29 gennaio 2015 13:12

Dove sono finiti i fondatori del Pd? Oggi uno su tre è fuori del partito del premier e segretario Matteo Renzi. Sergio Cofferati è solo l’ultimo a esserne uscito. L’europarlamentare, ex segretario della Cgil ed ex sindaco di Bologna, ha annunciato l’uscita dal Pd dopo aver denunciato brogli alle primarie per le elezioni regionali in Liguria: “Sono uno dei 45 fondatori del Pd. Ma esco ugualmente”, ha dichiarato il 17 gennaio.

Chi erano gli altri 44? Che fine hanno fatto? Il riferimento è al Comitato 14 ottobre, un organismo nominato il 23 maggio 2007 e composto da politici ed esponenti della società civile nominati dai vertici dei due partiti che stavano per fondersi nel Pd, i Ds e la Margherita.

Il 14 ottobre era il giorno stabilito per le primarie che avrebbero eletto l’assemblea costituente e il primo segretario, Walter Veltroni. C’era anche Giuliano Amato, oggi candidato al Quirinale sostenuto da Berlusconi ma non dal Pd, il partito che sette anni fa aveva contribuito a far nascere.

Le defezioni tra i padri fondatori sono cominciate presto: in poco più di sette anni 15 dei 45 membri del comitato si sono allontanati dal Pd. Alcuni hanno lasciato il partito, altri la politica.

  • Lamberto Dini, ex ministro del primo governo Berlusconi ed ex premier, esce dal comitato costitutivo del Pd il 18 settembre del 2007, ancor prima della nascita del partito. Nel 2008 è tra i fondatori del Pdl.
  • Ottaviano del Turco, ex governatore dell’Abruzzo, si sospende dal partito nel luglio 2008, tre giorni dopo il suo arresto per associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione.
  • Francesco Rutelli, allora vicepremier e presidente della Margherita, esce dal Pd nel 2009 per fondare un nuovo soggetto politico: l’Alleanza per l’Italia (Api).
  • Linda Lanzillotta, vicina a Rutelli, esce anche lei nel 2009 per entrare nell’Api. Oggi è vicepresidente del senato per Scelta Civica.
  • Vilma Mazzocco, ex presidente della rete di cooperative Federsolidarietà, segue Rutelli nell’Api e diventa assessora in Basilicata, nel maggio 2013 è nominata portavoce del partito di Bruno Tabacci, Centro Democratico.
  • Luciana Sbarbati, ex deputata ed europarlamentare, abbandona nel 2010 per tornare al movimento da cui proveniva: i Repubblicani europei.
  • Agazio Loiero, l’ex governatore della Calabria nel 2011 passa al Movimento per le autonomie, ne esce nel 2013 per fondare un suo partito: Autonomia e diritti.
  • Marco Follini, ex segretario dell’Udc e vicepremier del governo Berlusconi, esce dal partito nel giugno 2013 e abbandona la politica attiva. Oggi è presidente dell’associazione produttori televisivi.
  • Letizia De Torre, deputata dal 2006 al 2013, dichiara di non fare più politica attiva e di non aver rinnovato la tessera da quando ricopre l’incarico di coordinatrice del Movement of politics and policy for unity, organizzazione del movimento cattolico dell’Opus Mariae, i cosiddetti focolarini.
  • Mario Barbi, deputato dal 2006 al 2013, molto vicino a Prodi, esce dal Pd due mesi dopo le ultime elezioni e non rinnova la tessera. Nel 2012 aveva sostenuto Renzi, ma non ha votato alle ultime primarie che lo hanno eletto segretario: “Mi ha deluso per la sua disinvoltura”, dice Barbi.
  • Giuliano Amato, l’ex premier ha annunciato l’addio alla politica nel giugno 2008. Nel settembre 2013 è nominato giudice della corte costituzionale.
  • Romano Prodi, ex presidente della commissione e primo presidente dell’assemblea del Pd, nel 2013 non ha rinnovato la tessera.

Nel comitato c’erano poi i rappresentanti della cosiddetta società civile. Anche tra loro le prese di distanza cominciano subito.

  • Il fondatore di Slow Food Carlo Petrini non ha mai avuto la tessera del Pd e non ha mai partecipato alle attività del partito.
  • L’economista Marcello De Cecco, chiamato direttamente da Prodi, in seguito non si è mai iscritto né è mai stato attivo nel partito.
  • Paola Caporossi non aveva mai fatto politica, anche lei fu chiamata direttamente da Romano Prodi, “perché serviva una donna della società civile”, racconta lei. Nel 2009 ha scritto La comparsa: perché il Partito democratico non è mai nato, un libro sulla sua esperienza nel comitato dei 45. Oggi è direttrice di Fondazione etica e non rinnova più la tessera dal 2011.

Alla sua nascita, il Comitato 14 ottobre fu criticato per l’età media dei componenti: “Vecchi saggi”, li definivano i critici. Eppure tra i navigati politici chiamati da Ds e Margherita a patrocinare la nascita del nuovo partito mancava un illustre vecchio saggio: Giorgio Napolitano. Non poteva esserci, era stato eletto presidente della repubblica l’anno prima. E del resto Napolitano non è neanche mai entrato nel Pd. Anche se, da semplice senatore a vita, partecipava in maniera attiva alla vita politica dei Democratici di sinistra.

Ancora l’8 febbraio 2006, pochi mesi prima di essere eletto presidente della repubblica, scriveva su Le ragioni del socialismo un articolo molto critico sulla prospettiva della nascita del nuovo partito. Si concludeva così: “Se si tendesse con superficialità, sulla base di approcci frettolosi e in qualche modo strumentali, a un nuovo sbocco politico e organizzativo chiamato ‘partito democratico’, si rischierebbe di dissolvere più che di costruire”. Probabilmente, nove anni dopo, un terzo dei fondatori di quel partito sarebbe d’accordo con lui.