano. Ma è anche stato il partito il cui segretario generale votò a favore della condanna a morte di Imre Nagy, il leader della rivoluzione ungherese del 1956, chiedendo però che l’esecuzione fosse rimandata a dopo il voto italiano del maggio 1958 per evitare che la vicenda influisse sulla campagna elettorale. O quello delle espulsioni dei dirigenti che avevano fatto la coraggiosa scelta dell’antistalinismo.

Forza rivoluzionaria e massimalista, eppure democratica e prudente nella strategia; coraggiosa nel rivendicare l’autonomia da Mosca, eppure reticente a tagliare radicalmente i ponti con l’esperienza sovietica. Un partito unico, che è stato protagonista della vita democratica italiana, la cui specificità è inevitabilmente intrecciata alle peculiarità della storia del paese, contraddistinta dal peso della chiesa cattolica, dalla presenza di un ampio e poverissimo proletariato rurale e da profonde differenze di sviluppo tra nord e sud.

Per illustrare un’esperienza così complessa abbiamo cercato di selezionare lo spettro più ampio possibile di fonti, punti di vista e linguaggi: dalle analisi dei grandi giornali anglosassoni – che osservano l’anomalia comunista italiana con un misto di stupore, ammirazione e paura – alla lingua di legno dei dispacci degli organi di partito d’oltrecortina; dalle disquisizioni ideologiche delle riviste teoriche ai vibranti commenti della stampa militante europea durante gli anni del fascismo. Il risultato non ha la pretesa di essere il racconto definitivo dell’epopea dei comunisti italiani, ma è un omaggio e allo stesso tempo una riflessione critica su un grande partito di massa che ha contribuito a scrivere la storia della repubblica.