L’Eurogruppo si riunisce sabato, quattro giorni per salvare Atene

I margini di tempo per salvare la Grecia dalla bancarotta si accorciano ogni ora di più. L’Eurogruppo dovrà cercare di firmare un accordo sabato, domenica le riforme concordate dovranno essere approvate dal parlamento di Atene e lunedì dovrà votarle i parlamento tedesco. Martedì, 30 giugno, è il giorno della verità: Atene deve pagare quasi 1,6 miliardi al Fondo monetario internazionale e senza il prestito di Bruxelles non può riuscirci

La quadratura del cerchio greco 

25 giugno 2015 10:02

Mercoledì sera, a Bruxelles, le facce erano tese e pensierose. Negli uffici della Commissione nessuno sapeva niente, nessuno voleva dire niente e nessuno capiva niente. L’unica, triste certezza era che il consiglio la cui apertura è in programma giovedì pomeriggio partirà col piede sbagliato.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Il problema è che, smentendo le attese, le nuove proposte presentate domenica da Atene non hanno partorito un compromesso. Ufficialmente i pomi della discordia sono l’Iva, la tassa sulle società, l’età pensionabile e l’ammontare delle pensioni, in altre parole i mezzi per ridurre le spese della Grecia e aumentare le sue entrate.

Al centro del dibattito ci sono la credibilità del tesoro greco e la sua capacità di rimborsare i creditori. Per il tenore di vita dei greci e per i creditori tutto questo è importante, ma non è il punto fondamentale. Il vero motivo dello stallo della trattativa è che la Grecia non vuole firmare niente prima di aver ricevuto garanzie sulla ristrutturazione di un debito che (lo sanno tutti) non è in grado di ripagare.

Atene sa che non otterrà la cancellazione del debito, ma vorrebbe che fosse chiaro (o almeno chiaramente sottinteso) che le verrà concessa una riduzione dei tassi d’interesse o un rinvio delle scadenze dei pagamenti, o una combinazione tra le due cose. È per questo che il governo greco continua a prolungare il negoziato spaventando il mondo intero.

Atene vuole garanzie

La situazione è tanto più paradossale se consideriamo che la Grecia otterrà inevitabilmente quello che chiede, ma molti paesi (con la notevole eccezione della Francia) non vogliono pronunciarsi prima della chiusura di un accordo sul bilancio, mentre i greci hanno bisogno di garanzie su una ristrutturazione per far accettare ai loro elettori le concessioni che sono costretti a fare.

Questo stallo potrebbe scatenare uno scontro frontale, oppure (eventualità molto più probabile) potrebbe sbloccarsi con un accordo nel pomeriggio di giovedì, poco prima dell’inizio del vertice europeo. La vicenda greca, in ogni caso, potrebbe stravolgere l’ordine del giorno del consiglio.

Ancora non sappiamo come andrà a finire, ma è sicuro che i protagonisti del vertice arriveranno all’appuntamento sfiniti dalla ricerca della quadratura del cerchio greco. Anche se il compromesso tanto atteso sarà già stato firmato, i dibattiti sulle esigenze britanniche, i profughi e l’affermazione dell’eurozona come unione politica all’interno dell’Unione europea ne risentiranno profondamente. Appuntamento a venerdì mattina per il prossimo episodio.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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