02 settembre 2015 09:33

Perché proprio la Germania? Come mai la Germania è praticamente l’unico paese d’Europa dove l’afflusso di rifugiati non scatena il panico, dove la più alta autorità dello stato, la cancelliera Angela Merkel, ha fatto appello all’umana pietà e alla solidarietà europea nella gestione di questa crisi e dove tre grandi giornali – tra cui la Bild, potente quotidiano conservatore e popolare – invitano costantemente alla compassione?

Secondo i più cinici il motivo è semplice: la Germania non fa abbastanza bambini e tra vent’anni dovrà affrontare un grave deficit demografico quando la sua economia avrà un gran bisogno di lavoratori. Ma se questo aspetto ha il suo peso nel mondo dell’impresa e della politica, di sicuro non influenza l’opinione pubblica, e tra l’altro la Germania non è certo l’unico paese europeo ad avere una natalità troppo bassa. Quindi la giustificazione demografica non regge. La verità è che l’eccezione tedesca nasce dal fatto che la Germania è un paese talmente forte e pragmatico da non essere influenzato dalla paura e dalla nuova estrema destra che sta minando tanti paesi dell’Unione, Francia in testa.

La Germania è sicura di sé, ed è questo che consente ad Angela Merkel di salvare l’onore dell’Europa

In Germania non ci sono catastrofisti che annunciano ogni giorno la rovina imminente e non ci sono demagoghi che parlano continuamente di un presunto tradimento da parte delle élite intellettuali e politiche. La Germania è sicura di sé, ed è questo che consente a Merkel di salvare l’onore dell’Europa. La cancelliera, pur ammettendo che il compito è arduo, sottolinea che un’Unione composta da 500 milioni di persone e che costituisce la seconda economia del mondo deve essere in grado di affrontare questo problema anziché girarsi dall’altra parte e alzare muri di filo spinato contro persone che fuggono dalla morte, stravolte, disperate e trattate come appestati.

Questo non significa che l’Europa deve aprire le sue frontiere a tutti. Al contrario, bisogna distinguere tra quelli che fuggono dalla povertà e quelli che rischiano la morte nel loro paese. L’Europa deve rafforzare le sue frontiere comuni, stabilire criteri condivisi e dotarsi degli strumenti necessari per fare questa cernita, crudele ma inevitabile. In poche parole deve smettere di avere paura e dimostrarsi all’altezza dei suoi princìpi.

Ma poi di cosa abbiamo paura? Di essere invasi da potenziali terroristi, quando in realtà sono proprio i migranti a fuggire dal terrore? Di un aumento della disoccupazione, quando in realtà ci sono milioni di lavori poco retribuiti che gli europei non vogliono fare mentre gli immigrati sarebbero felici di accettare, pagando tasse e contributi, e rilanciando le nostre economie? Forse abbiamo dimenticato la carità, ma dovremmo quantomeno essere consapevoli dei nostri interessi. Soprattutto dobbiamo smettere di pensare che l’islam è un pericolo in sé e capire che gli immigrati che sognano l’Europa e provengono dalle classi medie sono nostri alleati contro i jihadisti del gruppo Stato islamico e contro quei potentati sanguinari che li perseguitano proprio perché credono nei nostri valori.