Militanti nella casa del leader houthi Yahya Aiydh, dopo essere stata colpita da un bombardamento della coalizione saudita a Sanaa, nello Yemen, l’8 settembre 2015. (Khaled Abdullah, Reuters/Contrasto)

Iran e Arabia Saudita si affrontano in una guerra regionale

Militanti nella casa del leader houthi Yahya Aiydh, dopo essere stata colpita da un bombardamento della coalizione saudita a Sanaa, nello Yemen, l’8 settembre 2015. (Khaled Abdullah, Reuters/Contrasto)
21 ottobre 2015 09:20

Anche se ci sono conflitti, rivalità e ostilità, di solito i paesi evitano di sputarsi in faccia pubblicamente. Non è una questione d’ipocrisia, ma di mantenere la possibilità di riavvicinarsi. Questa regola generale, però, non è sempre rispettata, come dimostrano le parole pronunciate lunedì dal ministro degli esteri iraniano per commentare le dichiarazioni rilasciate il giorno prima dal capo della diplomazia saudita.

Il ministro iraniano ha infatti parlato di “parole abiette, arroganti e antidiplomatiche” rispondendo al collega saudita che aveva accusato l’Iran di immischiarsi negli affari del Libano, della Siria, dell’Iraq e dello Yemen, promettendo che l’Arabia Saudita “reagirà alle azioni iraniane con tutta la sua potenza politica economica e militare” e sottolineando che “difficilmente” l’Iran potrà ricoprire un ruolo nella crisi siriana fino a quando continuerà a comportarsi come sta facendo.

Sono dichiarazioni tipiche di paesi in guerra, e in effetti tra Iran e Arabia Saudita il conflitto è palese.

Lo scontro è stato accelerato dall’intervento statunitense in Iraq

Capofila del mondo sciita, l’Iran è in guerra con l’Arabia Saudita, capofila del mondo sunnita. I due paesi sono in guerra nello Yemen, dove i sauditi guidano una coalizione arabo-sunnita che si oppone con estrema violenza ai ribelli sciiti, gli houthi sostenuti dall’Iran. Sono in guerra in Bahrein, dove le monarchie sunnite sono intervenute per aiutare un’altra monarchia sunnita contestata da una popolazione a maggioranza sciita e difesa da Teheran.

Sono in guerra, soprattutto, in Siria, dove l’Iran sostiene militarmente e finanziariamente un regime appartenente al ramo aluita dello sciismo contro l’insurrezione di una popolazione al 60 per cento sunnita.

È una guerra di religione, simile a quelle tra cattolici e protestanti della vecchia Europa, una guerra che nasconde a malapena uno scontro per il predominio territoriale tra potenze rivali.

La Persia, oggi Iran, non ha mai perdonato all’Arabia, oggi Saudita, di aver distrutto il suo impero agli albori dell’islam e, dopo la rivoluzione, l’Iran sciita è riuscito ad aprirsi un varco nelle terre sunnite alleandosi al regime siriano e controllando il Libano, dove ha creato Hezbollah, la potente organizzazione politico-militare degli sciiti libanesi.

Tra Arabia Saudita e Iran è in corso uno scontro all’ultimo sangue, una guerra che è stata accelerata dall’intervento degli americani in Iraq e dalle rivoluzioni arabe che nel 2011 hanno rovesciato o indebolito i regimi della regione.

È per questo che il conflitto siriano non è una guerra civile ma una guerra regionale. È per questo che dopo il suo intervento in Siria, la Russia è considerata un nemico dai paesi sunniti. È per questo che gli Stati Uniti si mostrano estremamente prudenti ed è per questo che Riyadh e Teheran si scambiano pubblicante raffiche di insulti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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