Si può imparare a ricordare meglio?

12 giugno 2017 13:03

La memoria è una facoltà che si esprime in molti modi. Conserva tutte le informazioni che possediamo, dai ricordi d’infanzia al significato delle parole, al pin del bancomat. Senza memoria non sapremmo come guidare un’automobile o come fare un’addizione. Non potremmo dire né in che anno è stata scoperta l’America (sì, nel 1492, il 12 ottobre), né in che anno siamo nati noi.

È la memoria che ci aiuta a riconoscere cibi, odori, luoghi e persone. È la memoria a permetterci di seguire lo sviluppo di un discorso o di un film, ricordando quanto è stato detto o è accaduto in precedenza, e aggiornando il ricordo man mano che il film o il discorso procedono.

Imparare vuol dire comprendere un’informazione e ricordarla. La memoria è connessa con il sonno, l’attenzione, la motivazione. E, anche se non sempre ce ne rendiamo conto, è il nostro personale, prezioso repertorio di attrezzi per inventare e per creare.

Le emozioni aiutano
Ricordare non è solo e sempre un processo automatico: ricordiamo il nostro primo bacio anche senza aver deciso di farlo, perché quel momento è caricato di intense connotazioni emotive che aiutano a fissare il ricordo. Ma memorizzare o meno una data, una formula chimica, i nomi delle capitali del mondo e qualsiasi informazione complessa è un fatto volontario.

Chi sta studiando deve decidere di ricordare quanto studia. I metodi per imparare a memoria si chiamano mnemotecniche. Alcune risalgono all’antichità, ed erano usate dagli oratori greci e romandi per mandare a memoria lunghi discorsi.

C’è, per esempio la tecnica dei loci, che consiste nel disporre mentalmente gli elementi da ricordare in uno spazio (una stanza, un palazzo) che può essere ripercorso. Ma molte mnemotecniche sono astruse e necessitano di una preparazione preliminare.

La buona notizia è che si può imparare a ricordare meglio e con minor fatica. Le Monde chiede qualche suggerimento a Sébastien Martinez, ingegnere minerario e campione francese di memoria. Le indicazioni di Martinez sono semplici (anche un ragazzino può seguirle) e proprio per questo meritano di essere raccontate per esteso.

Mentre si lavora, bisogna eliminare ogni fonte di distrazione, telefono cellulare compreso. Il multitasking è un disastro

Memorizzare sembra noioso e faticoso. Martinez dice che il processo funziona molto meglio se gli si aggiunge un po’ di divertimento e di fantasia. La memorizzazione si sviluppa in quattro tappe: essere capaci di motivare se stessi, comprendere l’informazione, interiorizzarla e, infine, ancorarla per non dimenticarla più.

Martinez spiega che per motivarsi e mantenersi motivati, non bisogna eccedere nello sforzo: è l’errore che molti studenti fanno. Non conviene interrompersi quando non se ne può più, ma prima, mentre tutto sta andando bene: meglio una pausa di cinque minuti ogni venticinque minuti che una pausa ogni due ore. Ma, mentre si lavora, bisogna eliminare ogni fonte di distrazione, telefono cellulare compreso. Il multitasking è un disastro: per ricordare è necessario che l’attenzione sia focalizzata.

Gli schemi e le mappe mentali aiutano molto più che una lista a punti: organizzano le informazioni in una sintesi visiva all’interno della quale ci si può muovere mentalmente per recuperare i singoli dati.

Per memorizzare bene bisogna anche creare associazioni d’idee: legami che diano un senso (e non necessariamente un senso “logico”) alle informazioni. Per esempio, Martinez suggerisce che, per memorizzare il nome della capitale del Mali, si può pensare al pugile Mohammed Alì (M…Ali) e… Bam!…KO (Bamako).

Il cervello lavora più efficacemente, sta più attento e memorizza con più facilità quando le associazioni sono buffe, strane o divertenti. Se un paio d’ore dopo aver letto questo articolo vi ricordate come si chiama la capitale del Mali, vuol dire che il metodo funziona anche per voi.

Martinez sottolinea che per non dimenticare le informazioni bisogna ancorarle. Il concetto di ancoraggio è diffuso in psicologia, e viene solitamente riferito a una specifica e curiosa fallacia cognitiva (cioè, a un errore di giudizio).

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In un citatissimo articolo del 1974, Tversky e Kahneman spiegano che le nostre valutazioni numeriche possono essere influenzate dall’essere stati esposti nell’immediata precedenza a un numero del tutto casuale, al quale la stima viene arbitrariamente “ancorata”: se il numero è piccolo la stima risulta mediamente minore, se è grande la stima è maggiore.

Ma l’idea che Martinez ha di “ancoraggio” è differente: si tratta di incidere l’informazione nella memoria, ripetendola per fissarla bene. E qui c’è un punto interessante. L’errore classico degli studenti, dice Martinez, è rileggere per ricordare. È stato dimostrato che si tratta di una perdita di tempo: gli studi in materia dicono che non c’è differenza di prestazione tra gli studenti che rileggono e quelli che non lo fanno.

Ridurre lo stress
La tecnica più efficace, invece è scrivere al volo quello che già ci si ricorda di una nozione e di un passaggio, lasciar fluire le idee e ristrutturarle. Solo a questo punto si può rileggere, focalizzandosi su quanto era stato dimenticato e colmando le lacune in modo attivo.

Fare sistematicamente questa operazione permette di non precipitare, poi, nel “buco nero della memoria”, tanto temuto da chi sta per dare un esame. Ma bisogna anche dire che la capacità di memorizzare va allenata nel tempo: dai, non si possono correre 42 chilometri di maratona se ci si allena facendo solo due chilometri al giorno! E anche con la memoria funziona così.

Per permettere alla memoria di funzionare al meglio, conclude Martinez, bisogna gestire le emozioni e ridurre lo stress (le tecniche di respirazione controllata possono aiutare), e conviene muoversi facendo un po’ di sport e alimentarsi bene: niente zuccheri raffinati e niente sostegni chimici.

E poi bisogna dormire da sette a nove ore per notte. Nel sonno, il cervello ristruttura i ricordi connettendo memorie vecchie e nuove, e li sistematizza. Un’operazione indispensabile non solo per gestire la quantità di nuove cose imparate durante il giorno, ma anche per contestualizzare il ricordo di tutto quanto ci accade, mentre siamo così affaccendati a vivere da dimenticarci di avere una memoria di noi stessi e del nostro passato.

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