20 luglio 2015 10:11

Me ne vado in giro per Tokyo osservando le persone come se fossero un paesaggio. La gente che lavora negli uffici, in Giappone, si veste di bianco, grigio e nero. Camicie bianche, abito e cravatta nera per gli uomini. Camicetta o maglia bianca e gonna o tailleur nero o grigio scuro per le donne. Se no, sono colori pallidi: celestini, rosa cipria, sabbia. È bianca e grigia o nera o, al massimo, blu scuro anche la maggior parte delle uniformi scolastiche delle studentesse (molti colletti alla marinara e le onnipresenti calzette nere). Per questo, a un primo sguardo, la folla che si muove per le strade o in metropolitana appare, anche sotto il profilo cromatico, ordinata e silenziosa.

Rubo qualche immagine per fissare le ricorrenze che mi sembrano più evidenti.

La prima cosa che noto è una quantità di righe orizzontali. Ovviamente bianche e nere.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

E, se non sono righe, sono quadretti.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

Il quartiere di Shibuya è noto per diversi motivi. C’è l’incrocio più affollato del mondo (alla sottoscritta, che nelle ore di punta spesso sgomita per piazza Cadorna a Milano, non sembra poi così affollato). C’è la statua del cane Hachikō che nel primo dopoguerra ha commosso l’intero paese aspettando ogni giorno, per dieci anni, l’impossibile ritorno del suo padrone davanti alla stazione. E, per strada, c’è da divertirsi: l’omogeneità della folla si frantuma ed è facile incrociare ragazze vestite secondo stili davvero peculiari.

Per coglierne alcuni basta guardarsi intorno, anche senza entrare nel dettaglio delle 20 sottoculture giapponesi che si esprimono attraverso altrettanti codici di abbigliamento.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

Lo stile Lolita è il più noto. Si è diffuso alla fine anni degli ottanta. Ormai ne esistono mille varianti: sweet,country,classic,princess,gothic (la versione tutta in nero), shiro (la versione tutta in bianco). È una festa di pizzi, trine, ombrellini, fiocchi, cestini, tacchetti, fragole e fiorellini, dettagli vittoriani o rococò o fiabeschi. Le ragazze abbigliate in questa maniera sembrano bambolone di porcellana e camminano proprio come se fossero fragili: solenni e composte come piccole regine. Se ne vedono tante. Sono quasi sempre da sole. Se due di loro si incrociano, non si degnano di uno sguardo. Nel caso vi fosse venuta voglia di dare un’occhiata al guardaroba di una ragazza che segue lo stile Lolita, cliccate qui.

Ma una dose di vezzosità si trova anche in molte ragazze abbigliate in modo più regolare: non ho mai visto tante gonne di tulle, chiffon e pizzo tutte assieme.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

Avete notato le due gonne gialle di tulle nella sequenza qui sopra? E, ancora prima, le due ragazze che passeggiano insieme indossando il medesimo abito a quadretti? Rappresentano un’altra tendenza assai curiosa, e recentissima: vestirsi come gemelle, qualsiasi sia lo stile scelto. La tendenza si chiama futago koude. In rete se ne trovano poche tracce, tutte risalenti alla fine del 2014, e pochissime foto, sempre le stesse. Quindi sono abbastanza felice delle nuove immagini che riesco a mostrarvi.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

Trovate due ulteriori gemelline anche nella prossima sequenza, dedicata alle scarpe. Anzi, alle suole delle scarpe. E vabbè, tacchi quindici, zeppe e plateau vertiginosi ormai si trovano dappertutto, ma non è così frequente vederli indossati di giorno, da ragazzine così giovani, e interpretati in chiave pop.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)

Ma, posso dirlo?, la scoperta più incantevole riguarda l’eleganza delle tante signore di maggiore età, o decisamente anziane (molte perfettamente truccate) che si concedono cappellini e sofisticate fantasie, accessori ricercati e impeccabili accostamenti cromatici. Che mantengono una classe perfetta anche in metropolitana e perfino mentre con deliziosa disinvoltura (seconda foto da destra) si tolgono una scarpa per dare aria ai piedi. Meravigliose, davvero, tutte quante.

Tokyo, luglio 2015. (Annamaria Testa)