Yanis Varoufakis accusa i creditori di fare terrorismo contro la Grecia

Domenica 5 luglio si voterà per il referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. I sostenitori del no sono scesi in piazza ad Atene il 3 luglio e ci sono stati attimi di tensione con la polizia

Atene con il fiato sospeso

02 luglio 2015 08:50

È andata male. Nonostante l’ottimismo di martedì sera non ci sarà alcun compromesso sulla Grecia, o comunque non prima del referendum di domenica prossima. Ma come siamo arrivati a questo fallimento? E quali saranno le sue conseguenze?

Mercoledì mattina la situazione era ancora sotto controllo. Come stabilito alla vigilia durante una videoconferenza dell’eurogruppo (l’insieme dei ministri delle finanze dell’eurozona), il primo ministro greco aveva accettato per iscritto le ultime proposte dei suoi partner europei apportando soltanto alcune modifiche minori.

Al termine del pomeriggio era in programma un’altra riunione dell’eurogruppo per stabilire a grandi linee il nuovo piano di aiuti per la Grecia. Tutto come previsto e come avevamo anticipato mercoledì, ma improvvisamente Alexis Tsipras ha dichiarato in televisione che il referendum è confermato, chiedendo ai greci di votare no.

In sostanza Tsipras ha chiesto al suo paese di rifiutare domenica prossima le stesse proposte che aveva appena accettato. Sembra una follia, ma la ragione di questa inversione di rotta è in realtà molto semplice. Prima di tenere il suo discorso televisivo Tsipras ha chiamato Angela Merkel, che gli ha spiegato di non poter fare nulla prima del referendum. La cancelliera ha infranto ogni speranza di compromesso perché il suo partito non la segue più, perché non ha gradito la fretta delle ultime ore e soprattutto perché non si fida più della maggioranza greca.

Tsipras ha incassato il colpo. Nonostante l’ultimo tentativo di François Hollande di convincerlo a chiedere ai suoi elettori di votare sì in caso di un compromesso dell’ultimo minuto, il primo ministro greco si è sentito incastrato e ha chiuso tutte le porte con il suo discorso televisivo.

Ma cosa accadrà dopo il voto di domenica? Se vincerà il sì, a prescindere da quale sarà il governo greco, verrà firmato un compromesso e si chiuderà questa parentesi rimasta aperta troppo a lungo. Uno scenario di questo tipo è ancora possibile, perché il “sì” è in rimonta nei sondaggi. Tuttavia in questo momento il no resta nettamente in testa, e le conseguenze di questa scelta saranno enormi.

In caso di vittoria del no non ci sarà più alcuna possibilità di trovare un compromesso, perché le destre d’Europa non lo accetteranno a meno di imporre condizioni durissime alla Grecia.

Privata di ogni sostegno, la Grecia sprofonderà in un marasma indescrivibile che colpirà anche molti paesi vicini. I tassi d’interesse per gli stati più fragili dell’eurozona aumenteranno rapidamente, e la solidarietà europea sarà messa a dura prova. I paesi più ricchi saranno riluttanti a sostenere i più poveri, e lo faranno soltanto in cambio di nuove misure d’austerità.

L’Unione rischia di trasformarsi nel teatro di uno scontro politico violentissimo. Considerando l’attuale fragilità del progetto europeo, questo scenario non promette niente di buono.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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